Federico Cartelli Contro il pensiero breve. Edizioni La Vela, Viareggio, www.edizionilavela.it pp. 92 € 10,00

Scrive l’autore che “La globalizzazione non solo ha trasformato le distanze spazio-temporali, creando un mondo sempre più interdipendente, ma ha frantumato e riscritto gli schemi consolidati della scienza politica, dell’economia, della sociologia e della comunicazione”. Il “villaggio globale” ha cambiato i rapporti – e la comunicazione – politica.

Siamo un villaggio, una polis ma senza l’agorà. Inteso, questa, come momento di identità politica, discussione, decisione. Al posto del dialogo e del confronto pubblico, è stata formulata anche un’ipotesi di funzionamento democratico in base a consultazioni via internet. Come, non è chiaro: ma è sicuro che la discussione e la decisione, pubbliche a partire dalla polis greca, diventino così quanto di più individuale e privato: un click nella solitudine dell’abitazione. Ciò che preoccupa di più e che, anche grazie e internet  e alle televisioni le democrazie liberali, stanno trasformandosi in democrazie emozionali: si rappresentano non idee e interessi, ma pulsioni. È pur vero che il condizionamento emozionale è sempre presente in ogni sintesi politica, ancor più se democratica; ma è sicuro che non era finora mai posto a disposizione di tutti un mezzo che rispondesse in modo così immediato alla coppia stimolo/risposta. Quando Montesquieu esprimeva la propria preferenza per la rappresentanza parlamentare era perché riteneva i parlamenti in grado di discutere e decidere gli affari. Mentre il popolo no, perché non ha la cognizione degli affari onde prende decisioni poco informate e ancor meno ponderate.

Per cui, scrive l’autore “Se la politica non governa, ma al contrario viene governata dai medesimi capricci e dai medesimi luoghi comuni del popolo come in una riedizione post-moderna della rivoluzione francese, se i click vengono considerati l’igiene della democrazia si rischia di andare incontro a un’instabilità endemica dagli esiti imprevedibili”. Per salvare le democrazie liberali occorre abbandonare “la prospettiva del pensiero breve: evitare le quotidiane gare a chi urla più forte, ignorare il costante quanto inutile rumore di fondo che pervade la comunicazione, prendere atto che non esistono bacchette magiche né soluzioni sottocosto”.

A tal fine “Sono necessarie, ora più che mai, una stagione di innovazione istituzionale e una contro-narrazione che all’omogeneizzazione globale e alla costante verticalizzazione del potere verso governance lontane e mal supportate risponda con una riarticolazione della sovranità attraverso la riscoperta del valore dei territori e delle comunità”. Il problema c’è: la soluzione speriamo che basti.

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