Cari Amici,

L’occasione  è propizia per alcune riflessioni immediate che coinvolgono il nostro Partito.

I recenti accadimenti istituzionali hanno trasformato profondamente il panorama politico italiano, sradicando antiche consuetudini e modificando fortemente la struttura dei Partiti.

Stiamo assistendo all’apoteosi del sovranismo populista in salsa demagogica che potrebbe apparentarsi al movimento giustizialista di Juan Domingo Peron e, d’altra parte, ad un nuovo bonapartismo giacobino tinto di venature castriste.

Il risultato è un “pamphlet” di dichiarazioni roboanti patriottarde o meno con un’appendice apparente pesantemente decisionista incurante di invasioni di campo istituzionali e mirante ad ottenere un consenso spicciolo intriso di bassi umori popolari e spesso slegato dal confronto con la realtà delle situazioni.

In tutto questo sovranismo imperante risorge l’antica abitudine italica ad adulare il potente di turno sottomettendo la propria capacità di giudizio e di sintesi all’ asservimento nei confronti del capo, unico depositario della verità rivelata.

“ Franza o Spagna, purché se magna”: il detto rinascimentale risorge dalle ceneri, quale novella Fenice ……!

Anche nel nostro Partito debbo riscontrare ahimè una tendenza al sovranismo demagogico e populista, quasi la coscienza di alcuni si sia annebbiata di fronte all’insorgere di falsi miti e stravaganti pulsioni storiche.

Ed è proprio per questo che mi sento in dovere di riaffermare invece la necessità di riprendere il cammino interrotto e riportarci ad analizzare uomini ed eventi utilizzando il Metodo Liberale.

Crediamo sia giusto farci prendere dall’ illusorietà della via collettiva di ripristinare unicamente barriere e confini con la diplomazia delle cannoniere, oppure esaminare attivamente la realtà che ci circonda senza farsene intimorire, ma con la prospettiva della costruzione politica degli “Stati Uniti d’Europa “su base federale, unico baluardo contro il caos, i lutti, la povertà, le guerre tra Europei ?

La risposta dovrebbe apparire scontata anche all’infuori di chi scrive, perché nel nostro dna si ergono dritte le figure di Luigi Einaudi, Gaetano Martino e Giovanni Malagodi, i quali anni fa, pur consapevoli delle difficoltà che i popoli Europei avrebbero dovuto affrontare insieme, non esitarono un solo istante a battersi, come i Liberali sanno fare quando ne sono convinti, in favore della costruzione di un’entità politico-istituzionale sovranazionale europea cui conferire poteri, attribuzioni, competenze su base federale.

Si stanno avvicinando a grandi passi le prossime scadenze elettorali del 2019, tra cui le Elezioni Europee: il P.L.I. vorrà ancora, come tristemente avvenuto negli ultimi anni, essere spettatore asettico ed ininfluente delle vicende politiche italiane?

Non è rifugiandosi presso l’ombrello istituzionale altrui al momento del voto, non è dicevo, né potrà mai essere in futuro questa la panacea al mal di visibilità che affligge il P.L.I., la soluzione va cercata altrove, in un sussulto di dignità e nel rizzare la schiena anche di fronte ai potenti di turno dello schieramento politico.

I localismi perniciosi, l’avere paura della propria ombra, l’insicurezza che porta a delegare le proprie frustrazioni all’uomo forte, porteranno patologie sempre più invasive e dolorose, quali cellule tumorali impazzite che divoreranno poco a poco le stesse entità da cui sono state generate, poiché come diceva Goya,” Il sonno della ragione genera i mostri”. Brexit docet !

Utilizziamo quindi questi pochi mesi che ci restano, Amici, per trovare compatti nel nome della nostra tradizione e della nostra cultura, le forze per essere più presenti di prima, per allontanare fantasmi e non cedere a facili ed illusorie soluzioni di compromesso, per riaffermare ancora e per sempre la nostra fiducia nell’essere liberi e liberali. Grazie.

*Lettera aperta di Nicola Fortuna, membro dell’Ufficio di Segreteria del PLI

 

 

 

 

 

 

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