Il Financial Times e il mondo dell’alta finanza, che esso rappresenta, hanno dichiarato all’Italia una guerra di proporzioni titaniche. E ciò, già solo per il timore che essa, per volontà popolare, nelle mani di Di Maio, di Salvini, di Conte e di Savona, possa dare del liberalismo un’interpretazione aggiornata alla maniera degli Inglesi e degli Statunitensi, veri padri di tutte le “liberal-democrazie” del Pianeta.

Si teme che altri colpi di ariete dopo quelli inferti da Theresa May e da Donald Trump all’iperliberismo spietato dei banchieri e alla globalizzazione sfrenata degli irresposabili uomini di finanza e di industria, possano mettere a rischio la fortuna economica dei Paperon dei Paperoni, impedendo loro di essere sempre più ricchi (happy) e sempre più pochi (few).

Lo spiegamento delle forze mobilitate è, a dir poco, colossale. Non è escluso che scenderanno in campo anche “droni” (senza armi da fuoco, augurabilmente) per meglio condurre in porto “imprese” di denigrazione degli odiati nemici di Wall Street e della City, vere roccaforti dell’alta finanza (che, ormai, annovera tra le forze nemiche anche i nuovi establishment britannici e statunitensi di Washingyon e di Londra).

Non v’è giornale, quotidiano o periodico, radiotelevisione nazionale o locale che non batta il chiodo sui rischi che correrebbe il Bel Paese se si scrollasse di dosso le redini dell’Unione Europea. Giornalisti di pur soddisfacente notorietà si cimentano, per ragioni di obbedienza alla testata (detta eufemisticamente “fedeltà”) “a fare le pulci”, sulla stampa e in sempre più noiosi e unidirezionali talk-show, a candidati a incarichi del nascente governo (denominato giallo-verde, con evidenti intenti dispregiativi), “vivisezionando” i loro curricula, con il piglio di maestri muniti della classica matita rosso-blu. Dimentichi che nel passato l’Italia ha visto passare di tutto sulle poltrone ministeriali, senza neppure una loro “alzata di sopracciglia”, tali “Catone” fuori tempo massimo (e molti di loro non sono esenti da “errori politici” nel passato addirittura clamorosi) imperversano con il loro eloquio torrenziale contro persone che, con buona probabilità, hanno più titoli culturali di loro e con altrettanta verosimiglianza meno scheletri nell’armadio.

Non v’è, poi, un solo economista (di quelli detti, da malevoli colleghi, “di batteria”) che non avverta, dall’alto del suo sapere accademico (non sempre al di sopra di ogni sospetto quanto a meccanismi di cordata) che se il Bel Paese smettesse di praticare l’austerità per destinare i soldi dei contribuenti italiani alla crescita del proprio benessere e non più a ripianare i deficit delle banche (esposte al rischio del mancato pagamento dei ratei di mutuo da parte di imprenditori alle prese con gli alti salari degli operai italiani) e a finanziare l’immigrazione di uomini di colore per risolvere il problema del costo del lavoro in Europa (sull’esempio dello schiavismo in America ai tempi della coltivazione del cotone), il giorno del suo declino sarebbe prossimo.

Naturalmente, avvalendosi delle statistiche offerte dalla sua e da altre equipe di studiosi, quel luminare, se intervistato, interpellato, sollecitato a scrivere o a parlare, sciorina dati preoccupanti destinati, nelle sue intenzioni, ad avvalorare le più pessimistiche previsioni su spread,valutazioni al ribasso di agenzie di rating, sobbalzi universali di borsa e così via.

Non v’è, inoltre, persona, investita di alte responsabilità pubbliche che si sottragga, almeno in modo aperto e chiaro, al coro di tanti profeti di sventure; anzi, spesso, con calcolati e ben modulati commenti alla situazione del Bel Paese, contribuisce ad ingigantire ulteriormente i già alti “lai” dei finanzieri e dei banchieri.

E allora? L’Italia è proprio destinata senza scampo a essere sempre “serva” di qualcuno, come pensava Dante Alighieri?

Non riuscirà neppure a “negoziare” le condizioni del suo servaggio con i suoi “padroni” che poi, in buona sostanza, sono solo due: Angela Merkel ed Emanuele Macron?

Il “popol morto” di Carducciana memoria non riuscirà veramente a salvarsi, mettendosi dietro a uomini politici di forte tempra che non si lascino tentare dalle lusinghe del potere “a ogni costo” (seduzione delle poltrone ministeriali!) e tengano duro nei loro propositi di salvare i soldi dei contribuenti italiani dalle avide pretese dei banchieri e degli organizzati (fuori dal governo, per carità!) trafficanti di schiavi?

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