C’è da chiedersi se i movimenti “anti-sistema”, gli unici “moti” nascenti dalla piazza in grado di scuotere la stagnante e corrotta vita politica delle democrazie occidentali, dopo avere vinto nei Paesi Anglosassoni, possano estendersi, con effetto Domino, anche nell’Europa continentale, Italia compresa.
Le perplessità, in proposito, sono degne di considerazione e attenzione.
Un “sistema” è costituito da più elementi interdipendenti uniti tra di loro in modo organico.
Nel mondo Anglosassone il sistema ruota intorno a un’organizzazione dello Stato imperniata, dal punto di vista economico, sul capitalismo e, dal punto di vista socio-politico, sulla ricerca pragmatica, utilitaristica e giuridica dei mezzi per garantire le migliori condizioni di vita dei consociati.
Quel “sistema” quindi non è caratterizzato da ideologie religiose e filosofiche che possono fare da “limite” all’individuazione del miglior “modus vivendi”.
In altre parole, esso è libero sia nella scelta dei fini e sia in quella dei mezzi, ritenuti dai consociati necessari per garantire la migliore convivenza civile sul territorio di vita comune.
Se la popolazione, che vive in quello Stato, s’avvede che le scelte fatte, sulla base di certe condivisioni logiche, non sono idonee allo scopo di consentire ottimali o anche solo accettabili condizioni di vita può sviluppare dei movimenti “anti-sistema” per cambiare, per così dire, le carte in tavole.
Nel mondo Euro-continentale le cose non stanno nello stesso modo. In esso imperano concezioni assolutiste e dogmatiche di tipo religioso o filosofico che non consentono ai consociati la stessa libertà di scelta né dei fini né dei mezzi.
Per dirla in soldoni, un cattolico, un cristiano protestante, un ebreo, un comunista e un fascista non potranno mai essere veramente “anti-sistema” nel senso anglosassone, perché non riusciranno ad affrontare e risolvere pragmaticamente, come fanno Inglesi e Nordamericani, i problemi sul tappeto senza essere condizionati da visioni astratte e per giunta assolutistiche dell’esistenza.
Per essere “antistema” dovrebbero perdere la loro identità mentale e ciò, francamente, è molto difficile immaginare, almeno in un ristretto lasso di tempo (sempre, comunque, valutabile in secoli o in susseguentisi decenni o altri lunghi periodi).
E’ questa la ragione per cui i movimenti “anti-sistema”, salutati in Italia come la “novità” della nostra vita politica, si stanno rivelando, man mano che passano i giorni e insorgono i conflitti interni alla coalizione cosiddetta “vincente”, l’ennesima “bufala” da subire e digerire.
I personaggi emersi alla ribalta della nostra vita parlamentare e di governo altri non sono che la “reincarnazione” sotto diverse e mentite spoglie dei nostri antenati bigottamente cattolici, fanaticamente fascisti e ostinatamente comunisti.
Anche laddove essi abbiano percepito le misure pragmatiche da realizzare per migliorare le condizioni di uno Stato da due millenni asservito a un pensiero condizionato da credenze religiose e ideologie politiche ottundenti, la loro libertà d’azione è limitata dal loro DNA mentale.
Per fare degli esempi: Salvini comprende che un patto tra i consociati di un dato territorio non regge ad immissioni di stranieri che quel patto non conoscono né intendono riconoscere, ma non s’arresta di fronte al “richiamo della giungla” maschilista di scagliarsi contro la conquista libera e civile delle adozioni dei coniugi gay (da lui malamente tollerati, per vecchie inibizioni clerico-fasciste).
Dal canto opposto, Di Maio e Fico, memori della loro formazione sul catechismo delle parrocchie e sull’indottrinamento delle sezioni del vecchio PCI, fanno fatica a rimuovere dal loro bagaglio culturale i falsi ideali di pretesa uguaglianza e di facile umanitarismo assimilati nella loro infanzia e adolescenza.
Né gli uni e né gli altri hanno avvertito e hanno mostrato agli Italiani la vergogna di essere stati eletti da un meccanismo elettorale, illiberale e anti-democratico, che ha privato i cittadini italiani di ogni loro diritto politico di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Entrambi legiferano e governano con individui, sconosciuti alla grande massa degli Italiani, fuori-usciti da Gazebi improvvisati e Piattaforme girellistiche d’incerta natura che non rappresentano altro che gli oscuri interessi sottostanti a quei marchingegni elettoralistici.
Immaginare che da “bande” costituite sulla base della scelta di “boss”, immessi prepotentemente nella realtà politica italiana da ignote e misteriose “catapulte”, possa giungere l’eliminazione della corruzione politico-amministrativa imperante sullo Stivale è pura fiaba!
La corruzione in Italia, ormai, date le circostanze, non riesce neppure a fare notizia. Dell’ultimo scandalo romano non c’è più traccia sulla stampa, dopo pochi giorni di bene orchestrato clamore a fini meramente politici. Eppure l’Italia, già al 61° posto nell’utimo report internazionale sul tema, nella classifica generale è vergognosamente penultima in quella europea dei Paesi meno inquinati dalla corruzione, e rischia di fare uleriori capitomboli verso il basso.
Il dato non è solo importante sotto il profilo etico quanto sotto quelle economico. Il danno prodotto dalla corruzione pubblica e amministrativa non è, quindi, soltanto d’immagine, o per così dire, morale, ma diventa gravemente preoccupante sotto il profilo economico. Nessun imprenditore straniero intende impegnare quattrini, in Italia. Tutti sanno di trovare nella legislazione e nella burocrazia mille ostacoli per la realizzazione dei propri progetti e di doverli superare “al suon di mazzette”.
Lo scoraggiamento orienta sempre di più gli stranieri a dirottare altrove i loro capitali. Anche gli Italiani abbienti sono indotti a investire fuori dai propri confini.
Anche la ragione di questo triste primato è nelle idee che condizionano e formano il pensiero italiano prevalente. Fa parte del sistema e purtroppo è destinato a far parte di un “anti-sistema” che non intende abbandonare i vecchi presupposti dell’italico “bordello”.

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