Winston Churchill non ignorava i difetti della democrazia, ma diceva che nessun popolo aveva scoperto un regime di governo che fosse migliore.

Ben piantati sulla “piattaforma mediatica” del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo e Casaleggio jr. credono di esservi riusciti e hanno annunciato urbi et orbi la prossima nascita della sorteggio-crazia.

L’annuncio non ha destato gli entusiasmi sperati e il Movimento, che era già in difficoltà nel competere con le proposte pragmatiche della Lega, coerenti con la politica (veramente “anti-sistema”) di Donald Trump e gradite a una grande maggioranza di Italiani, ha dovuto ripiegare, per la sua particolare azione di governo, sui pannicelli caldi degli ottanta Euro di Matteo Renzi, dei sussidi, del rancoroso e testardo leit-motiv vetero-comunista contro i privilegi dei “ricchi” (pensionati!) e su altre analoghe quisquilie.

Le vecchie battaglie dei comunistelli di sacrestia della prima repubblica, sempre con il ditino alzato per protestare “contro-tutto e contro-tutti”, sono state rispolverate da Di Maio e offerte in pasto ai cittadini che lo hanno votato.

C’è chi osserva che esse non sono state il miglior biglietto da visita per un Movimento che si era proposto, alle elezioni, come “rivoluzionario” e “anti-sistema”.

Grazie a tale parte della coalizione di governo, quindi, non v’è stata una vera e propria débâcle dei protervi protagonisti del “decennio nero”.

I Pentastellati, pur dopo il mancato rendez vous con i Democratici per la formazione di un governo gauchiste,  hanno rimesso in piedi la facile demagogia “sinistrorsa” e il sostanziale autoritarismo interno di partito (che con il sorteggio sarà, probabilmente, ancor meglio messo a punto per togliere ogni residua voce ai cittadini).

Tali caratteristiche dell’azione politica del Movimento sono verosimilmente ben gradite alle centrali finanziarie newyorchesi e londinesi, perché del tutto conformi al modello di “regime” para-fascista, patrocinato dalla Banca “J.P. Morgan Chase” e dai suoi consulenti d’oro (Tony Blair e altri).

Le centrali della Finanza mondiale avevano capito da qualche tempo che la politica a loro più favorevole poteva essere realizzata meglio dai partiti della vecchia sinistra; e non a caso, in Italia, avevano salutato il successo del Partito Democratico e di Matteo Renzi.

E’ molto verosimile che oggi sognano un Movimento di sinistra-fake che sia capace di portare a termine le operazioni fallite di Renzi.

D’altronde, “chi di spada ferisce di spada perisce”. Come i Comunisti si erano impossessati della piattaforma democristiana per svuotarla di contenuto e impadronirsene, così oggi i Penta-stellati potrebbero essere aiutati da Wall Street e della City a fare la stessa operazione in loro danno.

C’è quindi chi paventa che il voto degli Italiani del 4 marzo 2018 non sia riuscito a far cessare le influenze dei poteri finanziari mondiali, sulla nostra realtà politica; almeno per quella controllata da una parte dell’attuale alleanza di governo della res publica.

Gli elettori italiani che pensavano di avere severamente punito, con il loro voto contrario, gli autori dello “inguacchio” e che s’attendevano, dagli eletti, premiati dal loro consenso, l’eliminazione di tutte le conseguenze del decennale “pastrocchio”, sembrano destinati a restare profondamente delusi.

L’ombra lunga del decennio nero non scomparirà. Nessun segnale promettente induce ad alimentare una tale speranza.

Ciò che è avvenuto dall’approvazione e dall’entrata in vigore della legge definita dal suo stesso relatore “una porcata” sino all’elezione dell’attuale Parlamento, avvenuta anch’essa con un meccanismo perverso ideato dal democratico Rosati è stato tutto un susseguirsi di fasi diverse del processo di “dipendenza” del potere italico da influenze straniere.

Queste erano riuscite a porre il Paese nelle mani di “nominati” e non di eletti, per avere gli interlocutori adeguati a favorire la “loro” politica.

Tale processo sembra perdurare e rischia di perpetuarsi in modo irreversibile: non è un mistero, infatti, che gli Italiani sono stati espropriati di ogni loro diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento e al Governo del Paese.

Rebus sic stantibus a decidere in luogo e per conto degli Italiani continueranno a essere i capi dei partiti  o dei movimenti politici del Bel Paese!

Tali pessimistiche previsioni sono più che legittime. Le conseguenze del “decennio nero”, devastanti per la nostra democrazia, diventeranno irreversibili, senza undietro-front radicale; che non potrà essere attuato solo dalla Lega, soprattutto per le sue imbarazzanti alleanze extra-governative e per la presenza nel movimento di gente retrograda sul tema dei diritti civili.

Per evitare che gli Italiani dimentichino le storture che, per effetto di quel decennio, la democrazia italiana ha subìto, occorre ricordare:

Un Parlamento, dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Consulta, è restato in carica, a dispetto della norma contenuta nell’articolo 136 della nostra carta fondamentale che prevede la cessazione dell’efficacia della norma dichiarata non conforme alla Costituzione “dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”, fino alla scadenza naturale della legislatura. Tutto è rimasto come, secondo il linguaggio dei giuristi, se la sentenza della Corte Costituzionale non vi fosse stata: tamquam non esset  e quelle Camere, incostituzionali, hanno fatto nomine nei più importanti organi dello Stato.

Pur senza scomodare il rigore di Kant, chi era stato chiamato a reggere le sorti della nostra Repubblica, oltraggiata dalla presenza nel suo ordinamento di ben tre leggi elettorali antidemocratiche, non avrebbe dovuto far finta di niente. C’era, invece, di che preoccuparsi per curare le ferite inferte al nostro sistema istituzionale dalla protervia di uomini politici rotti a ogni esperienza di corruzione e malgoverno.

E’ fin troppo facile prevedere che, con l’attuale, governo, sedicente “anti-sistema” ma su una “nota sola”, come la famosa “samba”, l’impresa non sarà mai realizzata.

Né l’opera di bonifica potrà farla un Parlamento che, anche se non dichiarato, sino a questo momento, costituzionalmente illegittimo, è nato storto e zoppicante proprio a causa della sgangherata e truffaldina legge che ne ha consentito  l’elezione.

Gli attuali eletti sono in causa turpitudinis, pari a quella degli uomini politici finalmente mandati a casa. Essi hanno soltanto la situazione migliore che i Romani attribuivano ai possidentes (In pari causa turpitudinis, melior est condicio possidentis, recitava l’antico brocardo).

D’altronde non viene in soccorso degli Italiani la storia patria, tutt’altro che chiara a causa di molti risvolti inquietanti.

Per rendersene conto, gli Italiani hanno la possibilità di porsi una serie molto lunga e complessa di quesiti e tentare di darvi una risposta diversa da quella che è stata fornita dai commentatori e dagli scrittori ufficiali della storia nazionale.

Di tutto ciò, però, parleremo nel prossimo editoriale!

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