Il cambiamento (termine meno drammatico di “rivoluzione” e usato, comunemente, per indicare soltanto un radicale mutamento di governo) per l’Italia è ancora lontano.
Non vi sono state le premesse “di pensiero” che avrebbero potuto renderlo possibile.
E’ mancato un movimento di opinione adeguato, non soltanto a livello popolare, ma anche nelle sfere cosiddette “intellettuali”, volto a recuperare una piena libertà dai condizionamenti in atto nella nostra società che sono di matrice religiosa (cattolica) o filosofica (idealismo tedesco nella sua faccia bi-fronte, ugualmente non raccomandabile, comunista e fascista).
Sia il Movimento delle Cinque Stelle e sia la Lega hanno dimostrato, soprattutto nella fase delle trattative per il nuovo governo (dopo la claudicante “vittoria” alle elezioni del 4 Marzo 2018) di essere vittime di suggestioni “antiche”, rispettivamente provenienti o dalla Sinistra o dalla Destra tradizionali e di essere a distanze sideralmente lontane dall’empirismo e dal pragmatismo dei due Paesi che di recente hanno dato prova di sapere imprimere una svolta radicale alla loro politica, interna e internazionale: la Gran Bretagna della Brexit e l’America del Nord di Donald Trump.
L’italica popolazione è rimasta dubbiosa, se non paralizzata e inerte, di fronte alle esercitazioni di oratoria da “vecchia politica” di leader che promettevano, con parole usurate, il “nuovo”, il “diverso”.
Si capiva dai discorsi da “bar dello sport” di provincia che nessuno di essi giudicava intollerabilmente ingiusta l’organizzazione socio-politica italiana oggi esistente con i suoi livelli altissimi di corruzione, di malagiustizia, di pessima amministrazione.
Entrambi litigavano, con veemenza, forse solo apparente, sui “pannicelli caldi” da adottare, sul piano sociale e fiscale, senza affrontare il tema fondamentale del nostro servaggio a una politica di austerità che ci impedisce di decollare come Paese post-industriale, perché dobbiamo tenere il bilancio in pareggio per riversare, al momento richiesto (rectius: imposto dai burocrati di Bruxelles), i soldi dei nostri contribuenti nei forzieri delle banche e delle istituzioni cosiddette di beneficenza, che riempiono le nostre città di immigrati, importati come “schiavi del terzo millennio”, a beneficio di imprenditori, ritenuti nelle alte sfere di Wall Street e della City, inidonei a far transitare la nostra società produttiva nel post-industriale e nel mondo dell’alta tecnologia elettronica e digitale.
Dai discorsi uditi si è compreso che nessuno dei due leader sedicenti “vittoriosi” puntava a una profonda trasformazione dell’ordinamento giuridico-istituzionale e politico e indicava le misure adeguate per giungervi.
Nessuno spiegava, con chiarezza, i motivi che avevano reso la nostra organizzazione socio-economica e i nostri rapporti della vita civile degni di un Paese arretrato, codino e succube di iniziative comunque esterne agli italici confini.
Non c’è stata neppure mezza promessa di tendere a trasformare radicalmente la mentalità comune del Bel Paese, a dimostrare la pericolosità di ideologie e di utopie di qualsiasi tipo, pur ritenute, da una parte crescente della popolazione, nocive e asfittiche, ma ancora dominanti, in forma palese o strisciante tra i cittadini.
Nessuno ha manifestato l’intenzione di proporre iniziative profondamente innovative nei confronti della realtà sociale, del pensiero, dei costumi di vita, di una tradizione di corruttela divenuta prevaricante, non solo sotto il profilo etico ma economico (nessuno investe più in Italia e anche i nostri imprenditori – che possono farlo – preferiscono andare all’estero).
Gli Italiani hanno assistito, impotenti, a segnali incerti di una una “rivolta” sterile, indistinta, vaga, confusa che avrebbe lasciato intatta la mentalità dominante nel Bel Paese, tesa, per inveterata abitudine, a furbizie tattiche e a giochi di potere di bassa lega.
Pazienti e mansueti, hanno dovuto subire processi socio-politici che pur genuini e spontanei sono stati sommariamente e malamente organizzati nei confronti del potere politico costituito, con propositi di abbatterlo senza avere ben chiaro con che cosa sostituirlo.
Ahi serva Italia di dolore ostello! – griderebbe ancora Dante Alighieri –“Nave senza nocchiero in gran tempesta; non donna di provincia ma bordello!”
In queste condizioni di timidi conati di cambiamento, appare destinata a essere priva di sbocchi, almeno soddisfacenti per i cittadini più esigenti, la scelta come Premier di una persona terza “al di sopra di ogni sospetto” (per usare un’espressione molto abusata e oggetto persino di scherno e di derisione, dopo il film di Elio Petri degli anni Settanta).
Una tale “personalità” (ove esistente e veramente tale) sarebbe destinata a immolarsi sull’altare dei compromessi sotterranei, sconosciuti e forse destinati a restare segreti per sempre. Nonché tenuta (cosa altrettanto grave) a osservare, per inaccettabile compromesso politico, illegittimi divieti provenienti dai titolari di importanti Istituzioni nazionali ed europee ad avvalersi dei meccanismi e dei procedimenti legali, pur previsti per rinegoziare i trattati internazionali.
La caccia alle streghe di una stampa quasi totalmente asservita al potere economicamente dominante negli ambulacri dell’Alta Finanza farebbe il resto.
Concludiamo, parodiando il titolo di un film di Etttore Scola: Riusciranno i nostri amici (Di Maio e Salvini, n.d.r.) a trovare una persona di tale disponibilità all’autoannientamento?

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1 COMMENTO

  1. E Di Maio dice che bisogna attendere perché lui e Salvini starebbero addirittura “scrivendo la Storia” ? Ma ci facciano il piacere, ci facciano ! Direbbe Totò.

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