Il discorso circa una rilettura più meditata di alcuni principi del “liberalismo”, sinora considerati dei veri tabù, non è agevole.
La circostanza non favorisce l‘eliminazione di aberrazioni interpretative molto nocive per la stragrande maggioranza dell’umanità.
Nessuno tenta neppure di dare una visione “teorica”, argomentata, precisa e soddisfacente delle finalità autenticamente “liberali” e libertarie sottostanti alla lotta “antisistema”.
Né dice che se essa è perseguita con coerenza, fermezza e decisione dai due Paesi Anglosassoni, è, invece, stentamente avviata, con molte perplessità e ambigui “apparentamenti politici”, soltanto in qualche Stato membro dell’Unione Europea.
Manca, comunque, ogni discussione in proposito sia a livello intellettuale alto sia nella cosiddetta “base” dei partiti liberali.
A livello popolare, poi, i fondamentalismi, religiosi e politici, che hanno promesso, i primi per secoli, i secondi per lunghi decenni, uguaglianza di tipo ecumenico o universale non sono stati sostituiti, in maniera esplicita, dalla enunciazione di principi adeguati, motivati e convincenti relativi a ineludibili impegni di solidarietà; nè si è compiuto alcuno sforzo serio per far crescere le forze dell’umanesimo laico, non codino né condizionato da interessi di locupletazione sottostanti.
Eppure era (ed è) necessario, a causa della confusione imperante dopo il crollo delle ideologie del “secolo breve”, chiarire quali fossero (e siano) gli obbiettivi più radicali, diretti a eliminare le storture nascenti dal trionfo di un “neoliberismo” (né “nuovo” né “liberale”, a detta di taluni eminenti studiosi del fenomeno).
Non c’è accordo nemmeno nell’individuazione di quali politiche si stiano muovendo in tale direzione e quali no.
Naom Chomsky, ritenuto da taluni “il maggiore intellettuale vivente” (linguista certamente eccellente, ha insegnato al Massachusetts Institute of Technology, il mitico MIT), da altri, con più enfasi etica, “la coscienza morale dell’America” é da tutti riconosciuto come il Vate più autorevole del liberalismo di sinistra. E’, di certo, radicalmente laico (“A mio giudizio, la credenza irrazionale è un fenomeno pericoloso e cerco di evitarla”scrive in una sua intervista e più avanti aggiunge: “ gli sforzi per sconfessare false, e spesso pericolosissime credenze non sono mai vani”).
Nel suo libro più recente, “Ottimismo (malgrado tutto)” pubblicato in Italia da Il Ponte delle Graziecon prefazione di C.J.Polychroniou (Optimism over despairHaymarket Books, USA) osserva con la consueta acutezza:
“ Le misure statal-industriali degli ultimi trentacinque anni hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione e hanno prodotto stagnazione, declino, e un forte acuirsi delle dieguaglianze. Questo ha generato paura e ha fatto sì che lagente si sentisse isolata, impotente, vittima di forze abnormiche non comprende e su cui non può intervenire. Il degrado sociale non è causato da leggi economiche. Sono scelte politiche, una sorta di guerra di classe mossa dai ricchi e dai potenti contro i poveri e i lavoratori. Questo è ciò che caratterizza il neoliberismo, non soltanto negli Stati Uniti ma anche in Europa e altrove. Trump si rivolge a quanti vivono sulla propria pelle il degrado della società americana, e fa leva sul profondo senso di rabbia, paura, frustrazione e impotenza di settori della nazione in cui la mortalità è in aumento: un fatto assolutamente inedito, se si escludono le varie guerre.”
Sembrerebbe una critica ai vecchi establishmentbritannici (da ultimo: Cameron) e statunitensi (Obama) e un ripudio della politica “liberista” che ha affidato le chiavi della vita sul Pianeta a una ristrettissima élite di finanzieri e di banchieri, consentendo ad essi di divenire sempre più ricchi e potenti.
E, invece, nella prefazione al volume si legge, testualmente: “…la “controrivoluzione” di Trump negli Stati Uniti ha già portato in superficie una serie di forze sociali determinate a ribellarsi all’aspirante autocrate, e il futuro della resistenza nel Paese più potente al mondo sembra più promettente che in tante altre parti del mondo industrializzato”.
La contraddizione tra ciò che scrive Chomsky e ciò che pensa del nuovo corso della politica statunitense lo scienziato-economista, suo prefatore, è più che palese.
Ora se è comprensibile che chi cura la introduzione alla lettura di un libro sia di idee diametralmente opposte a quelle di chi ha scritto il testo del volume , onestà intellettuale vorrebbe che sia reso esplicito e motivato il contrasto d’opinione; cosa che certamente non avviene nella prefazione al libro in discorso.
Se le scelte politiche “neoliberiste” sono state assunte tutte, a detta di Chomsky, “negli ultimi trentacinque anni”, da establishment diversi da quello di Trump, che ha evidentemente tratto vantaggio, per la sua elezione, dal “senso di rabbia, paura, frustrazione e impotenza”generato dai suoi predecessori, e se, in altra parte del libro l’autore afferma che “il vecchio partito repubblicano si è trasformato oramai in un movimento insurrezionale”, non si comprende quali forze sociali dovrebbero ribellarsi “all’aspirante autocrate” in una sorta di “resistenza alle forze oscure della politica”, come si legge nella citata prefazione.
Comunque, i giudizi aberranti sulla politica intrapresa da Trump non rappresentano una prerogativa del liberalismo nordamericano: sono inequivocabilmente internazionali.
E ciò a causa del generale sentimento di ammirazione misto a pulsioni d’invidia e d’ostilità che provocano i “giganti” della politica tra “i nani” certamente prevalenti nel genere umano (Winston Churchill docet: il popolo inglese, pur sensibile e attento alla politica più di ogni altro al mondo, gli preferì il modesto Clement Attlee, a guerra finita e a vittoria conseguita).
In Italia, poi, i giudizi malevoli e irosi sul Presidente Nord-americano toccano quelle punte d’ingiuria, di vituperio e di livore che sono abituali nel “bordello” Dantesco.
Ciò rende ancora più difficile un discorso serio sugli effetti devastanti che proprio la dottrina liberale, interpretata nella maniera aberrante e soprattutto incontrastata del “neoliberismo globalizzatore”, può provocare sulla vita e sulla libertà degli esseri umani.

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