Non vorrei sbagliarmi ma il governo di Giuseppe Conte potrebbe trovare la quadra nell’Italia e nella politica liberale di destra/sinistra. Premonitrici le parole di un punto di incontro tra Salvini e Di Maio, quelle del trait d’union Conte, che ha manifestato l’intenzione- auspicio del superamento della destra e della sinistra politica in Italia.
Ammesso si intenda ancora occuparsi di schieramenti politici di destra e di sinistra, il governo giallo verde propone oggi una summa, qualcosa di comune a mo’ di denominatore comune. 1. La disciplina e finalmente il controllo dell’immigrazione in Italia così come in Europa, tema caro sia alla destra che alla sinistra politica liberale italiane; con la differenza che la destra vuole meno invasioni e la sinistra un po’ di più. Entrambe vogliono però , così come il buon senso vuole, la regolamentazione ed il controllo severo e rigoroso delle entrate e uscite, oltre alla assenza di autentica dissipazione dei nostri soldi pubblici (degli italiani, di noi tutti); 2. La flat tax (nel senso di come è stata teorizzata dagli economisti austriaci Von Hayek e Von Mises, successivamente dall’americano Milton Friedman) unità a meno spese e più investimenti pubblici, meno tasse; la destra ne vuole una corposa riduzione, la sinistra ne vuole lo stesso livello e probabilmente anche di più, peraltro già oggettivamente esorbitante in Italia . La diversa visione è dovuta in particolare al fatto che 3. La destra liberale auspica uno Stato italiano minimo, che si interessi e soprattutto prenda poco dalle nostre tasche; la sinistra vive invece sulle tasche degli italiani cioè sull’impiego pubblico, Conseguentemente vuole più Stato e più tasse. Si è però arrivati, in Italia, ad un punto tale di tassazione esosa da una parte e di inefficienza di tutto ciò che è pubblico dall’altra, da non potere più ampliare e premere oltre sullo Stato e sulla sua presenza nella vita dei cittadini italiani e dell’Europa sui cittadini europei. Pertanto quello che è da fare oggi, è di avviare un progressivo quanto inesorabile processo di conversione del pubblico inefficiente e non utile economicamente – inItalia e in Europa – verso la produttività. Da improduttivo a vantaggiosamente economicamente produttivo nell’interesse di noi tutti. Se questo governo si rivelerà competente, potrà mettere le basi ed avviare tale processo utile al nostro Paese ed all’Europa. 4. Sull’Europa non si discute da ambo le parti. La destra liberale è fedele tanto quanto la sinistra liberale al mercato comune europea , la differenza è unicamente che la prima è critica verso la costruzione attuale e ne esige la rimodulazione in modo da renderla equa, la sinistra politica è per il mantenimento dello status quo che tuttavia non ha funzionato e non funziona in base ai fatti. La sinistra liberale ha lo stesso buon senso della destra liberale dunque vuole , come la prima, che l’Europa sia in ogni caso equa . Chi non vuole infatti un’Europa equa? Nessuno. Il denominatore comune è nel buon senso e nell’equità. 5. La giustizia è , per la sinistra , che vuole il mantenimento e ampliamento dello status quo consentendo la sempre maggiore presenza dei giudici in politica in un conflitto di interessi costante e pericolosissimo per l’equità ed il buon senso, oltre che per l’idea stessa di “giustizia”, la sinistra è per la giustizia/scudiscio di cui servirsi per annientare le voci e gli aneliti verso una giustizia, anche qui, equa e “giusta”, di buon senso, è per una non-giustizia da adoprare per manovrare e decidere la politica dell’intero Paese , per lo più attaccando persecutoriamente e mandando al macero la nostra economia italiana (di tutti) , la destra intende non giocare a fare l’impallinato per eccellenza dei giudici sinistri ed esige una riforma che riporti l’Italia tra i Paesi in cui la giustizia è ordinariamente normale, cioè non politica, e non economicamente distruttiva. Anche qui, c’è un processo da iniziare e percorrere progressivamente che consiste nel rendere responsabili i giudici, come lo è ogni altro professionista italiano, riguardo a ciò che fanno , e i giudizi autonomi economicamente in modo da dispensare una giustizia “possibile”, sganciata totalmente dalla politica e non inflittiva contro l’economia italiana. 6. La destra liberale si batte per la diversità del pluralismo, la sinistra per il multiculturalismo. A quest’ultimo, nella declinazione integralista islamica, si oppone il fatto di venire soppressi. Nel corso dell’affermazione del multiculturalismo in salsa integralista islamica a prevalere infatti non è la multiculturalità quanto la supremazia totalitaria del credo di Allah che espressamente prevede l’eliminazione di tutti gli altri, occidentali e non – i cosiddetti non fedeli da quel particolare punto di vista – che siamo. Dunque, ci converrà puntare sul pluralismo e salvare lo Stato di diritto italiano ed europeo, piuttosto che farci eliminare tutti sullo sfondo di un errato multiculturalismo malcompreso.
Gli italiani, alle ultime elezioni del 4 marzo 2018 , hanno dimostrato di essere e di volere buon senso , liberali al contempo di destra e di sinistra. In linea di massima sembra possa filare . Bisogna aggiungere che sono necessari investimenti pubblici per dare l’avvio alla ripresa ed al nuovo corso in cui la ricchezza la produciamo noi e il benessere ce lo diamo, ad esclusione di qualsivoglia pernicioso assistenzialismo. È in tale ottica che all’Europa non andrà chiesta minore o maggiore flessibilità ma un mero, semplice ritorno e rispetto dei Trattati fondativi che non impongono lotte costrittive degli Stati membri sui propri debiti pubblici ma unicamente il “tendenziale” avvicinamento di ogni Stato membro nell’Unione. Ciò deve avvenire Progressivamente e ciascuno Stato membro autonomamente economicamente, vale a dire ciascuno secondo la propria politica economica nazionale ed i propri tempi di convergenza.

CONDIVIDI

3 COMMENTI

  1. Complimenti all’ autrice per la lucida capacità analitica e per la perfetta sintesi da perfetta liberale. La nostra cultura ha bisogno di brillanti figure, come la sua, per ricominciare a risollevarsi, con proposte concrete e fattive, scongiurando il soccombere in atto. Pluralismo, stato minimo, mercato comune, autonomia economica degli stati, tassazione al minimo, alla Hayek e Friedman, riscoperta degli antichi valori per cui stare insieme, autonomamente. Una summa liberale di una vera liberale, da cui attendo altri scritti esemplari. Rinnovo i complimenti.

  2. Un articolo che non ha nè capo nè coda. Parla del liberalismo di destra in contrapposizione al liberalismo di sinistra dandone interpretazioni fantasiose e arriva a identificare una sintesi delle due tendenze liberali nel governo giallo-verde che è invece la negazione e l’antitesi del liberalismo tout court. Si attribuisce al Governo Conte addirittura la volontà di governare i flussi migratori quando proprio Salvini, pochi giorni fa, si è schierato contro la revisione del trattato di Dublino alleandosi con Polonia, Ungheria, Slovacchia che non vogliono la redistribuzione delle quote di migranti arrivati in Italia e cioè si è schierato con i nazionalismi dell’est europeo contro l’interesse dell’Italia. La flat tax “unita a meno spese e più investimenti pubblici” è una contraddizione in termini. L’accezione più estrema del liberismo di destra non vuole solo la tassa unica e piatta ma anche la eliminazione degli investimenti pubblici, mentre le politiche di destra trumpiane, leghiste e lepeniane, tutte di stampo protezionista e anti-liberale, cioè la nuova destra americana ed europea, vogliono un neo-statalismo e un neo interventismo pubblico di fronte al quale anche le più spinte politiche keynesiane impallidiscono. Poi non corrisponde alla realtà ciò che pensano i pentastellati e i leghisti della Unione europea e nessuno di loro può essere accostato, neppure minimamente, alla tradizione europeistica liberale italiana. Inoltre si vuol far passare la destra come garante di una giustizia equanime che si schiera contro la presenza dei giudici in politica quando, proprio nella mia città (Spoleto) un giudice nel pieno delle sue funzioni si è candidato a sindaco con la destra. Anche in questo caso gli schemi che la autrice dell’articolo crede di poter usare in favore della alleanza giallo-verde, sono tutti saltati e alla destra possono essere attribuite posizioni che un tempo erano proprie della sinistra radicale e marxista. Infine mi è completamente estranea la distinzione che l’autrice fa tra multiculturalismo e pluralismo. Cerca in ogni modo di far passare come tendenzialmente liberali le politiche dei due movimenti alleati nel governo Conte che sono distanti anni-luce da una politica autenticamente liberale. Altro che liberali di destra e di sinistra uniti nel buon senso, noi siamo di fronte ad una versione inedita di populismo di destra caotico e confusionario che non potrà che provocare danni incalcolabili agli apparati pubbilci, alla finanza pubblica e alle istituzioni politiche italiane. I liberali, quelli veri non possono che opporsi risolutamente e coerentemente a questo governo pericolosissimo.
    Maurizio Hanke

  3. Innanzitutto grazie all’autrice per l’articolo e lo spunto di riflessione ed ad entrambi i commenti. Se mi è concesso vorrei anch’io palesare tutte le mie perplessità su questo governo ed al suo programma. Ritengo nel mio modo intendere lo Stato che questo dovrebbe essere il meno invadente possibile nell’economia ed apprezzo a questo riguardo il pensiero di Von Mises, detto questo penso che sia scontato che non ho quindi nessun legame affettivo e diciamo ideologico on i passati governi che hanno cercato di gestire la crisi nata con il credit cruch (con l’eccesione forse le governo Monti che tra le enormi difficoltà del momento ha cercato di fare quello che poteva perlomeno con più serietà di altri). Aggiungerei ancora che credo che gli Stati ed aggiungiamoci anche le banche quando stanno per andare a gambe all’aria devono poter fare default, non ha senso infatti che questi stiano in piedi grazie ai soldi dei contribuenti. Non vorrei dilungarmi troppo ma vorrei anche aggiungere che i vari Quatitative easing adottati da vari Istituti Centrali non sono privi di ricadute date dall’aumento della base monetaria. Ma una più o meno attenta politica di bilancio dei Paesi membri dell’area periferica dell’UE con l’aiuto della BCE che acquistava i ns titoli del Tesoro hanno fatto si che di fronte ad una tale distorsione del mercato creata creata da un’artificiale espansione del credito ed aumento del circolante abbiamo potuto comunque stare in piedi. Per dirla molto in breve senza il Draghi e senza il Monti, nonostante tutte le miei riserve teoriche, viste la dimensione del problema (Stati e banche in genere e quindi se riflettiamo non solo l’Italia hanno creato un tale “buco nero” con i loro debiti che un effetto domino ben più grave di quello scongiurato con la Lehman, avrebbe effetti devastanti non solo per i risparmiatori ma per le stesse valute le quali prive i un sottostante potrebbero evaporare in un niente) hanno finora evitato una ben più grave crisi del debito. Considerando tutto questo, e finisco, oltre a trovare ben poco di liberale in questo Governo, basti pensare al reddito di cittadinanza ed a certi pruriti protezionistici, il non vedere l’Esecutivo preoccupato a tappare i buchi da esso stesso creati (non credo che Einaudi avrebbe applaudito) al di la della promesse di non intendere uscire dall’Euro sono estremamente pessimista sulla esito di questa politica. Ripeto, ritengo che lo Stato debba per quanto possibile restare piccolo e tanto meno non amo gli organismi sovragovernativi ma permettetemi il un po’ di pragmatismo e dire che a Roma qualcuno sta giocando con fuoco e questo oltre a non essere liberale non è neppure un buon modo di governare.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here