Il prossimo vertice europeo si presenta molto problematico, particolarmente per l’Italia. La Brexit ha già molto indebolito l’Unione Europea. Successivamente ad Est il gruppo dei Paesi di Visegrad ha aperto una nuova ferita. Infine i problemi non di poco conto posti dal nuovo Governo italiano, di fronte al velleitarismo poco consistente di Macron ed alla indebolita leadership della Merkel, contestata persino all’interno della sua stessa maggioranza di Governo in Germania, rischiano di determinare una situazione senza precedenti. Il Ministro Salvini sta invitando il Premier Conte a disertare l’appuntamento sulla base di un testo predisposto dalla Presidenza, che sembra inaccettabile dal punto di vista italiano, perché, anziché accoglierne le richieste di modifica del Trattato di Dublino, ne rivendicherebbe la puntuale applicazione.
Appare indiscutibile che il problema delle migrazioni dall’Africa, al momento attuale, sia il più grave che l’Unione si trova chiamata ad affrontare ed, in mancanza di una personalità forte in grado di mediare e poi determinare un accordo, il rischio che il vertice fallisca è molto alto. Questo rappresenterebbe un colpo durissimo ad un processo di unione che, anziché politica, si sta rivelando soltanto economica e monetaria. Se, in un momento in cui i popoli europei, ciascuno per ragioni diverse, hanno perso l’entusiasmo della fase iniziale, arrivasse una così grave battuta d’arresto, tutta la faticosa costruzione di quello che era stato sognato dai padri fondatori col manifesto di Ventotene, potrebbe crollare.
L’Italia, forse per la prima volta, dopo anni si sta facendo sentire, ma non vorremmo che tale ritrovato protagonismo, tendesse soltanto a rendere il confronto ancora più difficile di quanto non lo sia stato negli ultimi anni, certo non esaltanti. La nuova situazione internazionale, da una parte, con gli USA che hanno deciso il proprio disimpegno dall’Europa e minacciano dazi per rendere ancora più difficili i rapporti e, dall’altra, con una pressione senza precedenti di masse africane, che vedono nel nostro Continente una immagine di opulenza dalla quale sono irresistibilmente attratti, tanto da investire i pochi risparmi di cui dispongono e rischiare la vita, pur di approdarvi, imporrebbe una energica e comune azione dell’UE. La speculazione di numerose ONG, che facilitano questa fuga di massa, spesso in accordo con gli scafisti, rende il compito di fermare l’esodo ancora più difficile. La prima decisione che concordemente i Paesi europei dovrebbero assumere, sarebbe quella di imporre l’allontanamento dal limite delle acque territoriali libiche di tali navi di presunti salvatori. La minaccia di Salvini di chiudere i porti italiani non basta, anzi, dopo un segnale di fermezza rivelatosi molto positivo, persistere in una chiusura netta, potrebbe realmente compromettere i rapporti con i partner europei, non risolvendo il problema, che finirebbe col ricadere, come è avvenuto negli ultimi giorni, sulle spalle della nostra Guardia Costiera e della nostra Marina Militare.
Non c’è altra strada che il negoziato continentale. Macron dovrebbe rinunciare al proprio sempre ritornante riflesso bonapartista, i Paesi dell’Est dovrebbero accettare la propria quota di ricollocamenti, la Merkel dovrebbe risolvere rapidamente i problemi interni con la CSU e riassumere una forte guida di una Unione, che altrimenti rischia la disintegrazione. Se è vero che i momenti di difficoltà sono quelli in cui la politica deve ritrovare il suo primato per consentirle di andare avanti, questo potrebbe essere uno di tali appuntamenti imperdibili. Bisognerebbe mettere a disposizione un fondo europeo importante per realizzare sul continente africano i centri di accoglienza ed identificazione ed, allo stesso tempo, sostenere iniziative economiche per dare prospettive di lavoro e di progresso nei loro Paesi di origine ai migranti e così indurli a recedere dal proposito di fuggire. Sarebbe altresì necessario rinnovare, in forme più accettabili e con una equa divisione degli oneri di redistribuzione, il trattato di Dublino per quanto concerne i rifugiati.
Il Governo italiano ha avuto il merito indiscutibile di aver scosso l’albero, ora si tratta, con buon senso, di evitare che i frutti di tale iniziativa marciscano a terra, ma che se ne possa fare buon uso con equilibrio e spirito unitario. Sappiamo che è difficile, ma su questo terreno si gioca il futuro dell’Europa, che avrebbe un’occasione eccezionale per dimostrare alla Gran Bretagna che la Brexit, come si va constatando ogni giorno, è stata un errore, anziché dover certificare che i britannici avevano ragione, perché l’Unione continentale aveva fallito lo scopo al quale mirava l’iniziale ambizioso progetto.
Il Governo italiano ha oggi il compito, dopo aver ritrovato l’energia sufficiente a farsi sentire, di contribuire a creare un nuovo clima di collaborazione ed una nuova ispirazione costituente per gli Stati Uniti d’Europa. Sarebbe il modo per valorizzare in senso positivo la indiscutibile novità che esso rappresenta nel panorama politico internazionale, anziché alimentare sospetti e, spesso infondate, polemiche.

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