Una lunga vacanza per il buonismo, concetto caro ai perbenisti di casa nostra che per anni ha invaso giornali, radio, Tv oltre agli ormai immancabili social network.

Il “politichese” della Prima Repubblica ha lasciato il posto ad un linguaggio più immediato e diretto talvolta rude che però a quanto pare funziona perchè ritenuto vicino al sentimento popolare.

La politica cambia pelle, simboli, slogan e quindi anche parole.

Il nuovo termine è entrato ufficialmente nel dizionario della linguia italiana colmando probabilmente un vuoto lessicale che nei fatti è anche ideale.

Il dizionario Treccani così lo definisce: “Ostentazione di buoni sentimenti, di tolleranza e benevolenza verso gli avversari, o nei riguardi di un avversario, specialmente da parte di un uomo politico; è termine di recente introduzione ma di larga diffusione nel linguaggio giornalistico, per lo più con riferimento a determinati personaggi della vita politica”.

Il buonismo, che è meglio precisare non è sinonimo di buono oppure di bontà semmai ne è il suo volto peggiore, è percepito da tanta parte dell’opinione pubblica come intriso di ipocrisia ideologizzata.

Il buonismo e con esso i buonisti possono nascondere in realtà convinzioni diverse da quelle enunciate, celate per convenienza più che per reale convinzione.

E’ naturale che alcune tematiche di stringente attualità (immigrazione clandetina, gestione campi rom, legittima difesa) affrontate sino a ieri attraverso le lenti deformanti del buonismo appaiano oggi diverse e non perchè la cattiveria o il “cattivismo”  abbiano di colpo il bene.

Semplicemente perchè l’approccio ai problemi è mutato: il “paese reale” non intende a tutti i costi edulcorare, addolcire fenomeni che invece devono essere affrontati con il piglio necessario anche se caratterizzato da apparente rozzezza.

Il pollitically correct, ovvero l’arte della diplomazia, della sobrietà lessicale imposta dall’alto sembra finito in una zona d’ombra avendo ceduto, per quanto attiene alla semantica, a ben altre forme e metodi.

L’aver insistito per anni nel voler comprendere, capire, tollerare ha prodotto stanchezza, insofferenza, irritabilità cioè esattemente l’effetto contrario.

Le suggestioni inconcludenti figlie della bontà “per forza” non pare trovino più facile dimora nel Belpaese, non più disposto ad accettare dalla politica provvedimenti ritenuti lontani dal sentire comune sebbene caratterizzati da una pietas che tanti vorrebbero relegata al campo religioso e spirituale.

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