A dispetto degli umori acidi dei salotti-bene capitolini e provinciali, il gradimento dell’attuale governo (definito giallo-verde, proprio a causa del colore delle secrezioni biliari degli avversari politici) sembra essere piuttosto alto.

Certo non si può credere ai sondaggi truccati che di tanto in tanto appaiono sulla stampa o in televisione, ma si può cogliere il mutamento di opinione di molta gente a diversi livelli, che non trova spiegazione solo nel “girellismo” degli Italiani (soprattutto di quelli con pretese intellettuali e colte), già messo alla berlina da Giuseppe Giusti.

Tutto bene, allora?

No: i vizi d’origine dell’attuale Parlamento e conseguentemente della compagine di governo non cessano per virtù magiche.

Un potere legislativo e un potere esecutivo di “nominati” restano una vergogna indifendibile per uno Stato che pretende di essere democratico (secondo la dizione greca: demos=popolo) o populista (secondo la dizione latina: populus=popolo, ancora una volta, con identico significato, a dispetto dell’accentazione dispregiativa suggerita dall’ignoranza).

Oltretutto, gente scelta dai Capi-partito e portata in Parlamento con un voto obbligato al fine di eseguire con “obbedienza, pronta, cieca e assoluta” le direttive di “piattaforme mediatiche”, le “voci dei gazebi” e altre simili amenità astratte, non ha la capacità professionale di capire ciò che deve fare (salve naturalmente, le eccezioni che, comunque, confermano la regola) e deve ricorrere a personaggi esterni alla compagine politica che spesso creano più guai di quanti i creduloni incolti pensavano che potessero risolvere.

Alcuni episodi, persino commoventi, di dabbenaggine amministrativa (a livello al momento solo locale ma ipotizzabili anche in sedi centrali) e costituiscono una riprova eloquente delle ottime ragioni per cui i nostri nonni e i nostri padri ricorrevano a rappresentanti più o meno illustri della società civile, coinvolgendoli nell’attività parlamentare ed esecutiva, per fare realizzare progetti politici di una certa importanza e di notevole complessità tecnica, giuridica e amministrativa.

Naturalmente, fino a questo momento, nessuno parla di un ritorno alle urne al solo fine di dare al Paese un Parlamento conforme a regole rigorose di selezione veramente popolare dei propri rappresentanti nè di fare in modo di dotare la task-forcedell’Esecutivo di personalità eminenti, senza doverle cercare necessariamente fuori dai recinti partitici, affollati di volenterosi seguaci del Capo, spesso incompetenti.

L‘insicurezza dei maggiori leader in campo di reggere alla prova dei fatti per provvedimenti di un certo impegno, conduce la battaglia in vista delle prove elettorali future a una serie di conseguenze nocive all’interesse generale dei cittadini.

In primo luogo, li spinge a concentrarsi sui temi maggiormente demagogici e di più facile presa sulla gente comune.

Con l’aggravante che se il Governo e il Parlamento sono in buona sostanza bipolari, come sono le due attuali istituzioni repubblicane, la trovata di successo di uno dei Dioscuri può spingere l’altro su sentieri scoscesi che hanno solo l’apparenza di condurre da qualche parte e in realtà li portano solo in cul de sac.

Fuor di metafora e parlando con ruvida chiarezza, la fortuna popolare di cui sta godendo la ferma posizione italiana sul problema dell’immigrazione, di severa critica della pilatesca posizione dell’Unione Europea rischia di spingere l’altra forza politica di governo ad arrampicarsi sugli specchi scivolosi dei pretesi trattamenti di favore di alcune categorie di funzionari in quiescenza con risultati assolutamente inadeguati a risolvere i “buchi” del bilancio statale e certamente capaci, però, di stimolare un’odiosa caccia alle streghe di più ampie proporzione (perché quelli sì e altri no? I dipendenti della RAI non sono pagati da soldi dei contribuenti? E così di seguito in un crescendo rossiniano d’italica potenza) che si risolverà per gli inesperti leader in una toppa peggiore del buco.

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