Parigi, anni ’60. L’ormai attempato Jean-Louis Joubert, austero agente di cambio e intransigente  padre di famiglia, vive nel suo palazzo borghese assieme alla moglie Suzanne e alla giovane cameriera Maria, che tuttavia abita al sesto piano in compagnia di un passionale gruppo di domestiche spagnole, fuggite dal loro paese sempre più soffocato dal franchismo. Dopo aver scoperto questo “nuovo” mondo, radicalmente opposto alla vita piatta e noiosa che ha sempre condotto e alle buone maniere bourgeoises che ha sempre rispettato, e dopo essersi invaghito della giovane camerera iberica, Jean-Louis inizia ad esserne affascinato, innamorandosene a poco a poco, a tal punto da entrarne in “diretto” contatto, per (ri)scoprire e (ri)assaporare i semplici, ma più veri piaceri della vita.

Presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Berlino, Le donne del 6° piano del francese Philippe Le Guay è una commedia allegra e frizzante, capace di narrare con leggerezza, ma mai con superficialità, le vicende di due sfere sociali diametralmente antitetiche, che entrano in contatto fra di loro finendo allegramente per amarsi. È infatti un vortice di brio e spensieratezza, rigorosamente made in Spain, quello in cui si imbatte il noioso e lineare Jean-Louis, interpretato splendidamente dal Fabrice Luchini del lontano Il ginocchio di Claire di Éric Rohmer. La sua esaperata rettitudine di borghese metropolitano nella Francia gollista, fatta di bon-ton e gesti composti, incrocia la voglia di riscatto e di esuberante vitalità delle domestiche spagnole, che lo coinvolgono e lo fanno (forse) sentire per la prima volta realmente vivo e lontano dal triste perbenismo di cui è stato prigioniero per tanto, troppo tempo. Schema classico che più non si può, ordine-trasgressione-ripristino dell’ordine, ma la trama è talmente vivace, fresca e sgargiante da coinvolgere lo spettatore a 360° per l’intera ora e mezza di film. Puro divertissement à la française.

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