Vi sono delle espressioni, come per esempio, “movimento (o partito) anti-sistema” che entrano nell’uso comune senza che ne sia stato mai chiarito in modo esauriente il significato. Che cosa s’intende per sistema e che cosa significa volerlo combattere? Può un movimento autodefinirsi “anti-sistema” senza che i propri leader e i suoi seguaci sappiano indicare quale e dove sia il male nel “sistema” da abbattere?

Il “sistema” che ci appartiene e di cui bisogna discutere è necessariamente quello delle liberal-democrazie: id est le comunità organizzate che hanno costruito le loro società sulla base del liberalismo politico e sul liberismo economico.

Il “sistema”, per la maggioranza dei suoi utenti, ha funzionato abbastanza bene sino a un certo punto della storia dello sviluppo economico dei popoli che l’avevano adottato; poi sì è inceppato. Perché?

A parte taluni effetti abbastanza sconvolgenti della cosiddetta “globalizzazione” (trasmigrazioni di massa e conseguenti alterazioni del mercato del lavoro; delocalizzazione di attività produttive; concorrenza falsata dall’ occupazione di lavoratori a bassa paga nei regimi autoritari o economicamente arretrati; atomizzazione della vita degli individui e perdita dei riferimenti con entità entrate a far parte delle consuetudini di vita, come famiglia e collettività nazionale e così via) la vera crisi del “sistema” si è avuta quando il potere politico, espresso dai cittadini di uno Stato, s’è avveduto che le vere leve di comando per il governo delle liberal-democrazie erano passate poco a poco nelle mani delle grandi centrali finanziarie del Pianeta.

La risposta alla “crisi” è stata pronta e immediata nella parte Anglosassone del mondo Occidentale, in forte ritardo e molto stentata in quella Euro-continentale.

In altre parole, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, grazie allo loro cultura politica ispirata all’ empirismo, alla laicità, al pragmatismo operativo e alla più profonda contrarietà a verità assolutistiche e indiscutibili (da chiunque e comunque rivelate) hanno capito con esattezza che cosa si dovesse veramente combattere; sul fronte diverso, l’Unione Europea, gestita, in buona sostanza, da burocrati, prevalentemente di cultura bancaria e non da uomini politici, s’ è trovata impantanata in mezzo al guado.

Mentre, quindi, i due fenomeni della Brexit e della vittoria elettorale (con il progressivo, inarrestabile trionfo delle politiche di revisione liberale) di Donald Trump si sono mossi in uno scenario compatto di convinta e meditata necessità di “rivoluzionare” l’assetto esistente, sconfiggendo l’alta finanza e la grande industria (coalizzate) e costringendole a “mollare la presa, almeno sull’ Inghilterra e il Nord-America, nell ’Eurocontinente una simile, lucida consapevolezza e una tale precisa individuazione del nemico da battere è del tutto mancata e ciò ha consentito all’ Unione Europea, divenuta la destinataria privilegiata delle direttive degli Uffici di Wall Street e della City, di continuare a condannare, attraverso i suoi burocrati, sottratti a ogni controllo politico, gli Stati membri alla perdita di ogni sovranità e sostanzialmente a una lenta agonia.

Inoltre, mentre nei due Paesi Anglosassoni, lo schieramento “anti-sistema”, è stato caratterizzato dall’ unitarietà degli obiettivi da raggiungere e dall’ assenza di sostanziali divisioni al suo interno, in Italia, il primo Paese dell’Unione Europea in cui v’è stato, comunque, un sussulto di ribellione allo status quo ante, i Movimenti che si sono proclamati “anti-sistema”, essendo nati in una collettività di gente adusa, da due millenni, all’ osservanza, senza se e senza ma, di ideologie, religiose o filosofiche, sempre di carattere dogmatico, hanno rappresentato due facce profondamente diverse della stessa medaglia.

In altre parole, Lega e Movimento delle Cinque Stelle si sono dimostrati, subito, movimenti ispirati non da motivazioni logiche e pratiche, come quelle inglesi e americane, ma da reazioni emotive determinate da una lunga consuetudine di passata adesione alla Destra e alla Sinistra italiane.

L’ Euroscetticismo delle due forze politiche, lungi dall’ essere motivato com’ è avvenuto in Inghilterra e nel Nord-America dalla dipendenza, negativa e devastante, dei burocrati di Bruxelles dagli Uffici di Wall Street e della City, si nutre solo degli storici contrasti tra i vari Paesi del Continente, che nella generale, constatata rovina comune tentano, ognuno, di trarre per sé il massimo dei vantaggi.

In conseguenza, anche i due movimenti sedicenti “anti-sistema” italiani, riusciti premiati dalle urne, non si ritrovano tra le mani un vero programma comune di battaglia ai centri di potere Europei, nell’ interesse dell’intero Paese, ma continuano a fronteggiarsi per acquisire l’uno più consensi dell’altro in future elezioni, proponendo e facendo ben altre battaglie, ispirate o alle loro passate e defunte ideologie o ai pregressi rapporti con altre forze politiche italiane.

Dopo essere riuscite a nascondere le loro “antiche, consolidate e invincibili” simpatie di natura ideologica (per il solo, limitato periodo dello svolgimento della campagna elettorale) entrambe quelle forze politiche non sono state più capaci di “mascherarle” a urne chiuse e hanno continuato a stilare i loro programmi di governo finalizzandoli al loro rispettivo, desiderato maggior successo elettorale futuro.

Naturalmente, il Movimento Cinque Stelle, nel suo insistito tentativo di collegarsi al partito democratico ha mostrato i limiti della sua posizione di autonomia “anti-sistema”, perché ha tentato di recuperare, senza titubanza alcuna, il peggio della tradizione democristiana e socialdemocratica e appare, oggi, fortemente penalizzato da tale sua posizione.

Orfano degli eredi di Stalin e della parte del partito cattolico italiano più a sinistra, il Movimento della piattaforma mediatica ha tentato, in prima battuta, di avviare un’intesa di governo con il partito democratico di Renzi, dando, così, prova di un “girellismo” post-elettorale, degno della nota, poesia sarcastica di Giuseppe Giusti.

Fortunatamente per chi non è mai stato comunista, il tentativo non è andato in porto ed è riuscito soltanto a smascherare qualche “sepolcro imbiancato” del sistema mediatico nazionale, critico verso il Renzismo ma non verso il comunismo.

In definitiva, il Movimento Cinque Stelle ha dimostrato che una cosa è essere profondamente “anti-sistema” come gli Anglosassoni, altra cosa è dichiararsi pronti a interpretare meglio “il sistema”, com’ è nella tradizione degli italici voltagabbana. Karl Marx diceva che di buone intenzioni sono lastricate le strade dell’inferno. E lui di queste cose se ne intendeva!

Le strombazzate misure, ripetute, con insistenza, dall’ ingenuo e disarmante Di Maio, (che potrebbero qualificarsi “dei poveri contro i ricchi”) non hanno né euforizzato i poveri, disincantati da duemila anni di promesse non mantenute, né hanno preoccupato i ricchi, abituati dai tempi della parabola del cammello, del ricco e della cruna dell’ago nonché da quelli della storiella edificante e amena del sole dell’avvenire risplendente su una comunità planetaria di “uguali” a diffidare delle gerarchie che s’arricchiscono, proprio promettendo di eliminare la povertà.

Le prediche buoniste del Capo politico del Movimento hanno deluso molti elettori e l’aumento dell’astensione alle ultime votazioni elettorali può imputarsi a ciò.

Dal canto opposto, la Lega dei Gazebi è stata più attenta e guardinga del Movimento della giravolta in piattaforma: ha preso le distanze, almeno a parole, dal movimento neo-fascista di Marine Le Pen, in Francia nonché, da “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni, che non ha voluto associare al governo del Paese, e da “Forza Italia” di Silvio Berlusconi, in Italia, costringendo il tycoon televisivo a fare delle pubbliche “magre”. A trattativa di governo conclusa, però, non ha voluto, staccarsi da nessuna di queste forze politiche, in modo vero, sostanziale e radicale, cogliendo il vento della politica di destra che aleggia sul vecchio Continente.

Il calcolo più spregiudicato ha avuto la meglio rispetto alla necessità di fare chiarezza e pulizia oltre che nel ciarpame ideologico della Sinistra anche in quello del post-hegelismo di destra.

La Lega, poi, non si è preoccupata minimamente di denunciare una sua inequivocabile collocazione nella Destra Europea tradizionale, perché, a differenza degli eredi politici di Beppe Grillo, ha capito che con una tale posizione avrebbe corrisposto (meglio del Movimento Cinque Stelle, alleato e concorrente) alle attese degli Italiani, che davano chiari segni di non poterne più delle invasioni quotidiane di immigrati.

Nella vecchia Europa, dopo i numerosi errori delle socialdemocrazie e, soprattutto, dopo gli ipocriti camuffamenti di una colossale tratta di schiavi con le sembianze di un generoso umanitarismo e di un diffuso buonismo, il flusso positivo per le forze politiche in campo proveniva nettamente da destra e la Lega ha colto la palla al balzo.

Salvini ha constatato, inoltre, che in Germania e in Austria (a tacere di altri Paesi Europei ancora più schierati contro le invasioni immigratorie) il doppio-giochismo su problemi di vitale importanza per le popolazioni stava condannando tutti i partiti di socialdemocrazia (religiosa o laica) ad arretrare di giorno in giorno.

In conseguenza delle diverse scelte fatte, lo stop all’ immigrazione selvaggia e clandestina posto dalla Lega ha “reso” bene in termini politici e ha comportato un crescente aumento dei consensi.

C’è da chiedersi: quanto ancora durerà l’idillio tra due Dioscuri così diversamente orientati dalle loro precedenti passionalità politiche? Se poco, i predetti troveranno almeno l’accordo per ridare agli Italiani i diritti democratici loro sottratti dai protagonisti del “Decennio nero”?

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here