Agli Italiani scimmiottare i Francesi è sempre piaciuto. E così, ammirati che i cugini d’Oltralpe hanno avuto ben cinque Repubbliche, gli uomini politici del Bel Paese, seguiti dal giornalismo meno dedito ad approfondimenti concettuali, parlano, da tempo, del tutto a sproposito e contro ogni storica verosimiglianza, di Prima, Seconda e Terza Repubblica.
In realtà, in Francia, il succedersi delle Repubbliche è sempre stato tremendamente serio, preceduto da fatti traumatici e seguito da elaborazioni dottrinarie e giuridiche di notevole rilievo. (*)
Niente di tutto ciò è avvenuto in Italia, dopo la prima Costituzione Repubblicana, l’unica alla cui stesura provvide gente, magari molto, forse anche troppo ideologizzata, ma capace di scrivere in ottimo italiano e consapevole dei fini che s’intendevano raggiungere.
Per scimmiottare la Francia, ci era bastata, negli anni Novanta del secolo scorso, una raffica di comunicazioni giudiziarie, dette con la consueta, italica ipocrisia “avvisi di garanzia”, per far parlare di Seconda Repubblica.
Il tutto era successo, senza cambiare nulla di veramente importante nel nostro Ordinamento Giuridico e introducendo nuove difficoltà per il disbrigo delle gare di pubblici appalti che avevano fatto solo da moltiplicatore per i fatti di corruzione. Essi, infatti, erano notevolmente aumentati, per le mazzette pretese dai funzionari e dai politici per il superamento degli intoppi introdotti.
Di recente, il Movimento delle Cinque Stelle e la Lega hanno annunciato la nascita della Terza Repubblica. Nel corso delle nostre più recenti elezioni si era parlato molto di cambiamento, ma i mutamenti, per ciò che riguarda il nostro ordinamento giuridico non erano stati neppure enunciati.
Si era parlato di una diversa politica estera, dove le regole sono poche e facilmente intellegibili, e, in verità, qualcosa di diverso si è già visto.
Si erano fatte promesse socio-economiche, sulla scia del miglior sinistrismo italico, ma i tempi sembrano dimostrarsi più lunghi del previsto.
Di promesse modifiche sostanziali e radicali della nostra Carta fondamentale, però, e di mutamento delle regole della nostra convivenza civile, neppure l’ombra!
In realtà, nel Bel Paese mancano, da tempo, anche adeguati movimenti di opinione tendenti al cambiamento non soltanto a livello popolare, ma anche nelle sfere cosiddette “intellettuali”.
La gente che sa leggere e scrivere, anche per sue colpe di servilismo acritico verso i politici (prima democristiani poi di centro-destra e centro-sinistra) è stata messa brutalmente da parte da leader desiderosi di seguaci “usi a ubbidir tacendo”. Il latinorum dei collaboratori è stato bandito come pericoloso per la tranquillità psicologica e per la stabilità politica delle leadership
Neppure si è accennato, da parte dei due Dioscuri vittoriosi, a riforme dell’ultima legge elettorale, il Rosatellum, emblematica delle stesse nefandezze del “decennio nero”, di cui, però, essi hanno beneficiato come vincitori della competizione.
Rebus sic stantibus, che cosa è successo?
I due Movimenti del Cambiamento, vittime di suggestioni “antiche” e condizionanti (rispettivamente provenienti o dalla Sinistra tradizionale, per il Movimento Cinque Stelle o dalla Destra berlusconiana, per la Lega) hanno dato, immediatamente, prova di non sapere imprimere una svolta veramente radicale alla politica interna dello Stato Italiano. Voce grossa all’esterno, sì; poca refrattarietà ai ladrocini di sempre, in casa!
Leader che promettevano, con le stesse parole usurate dei loro predecessori, il “nuovo”, il “diverso” hanno lasciato, sinora, che il Paese s’incamminasse sulla consueta strada di corruzione e di pessima amministrazione. Unica variante: il grido “Chi sbaglia, paga”.
Il popolo italiano è rimasto sconcertato e sgomento e non sa per il futuro che pesci prendere.
In verità, sin dai discorsi uditi nel corso della campagna elettorale si doveva capire che nessuno dei due leader (poi risultati “vittoriosi”) puntava a una profonda trasformazione dell’ordinamento giuridico-istituzionale e politico e indicava le misure normative adeguate per giungervi. Nessuno spiegava, con chiarezza, i motivi che avevano reso la vita civile e amministrativa degne di un Paese arretrato e incapace di dare una svolta al proprio destino. Nessuno manifestava l’intenzione di creare su nuove basi costituzionali e ordinarie uno Stato capace di contrastare una tradizione di corruttela divenuta prevaricante, non solo sotto il profilo etico ma economico (nessuno investe più in Italia e anche i nostri imprenditori – che possono farlo – preferiscono andare all’estero).
La “rivolta” dei due Capi-partito vincenti contro il malcostume politico e amministrativo si è dimostrata, al di là di reboanti espressioni di sdegno, del tutto sterile, indistinta, vaga e confusa; ha seguito la mentalità dominante nel Bel Paese, tesa, per inveterata abitudine, a furbizie tattiche e a giochi di potere di basso livello.
Ancora “nave senza nocchiero in gran tempesta”, l’Italia sembra destinata a permanere, chissà per quanto tempo ancora, nella condizione non di “donna di provincia ma bordello”!
D’altronde, i due leader, alla ricerca disperata delle responsabilità dei loro seguaci “mariuoli”, si trovano in una condizione di tragica impotenza.
I meccanismi elettorali li hanno favoriti perché come gli altri Capi-Partito hanno potuto selezionare i propri rappresentanti in Parlamento (disattendendo le più che legittime aspettative di scelta della gente) sulla base esclusiva di una comprovata e guareschiana (dallo scrittore riferita ai trinariciuti del P.C.I.) “obbedienza pronta, cieca e assoluta”. Li hanno lasciati soli, però, con un esercito di giovani volenterosi non solo privi della volontà e della capacità di contrastarli ma anche di immaginare la benchè minima riforma costituzionale meno sgangherata e approssimativa di quella del trio Renzi, Boschi, Verdini.
Se avessero seguito gli insegnamenti della Storia, avrebbero capito che nessuna seria rivoluzione o rivolgimento radicale o cambiamento che dir si voglia si può fare senza teste, non solo pensanti, ma dotate degli strumenti di conoscenza per incidere in profondità.
Un film di Rob Reiner s’intitolava “Non è mai troppo tardi”. Mi sembra l’unico augurio che possiamo farci, ricordando anche la celebre frase di Rossella O.Hara in Via con il vento: “Dopotutto, domani è un altro giorno!”

(*) Nota storica (di lettura ancora più facoltativa dell’articolo stesso, ovviamente) La prima Repubblica Francese, creata a seguito di un evento sconvolgente come la rivoluzione del 1789, cessò di esistere nel 1804 dopo l’incoronazione di Napoleone come Imperatore. La seconda Repubblica fu successiva ad altri moti rivoluzionari, quelli del 1848 e finì per effetto di un colpo di Stato che diede luogo alla nascitadel Secondo Impero. Anche per la Terza Repubblica gli eventi furono drammatici: la sconfitta di Sedan del 1870 al termine della guerra Franco-Prussiana. Essa durò fino all’invasione tedesca del 1940 che diede luogo al regime di Vichy. Fuori della “successione Repubblicana”. Con la Quarta Repubblica ci avviciniamo ai tempi della nostra prima Repubblica: secondo dopoguerra mondiale (1946). La Quinta Repubblica fu instaurata da Charles De Gaulle, richiamato al potere dopo i noti fatti d’Algeria. Naturalmente, fior di giuristi d’Oltralpe, provvidero sempre, come s’è detto, alla stesura di Costituzioni che sapevano ben contrassegnare le differenze tra i vari ordinamenti giuridici che si succedevano nel tempo.

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