In questi ultimi giorni abbiamo notato dei tentativi di rilancio dell’ipotesi di mantenere Alitalia sotto il controllo italiano, e già nel recente passato alcuni esponenti del centro destra, vedi Salvini ad esempio,  auspicavano una soluzione Italiana per mantenere in vita la ns. compagnia di bandiera, affermazione peraltro contestata dagli esponenti del centro sinistra in quanto, secondo loro, scaricherebbe sulle spalle dei contribuenti altri 8 miliardi di euro di costi per mantenere Alitalia !

Questa affermazione del centro sinistra è chiaramente  qualunquista e meramente “di opposizione” in quanto non tiene conto dei fatti contingenti e delle reali cifre in gioco.

Riassumere tutta la storia di Alitalia sarebbe sicuramente lungo e tedioso ma val la pena di spendere due parole su quella compagnia di bandiera che , atterrando nei luoghi più lontani, portava orgogliosamente nel mondo l’immagine dell’Italia , e lo affermo senza retorica ma con gli occhi di chi ha vissuto questi tempi dal 1977 in poi.

Ai tempi in cui era Presidente il dott. Nordio, anni 70’ e 80’, Alitalia si affermò come una compagnia sicura, confortevole nei viaggi a lungo raggio, con ottimo servizio e il miglior cibo “on air”, mitica era la “Top Class” ricavata nella gobba dei “Jumbo” , i piloti e il servizio di manutenzione erano tra i migliori al mondo.

Nordio, con lungimiranza, nel 1980 aprì la scuola di volo Alitalia ad Alghero, uno degli aeroporti più “difficili” di Europa, per affrancarsi dal dover prendere i piloti solo dall’ Aeronautica Militare, e così riuscì ad avere una generazione di piloti civili riconosciuti come tra i migliori al mondo.

Gli AD dei tempi di Nordio macinarono utili per 7 anni consecutivi, finché vennero rimossi, dopo il 1988, perché invisi a Prodi ( quanti danni ha fatto il professore all’economia italiana ! ) e sostituiti da Roberto Schisano, delfino del professore, che iniziò la catena di errori strategici che hanno poi condizionato la successiva vita di Alitalia, e chiuse la sua esperienza accumulando perdite per oltre Mille miliardi di lire !

Dopo Schisano arriva Domenico Cempella , altro personaggio di valore e al “timone” della compagnia nella secondà metà degli anni 90‘, fu lui che sviluppò, ad esempio, la classe “Magnifica” una super business che ha precorso gli standard delle moderne business class, in quanto aveva capito che la clientela “premium” andava coccolata perché una business class “sold out”,  su un viaggio a lungo raggio , da sola pagava le spese dell’intero aereo.

Nella seconda parte degli anni 90’, tanto per capire come andavano le cose in Alitalia, basti pensare che metà degli Italiani che prendevano una aereo viaggiavano con la compagnia di Bandiera, e che negli ultimi tre anni di Cempella la compagnia era tornata a chiudere in attivo con utili complessivi nell’ordine dei 400 miliardi di lire.

Arriva poi la crisi del 2001, anno terribile per tutte le compagnie e che causò vittime eccellenti, vedi la Swissair ad esempio, ciò nonostante Alitalia , salutando Cempella sostituito da Mengozzi, voluto da Amato, riuscì comunque a chiudere in attivo il 2002 grazie alla partita straordinaria della definizione positiva del lodo con KLM, ereditato da Cempella, e da lì in poi saranno anni di  “profondo Rosso”.

Le gestioni Mengozzi e Cimoli commisero errori strategici “fatali”, come, ad esempio alleggerirsi ulteriormente di rotte e aerei di lungo raggio e puntare sul traffico di medio raggio e regionale in epoca di “decollo” delle compagnie low cost , e  si fecero sfuggire di mano il controllo dei costi di gestione e, probabilmente, ci furono anche operazioni condotte in mala fede viste le recenti sentenze di condanna nell’ambito della bancarotta di Alitalia .

I due misero insieme perdite per quasi 4 miliardi di euro , e così , già nel 2006, il governo Prodi ( ecco che il professore ricomincia a far danni !) iniziò ad interessarsi alle vicende e ai problemi di Alitalia e ricercò un partner operativo, che venne individuato in Air France, ed iniziarono lunghe trattative che, nel 2008 sfociarono in una offerta formale di concambio azionario, 1 azione Air France contro 160 azioni Alitalia !

In ogni caso non si riuscì a raggiungere  l’accordo operativo a causa dei  2.100 esuberi e Berlusconi, in campagna elettorale, si impegnò a mantenere in Italia il controllo della compagnia  affidandola ad una nuova compagine societaria, la C.A.I, formata da investitori italiani.

Sicuramente quella dei  “Capitani Coraggiosi” non fu una buona operazione visto che ci costò 1,7 miliardi di euro di mancati introiti da Air France, 1,3 Miliardi per la bad company che si tenne tutte le passività, e 0,3 miliardi di un prestito “ponte” che non venne mai restituito.

Anche in questo caso non si trovò la squadra giusta per guidare la compagnia di bandiera, tanto che l’ultimo AD della gestione C.A.I,  Gabriele Del Torchio, viaggiava a medie di 580 milioni all’anno di perdite.

Nel 2014 ,  essendo entrati nell’epoca Renziana e con Calenda che faceva già parte dell’esecutivo, si ricercò una soluzione che consentisse di mantenere il controllo di Alitalia ( 51%) affiancandole un partner tecnico e finanziariamente solido, e così la scelta ricadde su Ethiad (49%) , compagnia emergente di Abu Dhabi.

Anche in questo caso non si è trovato il “manico” giusto, ovvero come Presidente venne nominato quel Montezemolo ( e qui Calenda qualcosa c’entra) che probabilmente ha agito da tramite con Ethiad visti i sui rapporti con il fondo sovrano di Abu Dhabi, maturati ai tempi della Ferrari, e come  vice presidente un inglese già Presidente di Ethiad ( che è stato poi silurato anche da Ethiad per come ha malgestito l’operazione “Alitalia”), mentre il primo AD è un italiano che resta in carica per soli 9 mesi, dando un bel contributo a creare ulteriori perdite, che viene poi sostituito da un australiano proveniente da una low cost Indiana e messo lì dagli Arabi per sviluppare l’integrazione con Ethiad.

Per non parlare poi del livello qualitativo e specialistico del CDA di questa Alitalia a “trazione” Ethiad, dove figurano personaggi riciclati dal  mondo Renziano, uno per tutti quella Antonella Mansi , Presidente di Fondazione MPS, che come esperienza manageriale effettivamente conosciuta ha solo quella di aver diretto la Sua piccola agenzia di Viaggi in maremma.

Arriviamo così ai 600 milioni di perdita del 2016, a dispetto di vari annunci trionfalistici che prevedevano il pareggio per quell’anno, e poi rimandato al 2017, e questo perché nessuno dei “capi” era in grado di fare una politica industriale per  il vero rilancio di un Alitalia che si stava svilendo a diventare un trasportare di medio raggio per convogliare i passeggeri di lungo raggio sull’Hub di Abu Dhabi.

Nessuno che avesse iniziato a reimpostare una politica di espansione dei voli intercontinentali, l’acquisto di nuove macchine più moderne, economiche  e più “invitanti” per i passeggeri,e nessuno che si curava, con competenza,  del controllo dei costi di gestione visto che, probabilmente,  pensava che tanto si poteva far conto sui petrodollari degli arabi !

Per altro a riguardo del corto raggio e traffico regionale, nota dolente causa la concorrenza delle Low cost, il nostro Renzi, e questo è molto grave,  non trova niente di meglio che consentire 44 nuove rotte e il  posizionamento in Italia di 10 nuove macchine, proprio a Ryan Air, ovvero il maggior concorrente regionale di Alitalia  tra le low cost, e concedendole anche sgravi fiscali milionari.

Arriviamo così al disimpegno di Ethiad e al commissariamento della compagnia a metà del 2017, alla necessità di erogare un prestito “ponte” urgente di 600 milioni, e un ulteriore prestito ponte di 300 milioni, peraltro pendenti gravi accuse  da parte della Comunità europea per violazione degli accordi per gli aiuti di stato.

Ed è proprio da quest’ultima fase del commissariamento che capiamo, da osservatori esterni, che , se ben gestita, Alitalia ha ancora delle potenzialità, mentre chi si oppone per principio di “opposizione” , sembrerebbe non aver colto queste opportunità.

I tre commissari, in breve tempo, riescono a risparmiare centinaia di milioni sui costi del carburante, fanno viaggiare gli aerei con una puntualità tale che a gennaio 2018 siamo stati la compagnia aerea più puntuale al mondo, e leggendo la relazione di gestione si scopre che, ad oggi, del prestito ponte di 600 + 300 milioni, l’utilizzo è stato di soli 64 milioni e così 836 milioni restano nelle disponibilità di cassa della società !

E vorrei  chiedere, a chi è contrario al tentativo di riorganizzazione e salvataggio,  se non si rende conto che se ben gestita e da italiani , come stanno dimostrando i 3 commissari,  la ns. compagnia di bandiera abbia ancora potenziale da esprimere e se la parte non utilizzata del prestito ponte potrebbe essere utilizzata come anticipo ( o come fondo di garanzia ) alle società di leasing per acquistare nuove macchine per il lungo raggio quali gli Airbus 350 o i Boeing 787 ( tra l’altro con il beneficio di procurare contropartite economiche  anche per i fornitori italiani di componentistica per quelle macchine ).

Quando Voi “oppositori di principio”  girate il  mondo con quelle missioni  “esplorative” che poi vengono tanto sbandieriate e decantate, fermatevi un giorno in più in Cina e se è vero che contate come dite di contare, e fatevi assegnare degli slot  di traffico con orari più umani e non lasciate che siano decisamente più comodi per i passeggeri quelli delle compagnie cinesi.

In definitiva l’idea espressa da esponenti di governo di mantenere la maggioranza della ns. compagnia di bandiera in mani italiane,  non è poi così campata in aria e non è, di per sé, sintomatica di un atteggiamento autarchico, bensì può essere una soluzione e non si deve cadere nella mera propaganda politica da una parte o nell’opposizione di principio dall’altra , ma si esamini la situazione da un punto di vista operativo e , perché no,  condito anche con una puntina di orgoglio nazionale.

Possedere e gestire una compagnia di bandiera non vuol dire rispolverare i sogni autarchici di qualche nostalgico, bensì mettere alla prova le ns. capacità operative in un contesto di libero mercato e forte concorrenza e dare una dimostrazione di efficienza con quel tocco di “classe” in più che solo noi Italiani sappiamo dare.

Ho girato il mondo per lavoro da quando avevo 24 anni e , negli aeroporti più lontani del pianeta , quando ripartivo e mi trovavo davanti il DC10 o l’MD 11 o il “Jumbo” con la scritta Alitalia , mi sentivo di essere già a casa e orgoglioso di salire a bordo.

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