Facciamo finta che malauguratamente si finisca, fatti i debiti scongiuri, ad avere bisogno di un intervento chirurgico: arrivati in ospedale, ormai rassegnati alla pur non piacevole idea, ci metteremmo di buon grado nelle mani di qualcuno che ha le conoscenze adatte per andare a toccare il più perfetto tra gli organismi in natura, il nostro corpo.

Si badi bene, per conoscenze non mi riferisco soltanto a quelle accademiche, pur imprescindibili. Aver appreso la conformazione di ossa e muscoli attraverso la lettura di migliaia di pagine di anatomia è cosa essenziale e tuttavia a poco varrebbe senza quella conoscenza più pratica che viene dall’esercizio della professione medica, costante e coscienzioso, nell’arco di anni.

Così vien da credere sia per la politica: se si tratta di confini nazionali, chi di noi vorrebbe che se ne occupasse un poeta? Immensa stima per i poeti, stima sconfinata quanto lo è l’universo trascendente entro al quale essi pongono il loro sguardo, ciò nondimeno risulterebbe bizzarro pensare che un signore che abbia la mente lodevolissimamente affaccendata intorno a giambici pentametri e a pene d’amor perduto possa o debba occuparsi della violazione d’un prosaico confine, terrestre o marino che sia. Quel che sta in cielo stia in cielo, quel che sta in terra stia in terra.

Ecco che allora diventa quantomeno problematico situare con obiettività gli interventi di tanti personaggi satellitari alla politica che in era PD avevano trovato non già un seguito bensì addirittura un ruolo si vorrebbe dire para-istituzionale di gran consiglieri di Stato: il dottor Gino Strada, per dirne uno, come pure lo scrittore Roberto Saviano.

Entrambi rinomati nei loro campi e tuttavia entrambi estranei alla prassi della gestione della cosa pubblica, alla diplomazia, al quotidiano litigio tra lo statista e le cifre che gli impediscono di mantenere le proprie promesse elettorali. Il dottor Strada compie opera meritoria in giro per il mondo con una organizzazione, Emergency, che ormai ha le dimensioni di una multinazionale, potendo contare su milioni di euro di capitale (si rimanda ai bilanci pubblicati sul suo sito); lo scrittore Saviano si batte da anni contro la malavita attraverso dei libri volti a denunciare questa gramigna infestante degli ambienti più insospettabili.

In tutto questo, rimane pertanto fuori luogo proprio la critica che essi portano all’operato del ministro Salvini, il quale, pur con tutti i suoi limiti, s’è dato degli obiettivi e prova ora a mantenerli: aveva detto che avrebbe bloccato gli sbarchi di migranti, e tanto sta provando a fare.

Il punto fondamentale in questo ragionamento è che il ministro Salvini non sta sovvertendo alcun ordine costituito – come alcuni vorrebbe far credere, – non sta agendo in modo inumano, non sta provando a resuscitare antichi ed oramai sepolti regimi totalitari. Egli, più semplicemente, agisce con una logica se si vuole elementare ma del tutto pratica: un’addizione semplice ma corretta rimane sempre un’addizione corretta.

La limitazione della libertà di operazione delle cosiddette ONG in acque internazionali, ed ancora di più in quelle territoriali, non è una misura draconiana ed autoritaria, è il semplice riconoscimento del principio secondo il quale gli attori internazionali sono gli Stati, non già i singoli per quanto ben disposti e carichi di buone intenzioni (sebbene di buone intenzioni sia lastricata la via per l’Inferno, come dicono gli inglesi).

L’interruzione degli sbarchi risponde ad una logica misura volta ad attribuire a chi di dovere le competenze in ambito internazionale e marittimo: se si vuol riconoscere alla Libia il suo status di paese sovrano, allora si dovrà accettare che i disperati raccolti dalla Guardia Costiera di Tripoli in acque libiche rimangano di pertinenza di Tripoli; se si accetta che il porto più vicino alla nave richiedente soccorso sia tenuto a fornirle il primo aiuto e l’approdo, allora si dovrà scomodare la sonnacchiosa Malta e farle notare che alcune volte – per carità, mica sempre, – essa costituisce il porto più vicino e che non è il caso di far proseguire le navi verso l’Italia fingendo di non vederle.

Forse che ristabilire la logica e la legalità sono delle prerogative fasciste? Vien da chiedersi se in campagna elettorale non ci sia rimasto il PD con tutti i suoi gran consiglieri.

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