Sulla dichiarazione del Capo dello Stato di voler promuovere la costituzione di un governo a plurima denominazione (neutrale, di servizio, di tregua, di garanzia, e forse altri sostantivi e aggettivi si aggiungeranno, considerata la fantasia dei nostri commentatori mass-mediatici) lo schieramento politico votato dagli Italiani il 4 Marzo 2018 si è dichiarato contrario, in modo compatto (esplicito o silente), con la sola eccezione del Partito Democratico, che è sceso così clamorosamente e repentinamente dal suo prolungato “Aventino”.

C’è da chiedersi: a prescindere dal risultato pratico, assolutamente nullo, dell’iniziativa del partito che resta ancora, in buona sostanza, quello di Matteo Renzi, come può interpretarsi un tale gesto?

E’ stato ciò che, secondo una vulgata molto comune, si definisce un vero e proprio “bacio della morte diretto soltanto al nascituro o ha voluto, invece, colpire, dato per scontato l’atteggiamento degli altri partiti, anche (se non soprattutto) il Presidente della Repubblica?

I politologi si sbizzarreranno su tale alternativa, ma a me basta rilevare che l’intervento improvviso e subitaneo del PD ha reso possibile la lettura di un Paese spaccato letteralmente in due:

1) Una larghissima maggioranza s’è pronunciata per la ripetizione del voto a breve, senza perdere tempo ulteriore in aggiunta a quello delle già lunghe consultazioni (due mesi, tre “giri” espletati con una “calma” che non è stata da tutti valutata allo stesso modo, due “esplorazioni” dei Presidenti del Senato e della Camera) e in vista di un “cambiamento” che si ritiene possa essere favorito anche dai comportamenti, nella fase delle trattative, per la formazione di un nuovo governo, da alcuni “leader” politici;

2) Una minoranza esigua, largamente perdente (dato il flop elettorale registrato) si è dichiarata favorevole a proseguire, sia pure per un tempo, promesso dal Capo dello Stato come breve, sulla solita strada, costantemente “battuta” in un passato anche recente, dei “richiamati” (una volta ciò avveniva solo per le armi, in caso di guerra), scelti ancora non si sa come, almeno al momento in cui scrivo (ma il rischio dei “parrucconi” dell’Accademia o delle “cariatidi” istituzionali non è stato esplicitamente escluso).

Una tale divaricazione dà l’immagine chiara e netta di un Paese che non riesce con facilità a proseguire sulla via di un riscatto dal “vecchio”. L’Italia, probabilmente per scarsa consapevolezza dei suoi abitanti, non riesce a liberarsi di una condizione costrittiva che la tiene legata al carro del potere finanziario di Wall Streete della City(soprattutto, per il tramite della burocrazia di Bruxelles), nonostante che il divincolamento da tale asfittico legame sia stato recentemente compiuto da Paesi di grande tradizione liberal democratica come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America.

C’è chi sostiene che anche il ritorno alle elezioni con il Rosatellum non possa fare presagire nulla di buono e di positivo per un futuro più o meno prossimo.

Io aggiungerei: se i partiti più responsabili non corrono ai ripari. Quali?

Certamente, sarà difficile evitare il vulnus alla libertà di scelta dei propri rappresentanti in Parlamento da parte dei cittadini; il che, considerato il basso tasso di democrazia esistente in “tutti” (dicon si tutti) i partiti e movimenti politici italiani non favorisce rosee speranze di qualificazione e di competenza dei “prescelti” dai vari Capi.

La Lega, però, se è veramente, come afferma, libera da legami occulti con altre forze politiche, potrà bene affrancarsi dalla logica degli apparentamenti truffaldini, insita nel vigente sistema elettorale, e presentarsi “da sola”, come ha già fatto il Movimento Cinque Stelle (la volta scorsa).

Solo in tal modo, infatti, gli Italiani si troverebbero di fronte a uno scenario politico chiaro e inequivoco nella sua contrapposizione:

a) da un lato, i seguaci e i prosecutori del vecchio sistema di dipendenza dai poteri finanziari neo liberisti e globalizzatori di Wall Streete della City,molto potente e forte nei confronti dell’Unione Europea dei burocrati (e bancari) di Bruxelles ma abbandonato, di recente, dalla Gran Bretagna di Theresa May e dagli Stati Uniti di Donald Trump;

b) dall’altro, i fautori di nuovi negoziati con l’Unione Europea che dicano pane al pane e vino al vino, scoprendo gli altarini di una “austerità” di comodo, che è verosimile ritenere necessaria per consentire agli Stati dell’Unione di coprire i “buchi” di Banchieri e Finanzieri e di sostenere il peso di un’immigrazione che finirà per sconvolgere l’assetto socio-economico di Paesi di lunga tradizione civile.

Probabilmente, lo scontro non si svolgerà secondo regole di adamantina chiarezza: sarà costellato da molti interventi di istituzioni, lobby del tutto estranee alle faccende politiche.

I mass media, in mano al potere finanziario dominante (id est: tutti o quasi) sommergeranno lettori e spettatori di moniti severi della BCE, del F.M.I e di allarmate, catastrofiche previsioni di ben note Agenzie di rating, oltre che di notizie sconvolgenti su ripetute fibrillazioni in Borsa e via dicendo.

Eppure, è molto probabile che la regola del “primum vivere” alla fine prevarrà.

Risulteranno prioritari i problemi della collocazione del Bel Paese nella guerra tra i neo-liberisti globalizzaztori, stanchi ripetitori di superate giaculatorie libero-scambiste e, altre, chiaramente ipocrite, di umana fratellanza e liberal-democratici moderni e lucidi che interpretano le vecchie massime dei “padri” con il grano “salis” di uomini dei nostri tempi.

Poi, sempre muovendosi nell’alveo di un moderno liberalismo e di una ritrovata identità nazionale, non più succube di poteri esterni, verrà la soluzione dei problemi economici e sociali dei cittadini.

Soluzione che non potrà prescindere, come peraltro richiesto da entrambi i movimenti della protesta italiana, dal dare all’individuo quella libertà e indipendenza da meccanismi collettivistici e statalistici secondo l’auspicio dei veri liberali.

 

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