La risposta alla domanda posta nel titolo è, a mio modo di vedere, piuttosto agevole, ma assolutamente sconfortante. Cercherò di dimostrare il mio assunto: il problema dell’Italia, come dell’Europa continentale, è certamente politico ma soprattutto di origine culturale.
Ciò significa che molte generazioni dovranno ancora succedersi l’una all’altra, prima che i nostri discendenti, in futuro, possano cogliere uno spiraglio di luce nel buio pesto della vita politica e pubblica del “Bel Paese”; e le cose non andranno, verosimilmente, in modo diverso nella parte continentale della vecchia Europa; salvo che per l’aspetto della corruzione, dove il nostro primato negativo, allo stato, appare del tutto inattaccabile.
Naturalmente, la consapevolezza del nostro “gap” sul piano culturale, rispetto all’Occidente anglosassone, aiuta moltissimo a fare delle previsioni.
Soprattutto se si accetta, di buon grado, che esse non possano essere di certo ottimistiche.
D’altronde, la chiarezza e la lucidità mentale degli antichi profeti del passato consetiva loro di vedere soltanto le disgrazie e le sventure Erano, vituperati e vilipesi perché non anticipavano mai buone novelle!
Non è difficile, per esempio, prevedere che, in ipotesi come quella italiana (ed eurocontinentale), a causa della mancanza di un pensiero libero, a-ideologico, e non condizionato non sia agevole trovare vie d’uscita alle crisi di qualsivoglia forma di gestione, anche secondaria, della res publica(e, in primis, del Parlamento, dell’Esecutivo, della Giustizia).
Diventano ostiche soluzioni individuabili soltanto sul filo della logica e accettabili su quello della pratica; prive, cioè, in altri termini, di riflessi negativi sulla vita dei consociati e non dettate unicamente da spinte irrazionali ed emotive, che si dimostrano sostanzialmente auto-punitive.
Ciò vale, ovviamente, anche per la crisi di governo in pieno svolgimento che si sta dipanando nel disinteresse crescente per i cosiddetti “giochi di palazzo” da parte della gente, sempre più delusa dagli eletti e dal suo stesso voto.
D’altronde, in Italia, e in qualche misura in altri Paesi dell’Unione Europea, persino la “protesta” (contro gli establishmentasserviti alle centrali di Wall Street e dellaCity), la lotta al “sistema” (dello strapotere economico e finanziario) e il “voto di pancia” (derivante da indigestioni ripetute di corruzione, di malgoverno, di inettitudini nell’amministrazione pubblica), per effetto della mancanza di un substrato culturale adeguato, sono costretti a nascere, a crescere, a svilupparsi e a muoversi in misura anchilosata o monca.
Nell’alveo di una mentalità profondamente dominata, per due millenni, da assolutismi teocratici (Pontefici, Patriarchi, Arcivescovi) o politici (Monarchi, Principi, Tiranni, Duci), la protesta non può essere che rachitica e deforme.
La capacità dell’individuo di agire, utilizzando la propria testa, di usare il raziocinio e di fare, soprattutto, tesoro dell’esperienza concreta di vita, necessaria per mettere in relazione tra di loro gli eventi e trarne liberamente insegnamenti utili sul da farsi, è stata annichilita, annullata, distrutta nel corso di molti secoli di servaggio presso che totale a “comandamenti” dei Prelati e a “ordini inderogabili” delle Autorità Civili.
Ogni proposito di rinascita, che di tanto in tanto è affiorato in qualche studioso di buona intelligenza (Niccolò Machiavelli, Giordano Bruno, Galileo Galilei e più avanti negli anni: Giacomo Leopardi, Piero Gobetti) e il proposito di invertire la rotta con tentativi di palingenesi politica, affidati a una possibile, taumaturgica svolta popolare, sono stati irrimediabilmente travolti da eventi contrari, di segno diametralmente opposto. Si sono sempre infranti (e sembrano destinati, ancor più in futuro, a schiantarsi) contro lo scoglio della insufficiente e inadeguata formazione culturale e della conseguente mentalità degli abitanti del Bel Paese “fidelizzato” da popoli Medio-Orientali (e, fuori dai nostri confini, ciò è avvenuto anche nella parte continentale della Vecchia Europa).
Come, secondo un noto motivetto, la RAI non è la BBC, così “i figli”, docenti accademici nelle Universitates studiorumdelle città dove hanno “imperato” il Papa, il Re Sole, Napoleone, “Cecco Peppe”, il Fuhrer, il Duce, il Caudillo, Stalin e tanti altri “caporali di giornata”, incolti, protervi e autoritari, non hanno nulla in comune con i sobri, pragmatici e concisi compilatori della “Magna Charta libertatum”, dell’“habeas corpus”, della Costituzione e degli Emendamenti statunitensi, veri “monumenti legislativi” che hanno sfidato i secoli e resistito a ogni tipo di intemperie (politiche e militari).
Incapaci di contribuire a cambiare il corso della nostra storia civile e politica con l’Ottimismo della Volontà, possiamo prevederne gli sviluppi (si fa per dire, naturalmente; meglio sarebbe: inviluppi, intrichi) con il Pessimismo della Ragione.
Per ciò che riguarda il Bel Paese possiamo dire che esso ha toccato il fondo e che è pertanto difficile fare previsioni per il futuro peggiori di quelle che possiamo fare per il presente.
Giorgio Bocca, lucido nel cogliere il piattume dell’Italia democristiana (“mescolanza di mediocrità intellettuale e di capacità manovriera, di mediocre cultura e di scaltrezza….Gente di scarse o nulle letture, che abita in case modeste e di cattivo gusto, che non ha la minima dimestichezza con letterati, con artisti, che conosce poco o niente del mondo industriale…) non vedeva, invece, nei suoi libri, il fanatismo, ugualmente, ottuso dei seguaci di altre Verità, non meno dogmatiche e supinamente osservate, di natura non religiosa ma politica. Non scorgeva tra i rappresentanti di un’Italia priva di lucido discernimento soprattutto i suoi “compagni” comunisti (in buona compagnia, per identità di atteggiamento acritico, degli odiati fascisti), dimostratisi anch’essi, ben presto, abili manovrieri e buoni organizzatori di clientele politiche (almeno quanto i democristiani, con cui poi, non a caso, si erano uniti in un solo partito).
L’incultura per assenza di pensiero libero produce sempre lo stesso scoraggiante risultato.
Una classe politica di incolti, per avere frequentato solo sacrestie di parrocchie, sezioni irreggimentate di partiti della sinistra o della destra estreme (e da ultimo soltanto sale di bigliardo o di bingo); di ignoranti, neppure abili a digitare sul cellulare i tasti giusti per apprendere da internet informazioni utili a migliorare e compensare, in qualche modo, il loro handicap culturale; di incompetenti nel senso più largo e ampio dell’espressione; di parolai vanagloriosi, sgrammaticati, provinciali e gradassi; di pressapochisti “a tutto chiamati e a nulla eletti”, è riuscita a imporre, con leggi elettorali truffaldine, la cooptazione in Parlamento e nelle cariche pubbliche di gente addirittura ad essa inferiore (id est: assolutamente non in grado di costituire un pericolo per la sua sopravvivenza).
Un Paese, già in forte svantaggio, per non avere mai potuto avvalersi di un pensiero libero, autonomo, indipendente e non condizionato da dogmi e da verità ritenute, acriticamente, incontrovertibili e addirittura “salvifiche” (e ciò, anche nelle “sacche” laiche di un liberalismo, troppo prono a suggestioni confindustriali e privo di “pensatori” veramente indipendenti da scuole e dottrine assolutistiche) è stato condannato da una classe politica perversa e corrotta ad avere propri rappresentanti per la vita della polisnon solo imposti dai segretari di partito ma inferiori al minimo di ogni decenza intellettiva.
E’ cosa facile anche se deprimente, prevedere che giovanotti disorientati e intellettualmente inidonei a svolgere un qualsiasi ruolo, sia pure di modesta entità, nella vita civile non siano in grado di passare dal lancio di epiteti ingiuriosi e volgari alla discussione concreta dei problemi sul tappeto e di occuparsi positivamente del destino dell’intero Paese, raggiungendo obiettivi, almeno accettabili, di governo.
In conclusione: L’epilogo si ricongiunge all’incipit(il problema è politico ma di natura culturale).
Le speranze per gli Italiani di uscire, a breve, dal “nero” di quel “decennio”, cui ho dedicato un libro sono veramente poche, se non assolutamente nulle!
Verosimilmente, gli Italiani torneranno, a breve, a votare, con qualche idea ancora più confusa nella testa. E con risultati, anch’essi, purtroppo, facilmente prevedibili.

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