Un’ondata di neo nazionalismo attraversa il mondo intero, forse fomentata dalle paure connesse all’impetuoso incalzare di una modernità, che tende a rompere tutti i vecchi equilibri. Incombe un potere straripante della finanza mondiale insieme a quello altrettanto invasivo dei Social e di chi li manovra, mentre è in atto la forte pressione di un’ondata migratoria senza precedenti, sospinta non solo dalle guerre e dalla fame, ma anche dal legittimo desiderio di migliorare condizioni di vita, spesso disumane. Di fronte al rischio che tutto questo sovverta equilibri consolidati, privilegi o aspettative a lungo coltivate, lo sgomento diffuso spinge a rifugiarsi in atteggiamenti difensivi per paura di affrontare il mare aperto. La ricerca di una dimensione in cui sia più facile difendersi, insieme al superamento del conflitto ideologico tra Blocco sovietico e Mondo occidentale, ha fatto emergere un dilagante sovranismo nazionalista, solitamente connesso alla ricerca di leadership forti.
L’Unione Europea è il primo imputato nel processo di rigetto di quello che è apparso come il mondo di ieri, mentre essa invece appariva indispensabile fino a quando costituiva il baluardo tra il Mondo libero e la cortina di ferro.
L’idea di Europa è nata in Italia, forse come tentativo di recuperare la grande tradizione di Roma. Il manifesto di Ventotene, non senza l’ideale influenza del pensiero mazziniano, tracciò le basi, e, dopo, i trattati di Roma tennero a battesimo il vero e proprio avvio del complesso processo unitario. Insieme a Martino e De Gasperi, ne furono convinti sostenitori Schuman e Spaak. La Germania divisa in due, con la ferita al cuore del muro di Berlino e l’isolamento di quella città, salvata dalla generosità americana e dal ponte aereo, che rappresentò la orgogliosa risposta del mondo libero, interpretò simbolicamente il sentimento del sogno dell’unità Continentale minacciata dal blocco sovietico. Furono evidenti le ragioni di una Unione che doveva innanzi tutto fronteggiare la minaccia della guerra fredda e che di fatto rappresentava la prima linea di difesa della civiltà occidentale. Crollato il muro e travolti i regimi comunisti, dopo la grande vittoria politica della riunificazione tedesca, si precipitò in una troppo rapida ammissione nell’Unione delle Repubbliche orientali, che si erano da poco sciolte dal legame di sottomissione all’URSS. Forse il desiderio di fare un secondo favore alla Germania che aveva bisogno di ulteriore espansione nei nuovi, promettenti mercati, finì col determinare inevitabilmente un arresto di quel processo virtuoso, che doveva portare verso gli Stati Uniti d’Europa.
Paesi come la Polonia o l’Ungheria, frettolosamente entrati nell’UE e che ne hanno ricevuto vantaggi eccessivi, si fanno paladini del nuovo nazionalismo. La Gran Bretagna, che ha sempre interpretato l’Europa non come la nuova grande patria, ma come una comunità di libero scambio, in cui Londra poteva esercitare il primato della finanza e del trading, vuole uscirne. La Francia, dopo Schuman, ha sempre svolto un ruolo di freno, sin da quando decise di affondare la CED, che avrebbe dovuto unificare le strutture di difesa, assicurando all’Europa un ruolo di vera potenza mondiale. Inoltre ha trovato in De Gaulle il sostenitore della teoria dell’Europa delle patrie in contrapposizione all’Europa dei popoli, di ispirazione federalista. Tuttavia è sempre riuscita ad assicurarsi, grazie al patto Franco tedesco, una egemonia e grandi privilegi, principalmente nel campo della politica agricola. Oggi, paradossalmente Macron, costruito in laboratorio dalla potente ENA e sostenuto da grandi oligarchie economiche e finanziarie, velleitariamente, cerca di proporsi come il paladino dell’europeismo, rivelando il solito riflesso napoleonico dei francesi, uguale ma di segno opposto a quello del generale De Gaulle, approfittando anche dell’appannamento del ruolo della Merkel, condizionata da una maggioranza parlamentare eurotiepida.
La scelta della moneta unica, di per se corretta, conteneva il vulnus che non tutte le nazioni appartenenti all’UE vi avevano aderito e che, principalmente, non era stata prevista la necessaria convergenza fiscale, lasciando che gli Stati europei, su quel terreno, si facessero una concorrenza spietata, tanto che un Paese, come l’Italia, con una pressione tributaria elevatissima, ha dovuto registrare l’emigrazione di molte importanti imprese in Gran Bretagna od in Olanda e di moltissimi pensionati in Portogallo, con una perdita notevolissima di gettito.
Il rilancio dell’Unione è una necessità se tutti i Paesi del continente non vogliono precipitare nella marginalità, resa imminente dalla rinuncia degli USA a proseguire nel ruolo di capofila del mondo occidentale, che hanno assicurato per quasi un secolo. Si parla molto, anche se vi sono forti contrasti, di creare un fondo monetario ed interbancario unico e di un ministro europeo delle Finanze, ma è più urgente un rapido processo di convergenza fiscale, di semplificazione e sburocratizzazione delle procedure per accedere ai fondi europei, di una politica di sicurezza interna e dei confini comuni, anche per regolare unitariamente i flussi migratori, di uno spazio giuridico e giudiziario europeo, oltre alla costituzione di un unico esercito continentale, resa urgente dal preannunciato disimpegno americano. Questi obiettivi impongono preliminarmente la elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Commissione, che deve guidare un vero e proprio Governo e la concessione al Parlamento Europeo di poteri analoghi a quelli del Consiglio. Se i Paesi europei, con l’Italia di nuovo protagonista, non saranno capaci di realizzare in tempi rapidissimi tutto questo, non soltanto il progetto di Unione finirà col naufragare, ma tutta l’Europa sarà condannata ad una irreversibile marginalità.

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1 COMMENTO

  1. Caro Presidente De Luca, la tua lapalissiana disamina non mi dà neanche la possibilità di modificare qualcosa, se non, con molto rincrescimento per un europeista viscerale come me, il manifestare pessimismo accresciuto da molti segni premonitori che non sia solo marginalità, ma anche sangue che gli europei debbano dover versare per le vicende poco liete che dovranno affrontare, a causa della superficialità e degli egoismi nazionali in cui sono avvolti..

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