La scuola è l’istituzione destinata all’educazione, all’istruzione ed alla formazione dei cittadini di uno Stato.
La maggior parte dei Paesi hanno sistemi di educazione formale generalmente obbligatori – obbligo formativo – nei quali gli studenti progrediscono nell’acquisizione della conoscenza attraverso la frequenza di varie tipologie e gradi di scuole.

A partire dal 1792, a seguito della Rivoluzione, in Francia la scuola divenne pubblica, obbligatoria e gratuita. Nel 1810, Gioacchino Murat, decretò l’obbligatorietà della scuola primaria per i sudditi del Regno di Napoli, obbligo formativo che tuttavia fu scarsamente osservato.

L’ordinamento scolastico italiano fu profondamente riordinato nel 1923 dal ministro Giovanni Gentile, ministro dell’Istruzione dal 1922 al 1924, con una profonda riforma che rimase in vigore addirittura sino agli inizi del XXI° secolo.

In Italia, l’obbligo scolastico, fu fatto effettivamente osservare solo a partire dagli anni trenta del XX° secolo, ci volle addirittura una trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi” della RAI, negli anni sessanta dello stesso secolo scorso, per cercare di alfabetizzare – almeno in parte – il milione e passa di italiani, che all’epoca erano ancora completamente analfabeti.

Solo nel secondo dopoguerra l’obbligo scolastico fu innalzato e portato a quattordici anni e solo poco prima dell’inizio del XXI° secolo tale obbligo è stato finalmente portato a 16 anni di età.
L’innalzamento dell’età dell’obbligo scolastico, dovrebbe essere garanzia di un livello culturale della società più alto.
L’opportunità per tutti i cittadini di sperimentare, con strumenti e motivazioni adeguati, corsi di istruzione superiore, crea i certamente presupposti del successo individuale sia nel campo dell’istruzione ed conseguenza in quello professionale e dell’inserimento nel mondo globalizzato del lavoro.

Occorre ovviamente che ciascuno, possa consolidare ed ampliare le proprie conoscenze e competenze, mettere a fuoco le proprie capacità e quindi scegliere con maggiore consapevolezza il percorso di istruzione e di formazione, creando le condizioni perché tutti abbiano uguali opportunità di partenza, perché ciò consenta a ciascuno di scoprire e coltivare le proprie capacità e le proprie vocazioni inidividuali.

Nell’Italia odierna, le varie riforme della scuola che si sono succedute negli anni a firma di vari ministri della repubblica, hanno portato la scuola a livelli talmente bassi da far pensare ad una deliberata distruzione del sistema scolastico come un obiettivo politico da parte delle classi dirigenti, che non ad un incidente di percorso.

Chi si stupisce che la scuola dia sempre meno una formazione culturale deve sapere che questo è considerato da molti desiderabile – allorché non lo si possa chiaramente dichiarare – nella società globalizzata che si va realizzando.
«Gli studenti non sanno l’italiano» era la a denuncia di 600 professori universitari, così come titolava il “Corriere della Sera”, notizia uscita solo pochi giorni dopo quella dell’abbassamento dei requisiti minimi per l’ammissione all’esame di maturità, come riportato da “Repubblica”: “Esame maturità, basterà la media del 6 per essere ammessi“, primo atto di governo dell’allora ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, mentre la legge precedente prevedeva – molto più giustamente – che ci fosse almeno il 6 in tutte le materie.
Non sorprende che anche George Orwell indicasse nella sua distopia (società o comunità altamente indesiderabile o spaventosa) la distruzione della scuola come mezzo per dominare e governare la Società, ricordiamo che uno dei tre slogan del suo romanzo era “L’ignoranza è forza”, essenzialmente questo slogan vorrebbe significare che maggiore è la conoscenza di un individuo, tanto più esso è preda di dubbi e contraddizioni del pensiero, tanto meno esso sa, quanto più egli sarà in grado di agire secondo i dettami che gli vengono imposti.

Citiamo un estratto di articolo del filosofo Massimo Cacciari, che bene esprimere e delinea la condizione in cui la scuola ed in conseguenza di ciò la Società italiana oggi di trova:

“Chiariamo: la colpa non è degli studenti, né degli insegnanti, ma di chi ha smantellato la scuola disorganizzandola.
L’impianto dei vecchi licei è stato smontato senza riflettere su quali competenze siano comunque basilari per qualsiasi corso di studi.
Prima c’era il nucleo forte di materie come italiano, latino, storia e filosofia al classico, lo scientifico cambiava di poco con l’aggiunta di matematica.
Adesso si taglia il latino, si taglia la filosofia, pilastri per un apprendimento logico.
Sembra che l’unica cosa indispensabile sia professionalizzare, ma non si vuole capire che alla base di ogni apprendimento ci sono le competenze linguistiche.
Il potere ha la necessità di mantenere i sudditi nella perpetua ignoranza, in modo che essi, non sapendo cosa sia realmente il potere, non avendo coscienza dei reali rapporti di forza, nemmeno possano rivoltarsi, ne addivenire alla via che porta all’insurrezione.
Da sempre il potere mira a mantenere i sudditi nello stato dell’ ignoranza – per questo la scuola, l’università e il mondo della formazione sono oggi sotto assedio, in ragione del fatto che gli uomini istruiti, formati, colti potrebbero insorgere e dare noie a chi dall’ alto amministra le nostre vite.
Aumenta quindi l’importanza della cultura e del sapere come forma di autocoscienza mediante la quale gli uomini possono anche contestare i rapporti ingiusti nei quali si trovano proiettati.
E’ importante più che mai valorizzare i luoghi della formazione culturale come scuole e università, che sempre più spesso tendono ad essere distrutte mediante la violenza economica, ossia la definanziarizzazione come metodo di governo, oppure vengono riconfigurate come luoghi di addestramento al pensiero unico politicamente corretto, ossia come luoghi in cui si insegna a non sapere.
Non vi è gesto oggi più rivoluzionario rispetto alla riappropriazione della nostra cultura e delle nostre radici culturali”.

L’unica risposta che si può dare a tutto ciò non può essere che quella che Antonio Gramsci scrisse sul primo numero di “L’Ordine Nuovo” il primo maggio 1919:
“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”.

 

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