Winston Churchill aveva una bambinaia. Si chiamava Mrs. Everest ma il piccolo Winston, fonologicamente ancora incerto (si sarebbe portato dietro per tutta la vita un difetto di pronuncia della sibilante ‘s’), la chiamava Woomany, infantile storpiatura del termine inglese per ‘donna’. La prima donna che avesse mai incontrato, Lady Randolph Churchill essendo sempre troppo occupata per badare a quel bimbo biondo e malaticcio.

Si racconta che fu proprio il pensiero di Woomany ormai anziana e disoccupata, una volta assolto il suo compito di educatrice, ad ispirare il giovane deputato Churchill – che allora militava nelle file liberali di Lloyd George, – a proporre l’introduzione di un sussidio di pensionamento, riforma alla quale sarebbero poi seguite altre importanti conquiste per la working class inglese come, per dirne una, il sussidio di disoccupazione per chi veniva ingiustamente licenziato, tutte riforme partorite dalla mente dell’irrequieto nipote del Duca di Marlborough.

Già perché il deputato Churchill honourable lo era sin dalla nascita e ben prima di entrare in parlamento: nato in quel gioiello che è Blenheim Palace, il maniero che la Regina Anna aveva regalato al suo avo John Churchill per aver vinto i Francesi a Blenheim, Winston non proveniva certo dalla industriosa Birmingham o dalle maleodoranti strade della vecchia Manchester; formazione a Harrow e Sandhurst, militanza negli eserciti coloniali e una febbrile attività di scrittore volta a coprire i debiti lasciatigli dal padre (quel Lord Randolph che fu tra i maggiori rappresentanti del conservatorismo paternalista di Disraeli) furono i suoi marchi di fabbrica.

Epperò le maggiori riforme sociali che la Gran Bretagna vide nel ventesimo secolo le dobbiamo proprio a lui, a Churchill, compresa la costituzione del NHS, il servizio sanitario nazionale che cura tutti, ideato insieme all’economista Lord Beveridge. Grandi riforme sociali da un uomo che aborriva socialismo e comunismo a tal punto da inviare segretamente aiuti all’Armata Bianca filozarista subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre.

Curiosa mistura tra cuore a destra e cervello a sinistra, questa di Churchill. Ma non è neppure l’unico caso, sia ben chiaro: in Italia, senza voler riandare per forza a Benito Mussolini, che pure fece delle importantissime riforme sociali (non per niente si dice che un ritratto del Duce fosse appeso a Chartwell, dimora campestre di Churchill, perlomeno fino al fatale 1940), basterebbe citare un Sidney Sonnino ed il suo interesse per la Questione Meridionale per far comprendere come spesso le grandi mutazioni sociali a favore del popolo muovano da intelletti che si dicono conservatori.

E’ il curioso caso del nostro coevo governo Conte, etichettato come populista e reazionario praticamente da tutte le parti, dal Macron ex funzionario della Banca Rothschild (certo il pulpito più imparziale…) alla Merkel cresciuta politicamente, lei sì, nel regime populista della DDR: sembra impossibile accettare che il cambiamento che tutti si attendevano da un profetico quanto provvidenziale governo piddino stia invece gradatamente arrivando grazie ad un esecutivo che non ha timore di essere forte circa i punti che meritano fermezza.

Il ministro Luigi Di Maio ne è la prova: con il suo Decreto Dignità sta tentando di restituire alle persone l’amore per se stesse che anni di libero mercato selvaggio sostenuto da governi compiacenti avevano fatto in tempo non già a sradicare ma addirittura a far dimenticare ai cittadini.

Anzi: con-cittadini, come ben dice il Ministro. Perché ormai questo semplice cittadini suona quasi come un sudditi, va salutato con favore un Ministro della Repubblica che anche nel lessico dice di voler condividere la sorte di coloro che governa.

Ovviamente Confindustria storce il naso, mugugna, minaccia licenziamenti prevedendo chissà quali disastri economici prima ancora che il decreto abbia sortito alcun effetto, positivo o negativo; ma questo è il gioco delle parti in un Paese nel quale per anni ormai il maggior partito di sinistra salvava le Banche a scapito dei correntisti e i Sindacati firmavano qualsiasi patto venisse loro proposto. Confindustria fa i suoi precipui interessi e, in tal senso, non è attendibile, dice giustamente il Ministro. Non è attendibile come non erano attendibili i cugini aristocratici di Churchill quando lo criticavano perché favoriva la povera gente.

La Storia ormai ce l’ha insegnato: per fare cose di sinistra ci vogliono governi di destra.

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