(non tutte dovute al genio artistico dei nostri sommi architetti)

Sembra che il cambiamento promesso dai vincitori delle ultime elezioni agli Italiani possa riguardare tutto ma non la corruzione.

La mala-amministrazione appare intoccabile. Anche per la costruzione del nuovo Stadio della Associazione Sportiva “Roma” una “cupola” criminale avrebbe messo in piedi un sistema di corruzione tale da coinvolgere rappresentanti di partiti politici italiani sia di governo sia di opposizione.

Naturalmente, occorrerà attendere l’esito dei processi per avere un quadro preciso e definitivo delle responsabilità di vario genere connesse all’accaduto, ma certamente, quanto a meno a livello di boatos, la “diversità morale” che sistematicamente è promessa dagli uomini politici di turno agli elettori Italiani si rivela una meta irraggiungibile.

Con un po’ di ottimismo e per non perdere del tutto la speranza si può aggiungere: almeno, rebus sic stantibus.

Perché tale apertura a un migliore orizzonte? Perché se i sistemi elettorali, concepiti e realizzati nel “decennio nero”, saranno, con un’augurabile presa di coscienza dell’attuale maggioranza parlamentare, cancellati dal nostro ordinamento, si porrà finalmente fine alla cooptazione dei rappresentanti del popolo(!) da parte un’altra “cupola”, quella dei Capi-partito, che non fa onore al senso democratico degli Italiani.

Solo a Rosatellum rasato al suolo, gli elettori, liberati dalla benda posta sui loro occhi, potranno scegliere deputati e senatori, con la speranza che pongano maggiore attenzione alla correttezza dei candidati; quella, ovviamente, di cui hanno dato prova nella vita civile.

Con un doveroso pessimismo e per evitare di dare alla speranza ali troppo spiegate, si deve aggiungere: nei limiti che il Paese potrà offrire a un panorama di “buongoverno”.

La corruzione in Italia ha origini lontane: risale ai tempi del basso impero romano e trova un formidabile incentivo nel perdonismo cattolico che permea sia l’ordinamento giuridico nazionale sia la mentalità dominante tra i cittadini.

Il “male” aveva dimensioni preoccupanti anche quando Giacomo Leopardi aveva scritto il suo Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani.

Il Poeta vedeva con lucidità la corruttela dei suoi connazionali e non era tenero con loro. Faceva capire che, già al suo tempo, s’era perso il ricordo di un autore come Voltaire che affermava il principio secondo cui chiunque perdoni un delitto se ne rende complice.

Oggi la situazione sembra ancora più sconvolgente. Sono crollati, in progressione storica, i cosiddetti valori risorgimentali, post-risorgimentali e resistenziali.

Sono cadute le fedi in uomini che promettevano un Sole dell’avvenire rivelatosi fasullo perché tramontato prima di sorgere (né se n’è individuato uno diverso e più brillante rispetto a quello presente) e perché sostituito dagli arricchimenti abnormi degli uomini della Nomenklatura.

Sono naufragate le asserzioni e le chimere di altri fanatici sui popoli eletti da Dio, sui sacri valori della Patria, che sono state alla base del desiderio di distruzione reciproca tra ebrei e tedeschi, realizzatosi, come sappiamo tragicamente a danno dei primi.

La scristianizzazione dei costumi, lamentata da umili parroci e alti prelati, ha dimostrato che mentre la minaccia delle pene dell’inferno non spaventa più nessuno, il perdonismo religioso, congiunto al buonismo “laico-sinistrorso”, continua a rimettere in circolazione criminali d’ogni risma e tra essi anche peculatori incalliti.

La nuda realtà della giungla umana, sempre più priva di regole di ordinata convivenza, in Italia è ormai fuori controllo.

I tempi di Giacomo Leopardi potrebbero rappresentare il ricordo di un passato ancora “mitico”.

I furbi pensano di arricchirsi a danno degli onesti, utilizzando una legislazione che continua a essere pensata e fatta ad hoc per una sostanziale clemenza nei loro confronti.

Nessuno impegna quattrini nella consapevolezza di trovare nel Bel Paese mille ostacoli per la realizzazione dei propri progetti e di doverli superare “al suon di mazzette”.

Lo stato della corruzione nel Paese scoraggia sempre di più gli stranieri che dirottano altrove i loro capitali. Il danno prodotto dalla corruzione pubblica e amministrativa non è, quindi, soltanto d’immagine, o per così dire, morale, ma diventa gravemente preoccupante sotto il profilo economico, perché induce anche gli Italiani abbienti a investire fuori dai propri confini.

Combattere la corruzione in Italia sta assumendo i connotati di una battaglia necessaria anche se c’è chi la considera persa in partenza (non ancora, si dice, come quella in Sud America contro i Narcos, ma neppure da essa molto lontana).

Ruit hora! Il nuovo Parlamento deve rimboccarsi le maniche. E’ tempo di modificare il Rosatellum, anche per dare la fiducia a chi ha votato per il cambiamento che esso cominci proprio dalle sedi dove dovrebbe sedere il popolo sovrano in luogo dei nominati dai Capi-partito.

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