La crisi istituzionale innescata dal rifiuto di Mattarella di firmare la nomina di un euroscettico come Savona nel governo M5S-Lega, ricorda tante cose. Di una voglio scrivere: che il tutto fa pensare a detti ed atti di Vittorio Emanuele III. Il quale, partecipando al convegno delle potenze dell’Intesa dopo Caporetto disse che “in guerra si va con un sacco per prenderle e con un bastone per darle”. La massima, essendo la guerra la continuazione della politica con altri mezzi, si può applicare anche a quest’ultima.
Onde se si deve trattare una revisione della politica e/o dei trattati con l’Europa, è chiaro che un governante italiano, il quale tuteli gli interessi dell’Italia deve, non fosse per altra ragione che per rafforzare la propria posizione negoziale, prevedere – e prospettare – che in caso di mancato accordo, l’Italia sia disposta a decisioni più dure, fino ad uscire dall’euro. Con riflessi – forse – negativi (per tutti).
Ma se il suddetto negoziatore esclude, al momento di iniziare la trattativa di giocare il proprio “tris d’assi”, state sicuri che, di fronte a tanta eurodevozione, i vari Juncker, Merkel (e annessi e connessi) risponderanno con buffetti e parole commoventi di elogio, apprezzamento ed eterna amicizia. Ma lo lasceranno con poco o nulla nel carniere.
Se la Thatcher fosse andata a trattare in Europa, invece che ripetendo i celebri tre “No” alle richieste di Delors, e prima avvertendo che voleva indietro i quattrini della Gran Bretagna, l’avrebbero accontentata con le bazzecole. Oltretutto la “Dama di ferro” avrebbe dato un pessimo esempio se, per così dire, fosse stata di gomma. Un esempio fatto d’imperizia (nella cura dell’interesse nazionale), pavidità e scarsa dignità.
Forse è (anche) a quei tre “no” che si deve la decisione sulla Brexit: ma è comunque certo che i negoziati condotti dalla Thatcher diedero un assetto al rapporto Europa/UK stabile per oltre un trentennio: a conferma del fatto, spesso ripetuto nella storia, che, gli accordi durevoli si fanno a) con i nemici o reali avversari; b) sulla base di interessi (reali) e non su idee o aspettative astratte e future. Per cui mandare in Europa un ministro già pronto con il cappello in mano e la lingua pendula non è una furbizia ma un esempio di complice dipendenza.
A seguire la regola – realistica – del sacco e del bastone, oltre a guadagnare in dignità, spesso i risultati non sono deludenti. A Caporetto seguirono le battaglie del solstizio e Vittorio Veneto: esito positivo di una anno iniziato assai male.
L’altro atto di Sciaboletta da tenere a mente in questa vicenda, è quando “dimissionò” Mussolini per rovesciare le alleanze, al fine di evitare, o almeno limitare le sofferenze di una guerra ormai perduta.
Se il Re e Badoglio avessero preso come vincolo immodificabile il patto d’acciaio, come oggi gli eurodipendenti quello sull’euro (e non solo), l’Italia sarebbe uscita dalla guerra ancora più distrutta della Germania: Torino, Genova e (forse) Roma come Amburgo e Dresda. Con qualche milione di morti italiani in più.
Ciò perché il criterio della politica non è il rispetto dei trattati, delle norme, dei valori (ecc. ecc.) ma il perseguimento (e la tutela) dell’interesse nazionale. Quando vincoli normativi, interni o esterni entrano in conflitto con l’interesse nazionale è questo che deve prevalere e non quelli.
Cosa che un noto neofita della politica come Bismarck ripeteva dicendo che i trattati sono “pezzi di carta”; e uno dei pensatori politici il quale, pare – l’abbia, almeno in parte, ispirato, come Lassalle scriveva che anche le Costituzioni sono “pezzi di carta”. Quel che conta sono gli interessi (e gli assetti) che determinano norme, trattati, Costituzioni.
Perciò preferisco Sciaboletta.

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1 COMMENTO

  1. Ho letto quanto il Prof. Paolo Savona ha dichiarato sul rifiuto del Presidente Mattarella di accettarlo come ministro, e sono rimasto francamente stupito: Savona è quello che si dice un “euroscettico”, cioè un critico del sistema della moneta unica europea così come questa viene concepita dalla Germania. Ma essere euroscettici è proprio una colpa così grave? O per il Presidente Mattarella l’euro va accettato come un dogma ?

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