My Country, Right or Wrong (o nella sua versione peggiore, oltre tutto grammaticalmente scorretta, formulata dagli Italiani : Right or Wrong, it is my Country) deve la sua fortuna, con il suo becero sciovinismo, alla stupidità umana; crescente, purtroppo, in misura almeno proporzionale all’incremento e all’affollamento della popolazione del Pianeta.

Sulla paternità dell’espressione è stato scritto molto: sembra che il primo a usarla sia stato Stephan Decatur, un ufficiale della Marina Nord-Americana, rifacendosi ad alcuni passi di Edmund Burke, politico, scrittore e filosofo britannico di origine irlandese; se ne servì, in modo ambiguo e diverso dall’originario, Carl Schurz, senatore Statunitense.

Grazie alla sua diffusione anche a livello popolare, la citazione è diventata (è il caso di dire right or wrong)  una delle più grandi e ripetute della storia americana.

Non sono stati pochi, però, gli scrittori che  hanno evidenziato l’intollerabile, cieco patriottismo (Gilbert Keith Chesterton è stato uno di essi) espresso dalla sciocca frase.

Se le critiche sono state (e sono) giuste la citazione, dall’uso così diffuso, va letteralmente capovolta.

Si deve ritenere, cioè,  che, al contrario di ciò che essa nell’una o nell’altra delle sue versioni intende esprimere, un cittadino, attento alle manchevolezze, agli errori, alle disfunzioni, alle scorrettezze, alle storture ordinamentali, politiche o di ogni altro  tipo  del proprio Paese, abbia l’obbligo preciso di criticarlo, senza avere peli sulla lingua (e nella speranza che si rendano maggiormente possibili le necessarie correzioni di tiro).

Convinto di ciò ho formulato un elenco, naturalmente personale, soggettivo e confutabile, delle “magagne” che appaiono riscontrabili nella nostra più recente vita pubblica.

La nota sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale denominata “Porcellum” dopo che il suo stesso relatore l’aveva definita “una porcata”, non è mai stata applicata, a dispetto dell’articolo 136 della nostra Carta fondamentale che è molto chiaro e non può dar luogo a dubbi interpretativi.

In conseguenza, un Parlamento, dichiarato costituzionalmente illegittimo, ha  ciononostante continuato a esercitare la propria attività legislativa e ad eleggere, a tacer d’altro, per ben tre volte il Presidente della Repubblica, diversi giudici della Corte Costituzionale e vari membri del Consiglio Superiore della Magistratura (come se la decisione tamquam non esset).

Capisco che, secondo i noti brocardi latini e in mancanza di autorità rivoluzionarie che contestino con la violenza (o almeno con la voce grossa o con urli,  con o senza forconi) ciò che è avvenuto,  factum infectum fieri nequit e che, anche in caso di eventuali forze contrarie che reclamino il potere con moti di rivolta in piazza o con manovre occulte, in pari causa turpitudinis melior est condicio possidentis, ma, come dice Orazio, est modus in rebus.

L’Italia soffre ancora per la violazione inferta alla sua Carta fondamentale dalle sue stesse Istituzioni che hanno tollerato una situazione sconcertante di persistente illegalità.

E’ un fatto storico incontestabile, i cui effetti non si sono ancora esauriti.

Abbiamo detto del Parlamento dichiarato costituzionalmente illegittimo, che peraltro aveva varato anche una mostruosa legge di riforma costituzionale in senso autoritario bocciata da un referendum popolare, ma non basta.

Gli  Organi, eletti, totalmente o parzialmente, da un Parlamento illegittimo, hanno continuato ad agire come se nessuna ombra velasse la loro investitura.

I Presidenti della Repubblica hanno designato (e dimostrano di avere tutta l’intenzione di continuare a farlo), con un’interpretazione generosa (e non meramente formale e di democratico ossequio alla volontà popolare) del potere di “nomina” previsto dall’articolo 92 della Costituzione, la persona da votare in Parlamento come Presidente del Consiglio (oltre che i componenti del relativo governo) e hanno inviato alla Corte Costituzionale i giudici da loro scelti.

I membri inviati nel modo suddetto alla Corte Costituzionale e, in modo diverso secondo Costituzione, al Consiglio Superiore della Magistratura hanno contribuito (e continuano a contribuire), rispettivamente, alla formulazione ed emissione di sentenze e all’assunzione di provvedimenti che esplicano i loro effetti… alla stessa guisa di organi che in altri Paesi più fortunati, sono del tutto conformi alle norme vigenti e riempiono di orgoglio i cittadini che possono vantarsi di tanta regolarità e  legalità nello svolgimento della loro vita pubblica.

Allora:Right or Wrong, my Country? No grazie!

E ciò, non soltanto guardando al passato, divenuto remoto, ma anche per motivi più recenti; ferite che ancora bruciano sulla pelle,  perché, a differenza dei primi colpi “di coltello”, la cicatrice non ha avuto il tempo di formarsi.

Non mi è piaciuto, in questi giorni di lunghe trattative per la formazione del nuovo Governo, vedere “bypassate” (il termine è di moda, anche se inelegante) le competenze specifiche di Organi eletti (bene o male con una legge che non è stata ancora dichiarata costituzionalmente illegittima, anche se certamente con forti connotazioni antidemocratiche per alcuni suoi meccanismi costrittivi e truffaldini).

E ciò soprattutto in tema di rapporti internazionali (in particolare, con l’Unione Europea ritenuta, da una sorta di “contropotere” non solo occulto e/o “segreto” ma addirittura palese e “istituzionale”,  una sorta di intoccabile  tabù, in spreto all’articolo 50 del Trattato che l’ha istituita e  che prevede “l’uscita di ogni Stato-membro, conformemente alle proprie norme costituzionali”).

Vi sono stati solenni moniti “pubblici”, che, secondo un’opinione molto diffusa sul web (unico spazio, ormai, di libertà rimasto ai cittadini dopo la “cattura” della stampa e della radiotelevisione, da parte dell’Alta Finanza (e della Grande Industria, da essa dipendente), sarebbe stato meglio affidare, se proprio si riteneva di non poterne fare a meno, a una più riservata e discreta “moral suasion”.

Quegli “avvertimenti” sono stati, invece, ingigantiti dai megafoni mass-mediatici, con un’assenza di voci discordi, degna della Bulgaria ai tempi dell’Unione Sovietica.

In conclusione, confermo il titolo del mio editoriale: questo è un Paese più wrong che right e aggiungo di concordare pienamente con le lapidarie parole di Thomas Jefferson: “il dissenso (preciserei: motivato) è la più nobile forma di patriottismo”.

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