Gommoni sgonfi sul punto di affondare, imbarcazioni di legno sberciato e cadente, rimorchiatori delle ONG e le immancabili coperte termiche fluorescenti: queste sono le immagini che nell’ultimo mese si sono imposte nelle menti degli europei.
In Gran Bretagna, dove ci si sente estranei alla UE sia culturalmente che geograficamente, le cose non sono andate diversamente. Anche qui le stesse fotografie e, fino a un certo punto, gli stessi titoli di giornale. Sebbene l’argomento non sia percepito come pressante tanto quanto lo è sul Continente, gli inglesi stanno ugualmente seguendo l’evolversi della vicenda, specie dati gli sviluppi che essa sembra avere trovato nell’ultimo e recente vertice europeo di Bruxelles.
La prima considerazione da fare è che i giornali inglesi, di una corrente o dell’altra, tendono a bollare come populista il governo Conte, con ciò allineandosi senza troppo riflettere a quei partner europei che la Brexit ha reso ex coniugi d’un matrimonio mai pienamente digerito. Così il ministro Matteo Salvini diviene the hardline minister, il ministro della linea dura, mentre Conte viene definito apertamente come capo d’un governo populista, aggettivo che i media inglesi riservano, per capirci, per l’esecutivo del presidente Orban.
La posizione più intransigente nei confronti dell’Italia la prende il Guardian, quotidiano left dell’intellighentia britannica, il quale sottolinea certo la possibilità che questi migranti rispediti in Africa siano inviati verso un (sicuro) destino di fame, tortura e forse morte ma soprattutto coglie con britannica ironia un dato contradditorio che a molti è sfuggito: l’Europa sta chiedendo ai paesi africani di allestire dei centri di identificazione e smistamento (i famosi hotspots) quando lei stessa non lo vuole fare, ricordando come Italia, Germania, Francia e Belgio si siano già detti indisponibili ad allestire simili centri sui loro territori (l’accordo uscito dal meeting di Bruxelles li darebbe come allestimenti volontari).
L’Independent non perde l’occasione di utilizzare l’aggettivo populista per il governo italiano, avvertendo i suoi lettori che esso sarebbe disposto ormai a porre il veto (cosa infine non accaduta) circa le decisioni collegiali successive ove non trovasse la giusta rispondenza in sede europea e del resto viene riportato come il primo ministro olandese Rutte riconosca all’Italia il gravoso compito che la sorte le ha affidato, senza tuttavia esporsi (lo sottolinea lo stesso Independent) a fornire eventuale aiuto oltre una generica offerta di discussione della questione.
Il Daily Telegraph, la roccaforte della destra inglese, cerca di mantenersi il più neutrale possibile, dando conto sia della criticità della situazione dei migranti, sia dell’onere cui l’Italia nel tempo è stata sottoposta; anche qui, tuttavia, pur se forse più per albionica sufficienza che per convinzione radicata, viene definito populista sia il Governo che, naturalmente, il ministro Salvini.
Di tutt’altro segno è invece il Daily Mail che parla di un meeting farsa, quello di Bruxelles di due giorni fa, nel quale la UE ha per l’ennesima volta fallito non solo nel trovare una convergenza comune di intenti ma anche nel mostrare una linea che non sconfini nella pura ipocrisia: da Macron che sottoscrive il documento ma pochi minuti dopo dichiara “noi non siamo un paese di primo arrivo e mai lo diventeremo” fino ad altri leader che ammettono come forse gli hotspots potrebbero andare a costituire infine l’ennesimo pull factor. Di certo, il Daily Mail si dimostra il quotidiano più comprensivo circa le ragioni portate dal primo ministro Giuseppe Conte ed anche solidale, entro certi limiti, con il suo aver lievemente ‘bullizzato’ gli altri paesi europei per trovare una soluzione.
In linea generale sembra valere per i quotidiani britannici quello che i britannici denunciano negli altri paesi europei: un sostanziale menefreghismo relativo ad un argomento che tocca i paesi mediterranei ma che lascia fondamentalmente indifferenti i benestanti paesi del Nord.

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