Per chi non se ne fosse accorto, la Francia di Macron ha cercato per l’ennesima volta di fregare l’Italia . L’unica differenza con il passato, è che stavolta non ci è riuscita. Dopo il voto del 4 marzo 2018 c’è un governo più o meno eletto, niente più cioè governi illegittimi e non eletti tipo Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e, in quanto tali, non corrispondenti agli interessi degli elettori, ma un governo che, in quanto investito e votato, eletto, fa gli interessi della maggioranza degli italiani che lo hanno scelto. Sulla questione degli immigrati infatti sono state respinte a Macron le sue porcherie fatte sul nostro culetto, ed in queste ore, negando lui stesso l’attracco nei porti francesi delle navi richiedenti e ricolme di migranti disperati, sta mostrando al mondo intero la sua vera natura di canaglia politica ed umana, sua e della Francia. All’ ordine del giorno del Consiglio europeo del 28 e del 29 giugno 2018 non ci sarà solo da perseverare nella corretta politica migratoria intrapresa ma bisognerà fare attenzione anche ad una non meno importante questione all’ ordine del giorno, quella relativa alle banche. Anche in tale ambito le mire della Francia sono dirette a fregarci, a fregare l’Italia. Il 29 giugno prossimo , dopo il tranello francese sulle regole europee per la gestione dei rifugiati e degli immigranti, sarà il turno del tentativo di fregatura sull’ integrazione bancaria. Finché non si farà rientrare la Bce sotto il cappello politico europeo attribuendole come funzione il ruolo di prestatore di ultima istanza , eliminando così i differenziali di rischio dei debiti nazionali, è meglio stoppare il percorso di integrazione bancaria europea perché va a finire male. L’unione bancaria europea consta infatti di tre steps due dei quali, cioè la vigilanza unica e gli interventi in caso di crisi, avviati; l’ultimo step ovvero la procedura di finanziamento degli interventi nel caso di crisi, non è risolvibile in quanto vi è l’aperta e ormai annosa ostilità della Germania che non ha nessuna intenzione di avallare la condivisione europea del rischio. La Germania, dopo la guerra, ha pietito l’aiuto degli altri Stati, i quali l’hanno aiutata consentendole di risollevarsi ed anche abbonandole debiti su debiti mai ripagati, ma, dopo avere sfruttato la costruzione europea, con l’euro a proprio vantaggio è un surplus economico lucrato a danno degli altri Paesi europei e che oggi si guarda bene dal rimettere in circolo per l’Europa, col cavolo che intende condividere alcunché che noi tutti. Ecco rivelata, se mai ve ne fosse stato bisogno, l’altra natura e intenti canaglieschi dei crucchi tedeschi contro l’Europa unita, a meno che non marci dritta, a forza di bastonate tedesca, verso l’Europa tedesca. Come è stato dal 1997 circa ad oggi. Presentissima e ossequiosa quando e dove c’è da prendere,la Germania rifiuta di condividere qualsivoglia rischio trattandosi di rendere più equa l’Europa ed i rapporti monetari degli altri Stati che l’hanno fondata e la compongono. Con il giochetto dello spread fatto artatamente salire deprezzando il valore dei titoli e dei bilanci delle banche italiane, ad esempio, guarda caso , Stati membri come la Francia si sono avventati come avvoltoi sui nostri istituti di credito aggredendoli ed accaparrandoseli, inpossessandosi degli stessi. Si dirà: cosa c’entra lo spread e la condivisione del rischio osteggiata pesantemente dalla Germania? C’entra eccome. Perché il rischio bancario, di tutte le banche europee può essere ed è significativamente ridotto solo ove esista il garante o prestatore europeo di ultima istanza, cioè di un garante sistemico dei debiti denominati in euro. Come stanno oggi le cose, la Banca centrale europea può farlo solo ove sussistano gravi condizioni di deflazione, cioè eccezionalmente. Aggiungendo differentemente nello statuto della Bce il meccanismo di garanzia su base ordinaria per i debiti sovrani in euro, qualora uno di questi subisse una crisi di sfiducia, non solo lo spread non esisterebbe ma sarebbe più facile la condivisione dei rischi del sistema bancario intero europeo. La Germania non vorrà, anche e soprattutto il 29 giugno 2018, confermare tale garanzia in capo alla Bce, volendo rifilare a tutti noi l’ennesimo cane da guardia , inutile e dannoso, come il Fondo monetario europeo che non garantisce niente tantomeno in ultima istanza ed è di fatto, così come sarebbe, il guardiano dell’ordine contabile degli Stati membri tenuti tutti a raggiungere il medesimo standard, indipendentemente da qualsivoglia diversità anche nomina nelle condizioni di partenza. È il rigorismo e l’ottusità tedesca che fa dell’Europa una camicia di forza, contro ciò che è previsto e scritto nei Trattati europei. Si ricordi la formula voluta da Guido Carli, ex governatore della Banca d’Italia che ha fatto inserire nei Trattati la convergenza progressiva e tendenziale delle autonome politiche monetarie ed economiche europee. Come fare per fare cambiare, anche obtorto collo , la posizione della Germania? Bisogna utilizzare Trump e la solidarietà e simpatia, il suo essersi posizionato al fianco dell’Italia, spalleggiandoci e, anche, servendosi di noi all’interno dell’Europa. Salvini, Conte e Di Maio, prima di recarsi il 29 giugno all’appuntamento europeo, concordino con Trump il da farsi. Ci sono tante cose da “raccontare” a Trump, ad esempio 1. Che la vigilanza europea non vigila a sufficienza sui derivati nei bilanci delle grandi banche tedesche e francesi, che andrebbero quantomeno determinati e quantificati al fine di ridurre e poi condividere il rischio di centinaia di miliardi celati da Germania e Francia; 2. Che tutto è molto poco trasparente riguardo alle piccole banche locali tedesche “coperte” e tenute ben “oscurate” dalla Banca centrale tedesca, la Bundesbank; 3. Per non parlare del fatto che Germania e Francia si coprono a vicenda sul costante sforamento dei parametri di debito e deficit della Francia, di fatto una arbitraria quanto discrezionale condivisione di rischio implicito per tutto l’eurosistema. Oggi bisogna muoversi e farsi valere in tal senso perché, senza farlo e senza ottenere alcunché, l’Italia avrà un sistema bancario che renderà impossibile qualsivoglia ripresa, o direttamente depredato in modo da impoverirlo ed impoverirci tutti. Il sistema bancario italiano , quello del credito e soprattutto quello più ambito del nostro risparmio sono da tempo preda e anche di già avvenuta conquista simil – colonialista, oggi bisogna spingere e premere, dare la sterzata per il cambio ed inversione del movimento e dell’aria in Europa. A nostro favore.

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