– Laici, un idea liberale del mondo e della vita che faccia la differenza –

Cosa si intende per cultura laica? Che cos’è la cultura liberale?

Così posti potrebbero sembrare interrogativi retorici, ma nella realtà dei fatti con la confusione delle idee e dei valori che derivata dalla caduta delle ideologie, è oggi più che mai indispensabile chiarire e per quanto possibile contribuire a riflettere su questi valori e concetti.

“La destra e la sinistra si confondono oggi in un magma informe in cui tutte le vacche sono …… liberali” per parafrasare Georg Wilhelm Friedrich Hegel.

Risulta quindi importante avviare una riflessione ed una discussione aperta e per quanto possibile senza steccati ideologici, per ridefinire i valori fondanti della cultura liberale, che non può confondersi né assimilarsi, né con le ideologie di destra né con quelle di sinistra, visto che il liberalismo è un metodo che pone come valore fondante e preminente quello della libertà.
Laico è colui che rifiuta gli schematismi dogmatici di qualsiasi colore, è colui che pronto a mettersi sempre in discussione, che pratica la tolleranza e vede nella diversità un arricchimento.

La cultura liberale e la laicità del pensiero, non dovrebbero appartenere di per se a nessun partito, ma anzi questi dovrebbero essere le premesse fondanti per una ogni vera dialettica democratica.

“La laicità va considerata come autonomia reciproca, non solo tra il pensiero politico e il pensiero religioso, ma tra tutte le attività umane, che debbono essere subordinate le une alle altre in un rapporto di dipendenza gerarchica, né possono essere assoggettate a fini o a interessi che sono ad esse estranei, ma debbono autonomamente svolgersi secondo le proprie finalità e secondo regole interne.  Ciò corrisponde, nei rapporti tra le attività, alla libertà nei rapporti tra gli individui. “

Citazione del filosofo Nicola Abbagnano.

Quando si dice che la storia, dalla rivoluzione francese alla guerra civile spagnola, passando attraverso i vari nazionalismi di destra quali il fascismo ed il nazismo, fino ad arrivare al comunismo di stampo sovietico, è costellata dalle violenze e sopraffazioni perpetrate da parte di culture laiche è sicuramente vero, ma di culture laiche del tutto ed assolutamente illiberali.

Il tema della separazione tra le competenze politiche dello Stato e religiose della Chiesa percorre in lungo ed in largo lo sviluppo del pensiero giusnaturalistico e contrattualistico dell’uomo, che nelle sue diverse forme pone le origini e le funzioni dello Stato come istituzione alla quale spetta risolvere, non il problema della salvezza eterna dei suoi membri, ma quello della loro pacifica convivenza.

Per meglio concepire e capire, la necessità del pensiero laico, bisogna passare al valore della laicità stessa.

La laicità è il cammino culturale, sociale e politico, nel quale l’uomo ritrova se stesso – ragione e coscienza – il suo primato nella storia, come unico responsabile della costruzione del proprio processo di vita, in un percorso che pone al centro la dignità della persona umana in dimensione universale. 

La dove non c’è laicità autentica e supremazia della ragione e della coscienza, non sarà mai possibile una vera convivenza umana.

Al centro del pensiero, dell’etica, della storia deve esserci l’uomo, la sua dignità, i suoi valori preminenti, quali la libertà e la giustizia.

Ciò non toglie che nell’interno di una società, si debbano costituire delle regole obbligatorie, valide per i suoi membri.

Il tema della laicità, il dibattito sui suoi valori, essenza di un reale Stato di diritto, non sono – o lo sono comunque raramente – argomenti che i partiti politici volutamente toccano, soprattutto durante la campagna elettorale.

Inoltre, parlando di laicità si rischia di toccare un tema “sensibile” che “disturba” uno dei poteri più forti  – se non il più forte – presenti in Italia, il potere religioso, il che potrebbe “confonde” le coscienze e minare così il potere della religione sulle coscienze stesse.

Eppure il teme della laicità è un argomento essenziale, un tema che sta a fondamento di ogni altra tematica – etica, sociale, politica, culturale, economica e del modo stesso in cui ognuna di queste viene affrontata.

Una democrazia vera, non può non avere alla base la laicità, che determina il “comportamento” di una persona, di un popolo, di una nazione.

Una cultura laica è un bisogno imprescindibile per la vita e la convivenza democratica di uno Stato.

Esiste nella società civile e politica italiana, un enorme deficit di laicità, basta fare un confronto con altri stati nazionali, dove, pur con inevitabili contraddizioni e contrasti, i valori laici rappresentano il nucleo centrale e fondante della società e la base dello sviluppo e della convivenza tra i cittadini.

In Italia questo non è soltanto un problema politico, ma anzi è soprattutto e prima di tutto un gravissimo deficit educativo e di formazione sia culturale che delle coscienze, sia dei singoli individui che collettiva.

La centralità dell’uomo, la sua dignità, i suoi diritti creano una convivenza sociale dove ogni essere umano trova la sua “collocazione”, la sua realizzazione piena, compresa la sua dimensione spirituale.

La costruzione dello spazio della ragione, dove ogni uomo pone il suo diritto a esistere e vivere, è necessario all’universale convivenza per quel pluralismo di idee, di civiltà, di confessioni religiose, di esperienze spirituali e concrete che fanno parte della storia di ogni uomo e di ogni popolo.

La cronaca odierna è purtroppo tristemente piena di questa “violenza” compiuta in nome dell’ortodossia,  contro la libera ragione e la coscienza personale di intere comunità.

Certo, la laicità non rende più facile la presenza dell’individuo nel proprio tempo, perché non offre certamente soluzioni precostituite e sicure, ma pone piuttosto domande e quesiti alle quali è certamente molto difficile rispondere, suscita più dubbi che certezze, è pertanto forse più semplice la strada per chi trova in formule religiose o ideologiche tutte le risposte che cerca.

“Si deve giudicare un pensiero, un valore, un sogno più dalle domande che pone che dalle risposte che offre”. [cit. Voltaire]

Ricordandoci sempre, che la parola democrazia non è mai – di per se – sinonimo di libertà e che i “diritti” non si trovano in natura – ma vanno coltivati e costruiti all’interno della Società.

Il problema politico è invece quello di contribuire a realizzare una Società in cui gli uomini pienamente consapevoli si sentano massimamente liberi.

L’agire politico dovrebbe sempre e solo legittimarsi per il fatto di favorire la libertà.

Gli italiani si sono finanzi illusi – di conservare la libertà individuale – chiedendo il massimo della sicurezza sociale, senza rendersi conto questo ha comportato la statizzazione della libertà e pertanto la cessione della sovranità da parte dell’individuo allo Stato, in pratica, più il potere aumenta le sue funzioni, più diminuiscono, sotto un’apparente sicurezza, le libertà civili e morali dei mortali.

Bisogna pertanto partire dai valori fondanti della cultura laica e liberale per rispondere alle reali esigenze del nostro paese e lavorare per modificare il pensiero “populista” e “statalista” ad oggi dilagante nella nostra Società.

Ciò non è certamente semplice perché i luoghi naturali nei quali avrebbero dovuto svilupparsi e confrontarsi il pensiero e le idee laiche e liberali sono stati progressivamente desertificati fino alla quasi totale scomparsa.

L’errore più grave sarebbe però ora di abbandonarsi ad una sorta di determinismo storico per il quale – essendo giunto il tempo dei populismi – tutto il resto deve farsi da inesorabilmente da parte.

Vi sono ancora ampi spazi per un nuovo protagonismo delle forse di ispirazione laiche e liberali a patto che si abbia la forza e la volontà di ricominciare.

Un ripensamento complessivo sulla funzione del pensiero liberale nell’Italia di oggi, ne aiuterebbe il riposizionamento strategico anche in virtù di nuove prospettive ed esigenze – e perché no – con nuove parole d’ordine.

Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, mi avrebbero risposto: “un cavallo più veloce”.

Citazione di Henry Ford.

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