Benvenuto in Europa Presidente Trump. “Io amo l’Europa, mia madre era scozzese e mio nonno veniva dalla Germania”. Quello che sta facendo il Presidente  degli Stati Uniti d’America Donald Trump al vertice di Bruxelles è da rinvenire nella richiesta avanzata, senza troppi giri di parole ai Paesi europei , quella di pagare correttamente  le spese militari della NATO e che queste salgano in prospettiva al 4 per cento e non più  al 2 per cento come era fino l’altro giorno.  Donald Trump ha indicato chiaramente la sua ottima strategia politica e geo politica per l’Europa esortando a farsi “nuova” grazie e tramite le sue indicazioni ed il suo appoggio ed aiuto. Si tratta cioè di costringere la Germania a rimettere in circolo quel surplus lucrato a spese di tutti gli altri Stati membri in Europa. Rivelatore è il suo venire allo scoperto , in maniera chiara e diretta, come si confà ad un leader mondiale quale Trump è, sui commerci che la Germania lucra con la Russia e che sarebbero e sono (per tutti gli altri Paesi, in primis per l’Italia che ci rimette tuttora un sacco di soldi )  oggetto delle sanzioni europee, dunque esclusi. Trump sta premendo per portare il contributo per le spese militari obbligatoriamente al 4 per cento del pil di ciascuno Stato membro, parlando a nuora (tutti) perché suocera (la Germania) intenda. Cos’è infatti il gasdotto russo/tedesco se non la violazione manifesta del divieto di commercio?  La Germania spende per la difesa l’1,2 per cento a fronte del 3,6 per cento degli Stati Uniti. Trump ha detto che i tedeschi sono “prigionieri” dei russi. L’uomo è spiritoso, e sa fare gli affari, perché mettendo pubblicamente la Germania di fronte ai suoi comportamenti effettivi , porta a sè, apre commerci possibili per se stesso. Infatti ha subito proposto di comprare il gas dagli Stati Uniti, invece che dalla Russia. Difesa e commercio:  Trump, ha ragione, non fa distinzioni. È tutto nello stesso pacchetto. Prendere o lasciare. Sapendo che, in Europa, nessuno può lasciare. L’Europa ha bisogno di restyling. In tal senso si sta muovendo Paolo Savona in e per l’ Italia.

Per entrare nella nuova Europa, bisogna uscire dai vincoli finanziari del bilancio di questa Europa  Franco – tedesca e ricorrere a meccanismi che imprimano una spinta dall’esterno alla domanda. Lo si può fare, ad esempio, ricorrendo  ai finanziamenti della Banca europea degli investimenti, così come previsto dagli accordi di Maastricht. L’Italia, tutti noi, stiamo vivendo, non al di sopra bensì al di sotto delle nostre risorse,   perché esistono e siamo imbalsamati all’interno dei vincoli europei. Serve cioè una riforma tanto semplice quanto ragionevole , mai praticata finora dai governi italiani , che nasca dalla proposta italiana di revisione degli accordi europei. Non è stato riformato niente finora, non sono stati corretti i difetti strutturali dell’intera architettura europea che , da trenta anni a questa parte, è stata deviata e distorta. Mancano politiche di stabilità e mancano politiche di crescita europee in grado di garantire benessere economico,  e conseguentemente sociale agli Stati membri. Alla Banca centrale europea deve essere cambiato lo statuto e deve essere stabilito che l’istituto rientra sotto l’alveo politico europeo ed ha, come la americana Fed, potere sul cambio, e anche la funzione di prestatore di ultima istanza .  Questo metterà al sicuro la (nuova) Europa e l’euro. Sono (saranno)  le politiche di stabilità e di crescita , al sicuro della Banca centrale europea prestatore di ultima istanza ovvero garante dei titoli del debito sovrano , saranno gli investimenti europei,  a far sì che la nuova Europa esista e possa continuare ad esistere l’Europa unita. Le istituzioni europee devono essere il riflesso del consenso degli appartenenti alla “casa comune” , i governi di ciascuno Stato membro devono essere l’espressione diretta e conseguente della volontà dei cittadini europei. La nuova Europa deve cioè avere una architettura istituzionale riflesso delle volontà di tutti noi, una “scatola” scelta da noi tutti  in grado di funzionare con mezzi finanziari autonomi messi a disposizione per noi tutti . È la nuova Europa che deve (dovrà) predisporre questa politica di investimenti a favore degli Stati membri Uniti di Europa. Dunque non solo un accordo per  la stabilità monetaria e finanziaria tra gli Stati membri, ma una Unione , la nuova Europa, che investe e garantisce se stessa; che funziona investendo e crescendo, dando benessere per tutti. La crescita tendenziale e progressiva degli Stati membri all’interno  degli Stati Uniti d’Europa.

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