Al momento, negli Italiani prevale il più ampio sconcerto.

Sono tanti i nostri connazionali che non capiscono le ragioni per cui il professor Paolo Savona, una delle personalità più eminenti dell’economia italiana, internazionalmente stimato e riverito a livello accademico, ex Ministro del Governo di Carlo Azeglio Ciampi, poi Presidente della Repubblica tra i più amati e rispettati, ed ex esponente di rilievo della Banca d’Italia sia stato sonoramente “bocciato” dall’attuale Capo dello Stato e, con tratto deciso, “depennato” dalla lista dei Ministri di un nascente Governo Conte, verso cui, giorno dopo giorno, aumentava il consenso popolare, con disappunto dei “salotti buoni” della borghesia e con vero terrore degli ambienti ovattati dei palazzi di Wall Street e della City, centrali mondiali della Finanza.

La gente si chiede perché una proposta che era parsa ai più molto saggia, giudiziosa, certamente non partigiana delle due forze politiche che avevano stravinto le elezioni del 4 Marzo ultimo scorso (e che hanno, quindi, la maggioranza in Parlamento) sia stata prima vituperata da ambienti politici e mass-mediatici esteri, soprattutto tedeschi, e poi malamente respinta al mittente da chi ha dichiarato di averne il potere, per effetto di una data, soggettiva (com’è naturale che sia) interpretazione di una norma costituzionale, l’articolo 92.

E ciò è avvenuto dopo un braccio di ferro, che ha elettrizzato pochissimo la popolazione, la gente comune, e stimolato, invece, i mass-media tradizionali (stampa e televisione) a dare il peggio di sé; come usualmente fanno gli “ultras” delle tifoserie sportive, gli spettatori di campagna delle lotte tra galli, i fanatici cittadini della boxe, della lotta libera e del wrestling.

Se i termini della crisi istituzionale, divampata nel Bel Paese, dopo estenuanti giornate di incontri, trattative, studi a tavolino, consultazioni con rituali persino troppo solenni e paludati, non risultano ancora molto chiari non è, di certo, colpa degli Italiani.

La loro buona fede è dimostrabile facilmente e non denuncia deplorevole ingenuità.

Gli abitanti del Bel Paese, dopo il crollo dell’infausto Regime (in cui sapevano che a comandare era un uomo solo, il Duce, con il silenzioso assenso dei suoi gerarchi) erano stati convinti dai partiti in lizza nelle competizioni elettorali del secondo dopoguerra mondiale (proclamatisi, subito diversi da quello fascista) che in democrazia tutto, ma proprio tutto, sarebbe cambiato.

In sintesi, era stato detto loro che:

a) la linea politica dei Governi sarebbe stata decisa da una collegialità di Ministri riunita intorno a un grande tavolo tondo (in un luogo, poi divenuto mitico con il passare del tempo, ubicato in piazza Colonna a palazzo Chigi);

b) il Presidente del Consiglio dei Ministri sarebbe stato un primus, seduto al centro, e avrebbe dato la “linea” delle azioni di governo;

c) i leader dei partiti, espressione della maggioranza parlamentare avrebbero esercitato il loro peso ma solo dall’esterno;

d) la collegialità composta dai titolari dei vari Dicasteri avrebbe avuto, infine, anche un suo ruolo, sia pure non espresso ma implicito, utile a contrastare eventuali pretese egemoniche del Primo Ministro.

Nessun Italiano, prima della drastica posizione assunta dal Capo dello Stato (che, in verità, aveva anticipato di non voler essere un notaio senza che l‘Ordine di tali importanti professionisti insorgesse e senza che nessuno sospettasse una sua vocazione per ruoli connessi alla Pubblica Accusa) aveva mai pensato che il Ministro dell’Economia fosse rimasto, dopo l’esposizione del Duce al ludibrio dei cittadini in Piazza Loreto, l’unico vero dittatore, neppure tanto occulto o in forma fantasmatica, ancora presente nella politica italiana.

Non si poteva immaginare che davanti a lui si genuflettessero il Premier e l’intero corpus dei Ministri, incapaci, tutti insieme, di impedirgli azioni politiche avventate, non in linea con quelle espresse nel programma di governo, illustrato (in forma che tutti si auguravano esaustiva e comprensibile) dal Presidente del Consiglio innanzi al Parlamento.

A match esaurito, non è ancora agevole per gli abitanti dello Stivale accettare l’idea che Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giuseppe Conte e i tanti Ministri da loro selezionati in giorni e giorni di lavoro sarebbero stati solo degli ostaggi nelle mani capaci del professor Paolo Savona che, evidentemente, secondo una contraria opinione, li avrebbe, invece, manipolati e manovrati a suo piacimento come un burattinaio fa con le marionette.

 

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