E’ da ritenere molto probabile che nei movimenti di protesta che si sono affermati in Italia, sulla scia di quelli britannici e statunitensi, siano già infiltrati, o lo saranno quanto prima, missi dominici, ben camuffati, di Wall Street e della City.

Non è immaginabile che il potere finanziario mondiale che, avendo in mano tutto il sistema mass-mediatico del globo, era divenuto in grado di fare il bello e il cattivo tempo in economia per proteggere e far progredire i suoi interessi economici, se ne stia, a lungo, a guardare impassibile le prese di posizione a esso ostili prima solo di Donald Trump e poi , ora, anche di Matteo Salvini.

E’ in gioco la sopravvivenza del sistema creditizio messo in piedi faticosamente, ma ora, capillarmente diffuso a livello mondiale.

 Le banche hanno necessità di concedere prestiti anche alle imprese zoppicanti e forse soprattutto a esse (come sono quelle dell’Euro-continente).

Il rischio è un’esposizione senza ritorno: chi è in difficoltà competitiva non sempre riesce a restituire il denaro ricevuto in prestito.

Da qui la criticità del sistema creditizio e la necessità che l’eventuale deficit delle banche sia ripianato dagli Stati.

Questi ultimi, per poterlo fare hanno bisogno di avere i conti in ordine.

Ecco perché, su input di New York e di Londra, se ne deve fare garante l’Unione Europea, tenuta a imporre ai suoi membri l’austerità con il relativo obbligo di non sforare una certa soglia d’indebitamento.

Non basta! Il denaro degli Stati (id est: dai contribuenti)  dev’essere sempre disponibile non solo per sorreggere gli Istituti bancari che possano andare in crisi, ma anche le spese (certe e non ipotetiche)  del colossale business dell’immigrazione che è la seconda “stampella” offerta dalle centrali della Finanza mondiale alle imprese non più competitive.

Il traffico di mano d’opera a buon costo comporta spese organizzative notevoli a causa delle attività prestate dalle organizzazioni dedite alla cosiddetta “beneficenza” (laica o ecclesiastica) e dalle ditte coinvolte nelle operazioni di trasporto (imbarcazioni, gommoni, giubbotti salvagente) e di apprestamento di centri di soccorso sanitario e di “accoglienza”.

Si tratta di somme ingenti e di aspettative di guadagno di speculazioni industriali, commerciali e di servizio di notevole entità finanziaria.

Il timore dei Paperon de’Paperoni del globo è che il rapporto di forza e di condizionamento esercitato dai burocrati (ai vertici, prevalentemente “bancari”) dell’Unione Europea, possa svanire nel nulla. E ciò, se quell’organizzazione di Stati, nata su diversi presupposti ma degenerata nel corso della sua vita, crolli per effetto della progressiva uscita dei suoi membri o già solo per il loro rifiuto di accettare ancora a lungo un’austerità di cui tutti hanno capito, ormai con sufficiente chiarezza, essere preordinata unicamente a sorreggere il sistema creditizio e quello di sostegno all’immigrazione.

Con l’utilizzazione di fondi obbligatoriamente stanziati nei bilanci statali e garantiti, nella loro intangibilità, dall’obbligo di pareggio imposto agli Stati-membri con norme addirittura di valore costituzionale, le centrali finanziarie del globo hanno raggiunto uno stato di equilibrio che non intendono perdere.

Da qui nasce il furore della battaglia ingaggiata da Wall Street e dalla City.

Negli Stati Uniti d’America, l’attacco frontale in atto contro l’attuale Presidente della Repubblica Nord-Americana sarà tutt’altro che facile.

Le centrali finanziarie faranno di tutto per influenzare le elezioni di mid-term, anche con l’aiuto di Stati esteri come Cina, Iran, Nord-Corea (più che della Russia) e con operazioni strategiche di fake-news.

In Italia, il compito di tentare di demolire i Movimenti cosiddetti “della protesta” (che si dichiarano e non sono veramente “anti-sistema”) si presenta più agevole.

Il tallone di Achille è rappresentato dalla persistenza tenace delle ideologie che da sempre caratterizzano il panorama politico-(in)culturale del nostro Paese (e della parte continentale dell’Europa).

La mancanza di un pensiero libero, a-ideologico e pragmatico, condiziona le mosse dei due cosiddetti Movimenti  della protesta.

Nessuno di essi ha abbandonato le simpatie politiche originarie ed esse restano alla base di un’irriducibilità  e di un conflitto di notevole estensione.

Tali contrasti stanno già rispuntando nel corso dell’azione di governo, rendendo difficile la coabitazione di Lega e Movimento Cinque Stelle nelle stanze dei bottoni.

La natura vetero-ideologica dei due movimenti rende altresì incerto il risultato di un futuro e probabile scontro elettorale tra di essi. E’ difficile prevedere quale dei due possa prevalere sull’altro sino a schiacciarlo e renderlo inoffensivo o comunque relegato all’opposizione.

Salvini che pure ha dalla sua parte l’essersi mosso, in tema d’immigrazione, in maniera pragmatica, largamente condivisa dagli Italiani, ha lo stesso fardello d’idee estremistiche di destra, poco accettate dalla maggioranza degli Italiani. Le stesse, cioè, che appesantiscono e rendono impervio il cammino di Marine Le Pen in Francia.

Sarebbe ben difficile far dimenticare agli Italiani le posizioni assunte da un suo Ministro in materia di conquiste di diritti civili dei gay (ormai presso che universalmente diffuse e tranquillamente accettate) e da lui stesso in materia di servizio militare obbligatorio (misura, quanto altra mai, inutile, antiquata e poco pragmatica in una guerra di scontri elettronici e digitali!).

Il Movimento Cinque Stelle con i suoi reiterati (e sempre malamente respinti) tentativi di fare il governo con i Renziani dopo il risultato elettorale del 4 marzo 2018,  con le proclamazioni ripetute da parte di suoi autorevoli rappresentanti, investiti anche di ruoli importanti istituzionali, di “giaculatorie” pauperistiche, riecheggianti la demagogia del vetero-comunismo della prima Repubblica, non darebbe alcuna garanzia di non gravitare, prima o poi, con il ruotare della sua “troppo girevole” piattaforma, nella zona dei poteri finanziari mondiali.

E’ noto, infatti, che i centri di Wall Street e della City si sono sempre serviti della Sinistra cosiddetta Democratica,  per condurre in porto la loro politica di ultra-destra liberista e di globalizzazione spinta.

Il dramma politico  degli Italiani è veramente grande e non si scorge via d’uscita.

Con la vergognosa legge elettorale che il Paese si ritrova, anche grazie alla colpevole inerzia dei due Movimenti assurti al potere di governo del Paese, il rischio di un aumento spaventoso dell’astensione è uno spettro da non sottovalutare.

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