Dai primi sondaggi effettuati (da gruppi certamente non omogenei e non allineati al Movimento delle Cinque Stelle e della Lega) sembra emergere un’alta percentuale di Italiani soddisfatti del “cambiamento” intervenuto con il varo, tormentato e laborioso, del nuovo Governo.
A condividere la necessità di una svolta nella situazione politica italiana, degradata fino al punto di perdere acqua da tutte le parti, sarebbe un’alta percentuale degli intervistati.
Se veramente fosse così, i lettori, i radioascoltatori, i telespettatori non in linea con il pensiero che era ormai diventato, pur dopo molte vicissitudini, sostanzialmente “unico” per i tutti i partiti tradizionali di centro, di destra e di sinistra, per non essere, quotidianamente, urtati e irritati da un atteggiamento solo pregiudizialmente ostile, dovrebbero smettere di comperare i giornali, tutti appartenenti a quelle aree superate ma non decrepite e spegnere radio e televisione quando il programma non fosse unicamente culturale, scientifico o spettacolare.
Se veramente gli Italiani fossero giunti al punto di non sopportare la vuota “ciacola” dei “parolai rossi, neri, bianchi e grigi”; di avere effettivamente scoperto che dietro l’affermazione di Alti Valori astratti si nascondevano milites dell’esercito dei grandi finanzieri e industriali con la necessità concreta di percepire mensilmente la “paga del soldato”, una nuova era dell’informazione starebbe per cominciare.
Pennivendoli a lauto stipendio fisso; intrattenitori di finta, aggressiva grinta (che chiamano, però, a raccolta sempre le stesse facce, per loro rassicuranti); docenti di supponente sicumera scientifica, sempre pronti a fare diagnosi negative e catastrofiche e a tirare in ballo statistiche desunte da fonti (per loro) insospettabili; uomini politici dal “carniere” ricco di errori, nel migliore dei casi, e di malefatte, nel peggiore… tutti insieme dovrebbero condannarsi al silenzio e non insistere nelle loro “giaculatorie” così clamorosamente respinte dai cittadini.
E, invece, le previsioni fanno temere che non sarà così. Chi ha gioito perché la svolta, comunque, vi è stata…. dovrà munirsi di un elmetto adeguato perché sul suo capo si riverseranno, in misura ancora più copiosa del consueto, lamenti accorati, fendenti di malcelato malaugurio, profetizzazioni di sciagure economiche e di disastri sociali.
Vi saranno i lai del sistema mediatico, i piagnistei della borghesia salottiera di Roma e della provincia crassa italiana, le critiche di finta e ostentata competenza di molti grandi burocrati, commis de l‘Etat, in servizio o in pensione, dei professionisti non più rampanti e con la laurea ammuffita, degli accademici elevati al soglio di titolari di cattedra dopo mille ossequi e accorate deferenze a “maestri” decotti, delle Autorità pubbliche, ovunque ubicate.
Tutti, insieme, gli esponenti più elevati e in vista della società-bene italiana esprimeranno in modo crescente la loro costernazione per i danni che potranno essere provocati da gente che non la pensa come loro e che pertanto è da considerare soltanto una “moltitudine, ignorante, instabile, incostante, voltagabbana, mutevole d’umore, sovranista, populista, putinista e via dicendo e, soprattutto, disposta a cambiare quei pensieri e a tradire quei Valori, ritenuti “irrinunciabili”, per la salvaguardia della loro, falsa e ingannevole, civiltà.
La soluzione della crisi di governo che, dopo giravolte inattese, funambolismi esegetici e improvvisi mutamenti di rotta, è giunta, finalmente, in porto, in modo non totalmente soddisfacente ma certamente più che accettabile porterà nuova acqua anche al mulino dei nostri abituali denigratori d’oltre frontiera che alle consuete e ripetute contumelie nei confronti degli Italiani “sfaticati e corrotti” (secondo Juncker, dimostratosi più moderato di Gunther Oettinger) aggiungeranno previsioni catastrofiche sul nostro futuro, come avevano del resto fatto anche per la Gran Bretagna della Brexit e per l’America di Donald Trump. Quesi due Paesi, visti e descritti come sull’orlo di un precipizio, stanno, invece spiccando, da quella loro posizione un fortunato volo.
I funamboli della carta stampata e dei talk-show televisivi, a Esecutivo varato, tenteranno di moltiplicare le loro performance, combattendosi l’un l’altro con gli indici di uno share, che un pubblico maturo e consapevole dovrebbe far precipitare a livelli infimi.
La formazione composita dell’Esecutivo, con presenze di un terzo, misterioso partito, rimasto “innominato” come il famoso personaggio del romanzo manzoniano e incombente come il “convitato di pietra” del Don Giovanni mozartiano, alimenterà il desiderio dei giornalisti più intraprendenti di provocare, all’interno della compagine ministeriale, frammentazioni, dissidi, rivalità e desideri nascosti di crisi profonde e rocamboleschi capitomboli.
V’è chi osserva, però, che i rappresentanti del terzo partito, in ragione della loro specifica personalità e dei limiti connessi al loro ruolo, non sembrano avere alcuna possibilità di mettere in crisi il consenso popolare di cui godono le due forze politiche egemoni e di provocare quegli effetti inquietanti, auspicati dalle centrali mondiali finanziarie, che hanno accompagnato, tentando di squassarla, l’attività politica di Donald Trump.
Comunque, le Centrali di Wall Street, della City e di Bruxelles hanno per l’Italia i loro timori e non li nascondono.
Sono consapevoli che l’Italia sia un Paese ammalato di quel “girellismo” (così efficacemente illustrato da Giuseppe Giusti, nei suoi versi al fulmicotone de Il brindisi di Girella, da lui dedicati al Principe di Talleyrand che, pur essendo francese e non italiano, era riuscito a barcamenarsi, con giuramenti e tradimenti, tra la Rivoluzione Francese, Napoleone e Luigi XVIII), e potrebbe esservi, per taluno, la voglia di esprimere idee diverse da quelle diramate dai padroni finanziari del Pianeta.
E’ fin troppo evidente che tale personaggio rischierebbe di perdere il posto, perché giornali e televisioni libere, allo stato, al mondo proprio non ve ne sono. E’ anche probabile, però, che possa intervenire a sostenerlo qualche “manina” segreta appartenente a forze che, dopo essere state ferocemente avversate, tenteranno di ricompattarsi e passare all’offensiva.

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