AUMENTANTO GLI ITALIANI ALL’ESTERO

Quello italiano è stato più volte definito un popolo di navigatori, eroi, poeti e santi. Si potrebbe aggiungere anche di emigranti. Ciò visti gli ultimi dati diffusi dell’Ocse, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in linea con quelli in possesso dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero istituita con la legge n.470 del 27 Ottobre 1988. L’AIRE in maniera precisa certifica l’andamento dei flussi migratori con riferimento a coloro che hanno deciso di cambiare la propria residenza portandola altrove, sia in Europa che nel resto del mondo.

A leggere i dati è evidente il crescente numero di connazionali che scelgono di espatriare: un fenomeno sociale che rappresenta senza dubbio un aspetto su cui riflettere e che evidenzia la volontà di tanti di cercare altrove ciò che in Italia non c’è. Non solo il lavoro, prima causa di questa nuova spinta emigratoria, ma anche la volontà di una migliore qualità della vita in relazione ai redditi percepiti.

L’andamento è chiaro.

Nel 2008 gli italiani residenti all’estero erano 3 milioni 854mila, nel 2018 sono saliti a 5 milioni 134mila. Ovvero nel volgere di dieci anni più di un milione di italiani ha deciso di spostare la propria residenza fuori dai confini nazionali. Un salto in avanti di non poco conto che sottolinea la crescita percentuale in doppia cifra.

Certo non si sta assistendo ai flussi di folle oceaniche che agli inizi del Novecento erano costrette dalla fame ad imbarcarsi sui transatlantici diretti verso le Americhe, ma senza dubbio il crescente numero di espatrianti sottolinea ancora una volta come sia atipica la condizione degli italiani.

Il numero dei connazionali nel mondo continua a salire: in totale sono 5.134mila.

La maggior parte risiede in Europa (2 milioni 804mila); segue l’America Meridionale (1milione 600mila); quindi l’America Settentrionale e Centrale (452mila) e infine la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide (278mila).

Ad avere ancora un forte potere attrattivo, quindi, è il Vecchio Continente, probabilmente anche a causa della presenza di numerosi parenti già emigrati durante i decenni scorsi verso Germania, Svizzera, Francia e Regno Unito quando a far compagnia a tanti lavoratori italiani era la famosa valigia di cartone.

Tra coloro che hanno abbandonato, si spera non per sempre, il suolo natio anche numerosi giovani laureati e con diversi dottorati di ricerca alle spalle: esperienze di studio e professionali che rendono gli under quaranta attraenti per il mondo imprenditoriale e universitario estero. Si parla di cervelli in fuga, o come si dice in inglese human capital flight, fenomeno nuovo figlio della globalizzazione dei mercati in cui a soccombere sono quelle realtà in cui il mercato del lavoro non premia il merito ma la raccomandazione ed in cui è lento, talvolta molto lento, il fisiologico ricambio generazionale.

Dai dati in possesso dell’AIRE, infine, si apprende che ancora oggi è l’Argentina il Paese che conta il maggior numero di italiani residenti pari a circa 700mila. Due, invece, i Paesi in cui c’è solo un italiano censito: Isole Cook (Oceania) e Dominica (Mar dei Caraibi).

Insomma, il tricolore sventole veramente ovunque.

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