Duemila anni e più di disabitudine al pensiero libero e non condizionato da dogmi; ventuno secoli di consuetudini conflittuali di carattere permanente, religioso o filosofico, tra seguaci fedeli, e talvolta fanatici, di sostenitori di verità rivelate o da sacerdoti, emissari di Dio o da venerati Maestri… non sono acqua fresca e possono influenzare fortemente il destino di una pur vasta e varia popolazione.

Mai, come agli albori di questo terzo millennio, gli effetti di una così accentuata “ideologizzazione” della mentalità Euro-continentale si erano visti nella loro tragica, distruttiva potenza.

L’Europa continentale è in preda a un’isteria quotidiana, purtroppo crescente.

La lettura mattutina dei giornali in televisione lo conferma.

Le News, vere o false (fake) che siano, sono tali da cancellare il sorriso dal volto del più incorreggibile degli ottimisti.

Diamo una scorsa alla stampa di oggi, raccontataci dai frettolosi e ansiosi cronisti dei giornali a “getto continuo” del nostro sistema radio-televisivo.

Un Presidente, catapultato in Francia da un misterioso nulla, di nome Emmanuel Macròn, abbraccia e accarezza teneramente il Papa argentino, Francesco, per accreditarsi come l’uomo più buono d’Europa. Si dichiara “aperturista” di frontiere (purché non siano le proprie).

Nello stesso afflato di scambi, questa volta tete a tete, lo stesso Macròn incontra segretamente il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, nella cornice seduttiva della Casina Valadier al Pincio, con un panorama mozzafiato di fronte agli occhi e nelle orecchie, con buona probabilità, il leit motiv della canzone di Garinei e Giovannini: Roma non fa’ la stupida stasera….

E’ soltanto verosimile, in mancanza di fonti adeguate di informazione, che l’incontro sia avvenuto con la benedizione di uno dei Dioscuri dell’italico Governo e le imprecazioni o i mugugni dell’altro; peraltro, alle prese non solo con i comandanti delle navi a quattro stelle delle ONG di varie nazionalità (quando essa è certa e nota, cosa che spesso non accade), ben cariche di immigranti ma anche con quelli delle proprie imbarcazioni della “guardia (!) costiera” che rifiutano platealmente di seguire un suo ordine, invocando i principi giuridici e “morali” del “soccorso in mare”.

Un analogo conflitto tra la Cancelliera Angela Merkel e il suo Ministro dell’Interno si registra nella Germania delle fabbriche a tutto regime, bisognose molto più di altre industrie Europee di più contenute dimensioni di nuovi “schiavi” per mantenere alto il livello di produzione.

Una vera e propria “Babele” di linguaggio caratterizza, poi, il dialogo tra il Visegrad Group (o V4), comprendente la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l’Ungheria (quella del truce Orban), l’Austria, mezzo governo italiano (quello escluso dalle cene segrete), mezzo governo tedesco (quello non amato dalla Cancelliera) da un lato e la Germania, la Francia, la Spagna e altri Paesi dell’Eurocontinente, dall’altro.

In Italia, a dispetto delle apparenze di un governo unito, forte e solidale, i motivi che rendono più complessa la “Babele” sono ancora più difficili da capire e, soprattutto, non sono soltanto limitati ai problemi dell’immigrazione.

Gli Italiani, infatti, a giudicare dalle affermazioni dei loro Governanti, sembrano assillati non solo dai tentativi di sbarchi sulle proprie coste di masse sempre più ingenti di migranti (che pure contribuiscono a tenere in piedi floride industrie, verosimilmente europeee, di gommoni e giubbotti salvagenti) ma anche dalla necessità basilare di avere garantita almeno mezz’ora “gratuita” di internet al giorno; di abbattere la sparuta ma agguerrita “task force” dei pensionati dello Stato, considerati unici tra tutti gli italiani “a riposo” a mettere a rischio la tenuta del bilancio dello Stato e ritenuti detentori di un privilegio che farebbe arrossire Creso per la vergogna di non sentirsi “alla pari”; di alimentare quei sogni che il Partito Democratico, grazie all’opera demolitoria dell’affabulatore (per chi?) Renzi, non è più in grado di imbonire.

A fronte di una tale “Babele”, sembra proprio destinata a svanire la fiducia degli Italiani che l’atto di coraggio del 4 Marzo passato sia veramente valso a chiudere il proprio “Decennio nero”.

All’orizzonte non si scorge neppure un sottile filo di luce che lasci intravedere la possibilità per una popolazione che pure ha dato prova di grande maturità (dopo la Brexit e l’elezione di Trump, nessun Paese Occidentale ha dato prova di altrettanto coraggio come l’Italia) di potersi scegliere “da sola” i propri rappresentanti in Parlamento, senza che i loro nomi escano da sgangherati Gazebi, da girevoli (fin troppo girevoli) Piattaforme, da Primarie da Teatro delle Marionette o da abili giocatori delle Tre Carte o dal Cilindro capovolto di emuli di Mandrake.

D’altro canto, ritornare al voto con il Rosatellum equivarrebbe solo a prolungare l’agonia di una democrazia ormai moribonda: la scelta dei rappresentanti del popolo sarebbe sempre dei Capi-partito; lo stesso calcolo dei vantaggi del marchingegno elettorale immaginato per turlupinare i gonzi terrebbe innaturalmente unita la Lega ai critici più feroci della sua attuale politica; un accordo giallo-verde si rivelerebbe disastroso come ogni intesa tra tardivi e ostinati fanatici di ideologie defunte.

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