A questo punto, prima di proseguire nelle mie riflessioni quasi quotidiane, devo liberarmi da un peso e dichiarare ai lettori un mio errore di valutazione di qualche tempo fa.
Quando il Presidente degli Eurodeputati liberali, l’ex premier belga Guy Verhofstadt aveva concordato l’adesione del Movimento Cinque Stelle al gruppo ALDE (Liberal democratici Europei) e aveva dovuto, poi, annullare l’operazione per le opposizioni interne all’Associazione, io avevo ritenuto sbagliato quel diniego e ne avevo scritto su questo giornale.
Oggi sono convinto che l’esclusione del Movimento Cinque Stelle dall’area liberal-democratica sia stata corretta.
A persuadermi è stato il comportamento dei cosiddetti “penta-stellati”, dopo essere giunti (grazie allo sfacelo del “decennio nero”) al governo del Paese.
Nessuno ha dimenticato che Luigi Di Maio, il giovane leader del Movimento, subito dopo le elezioni del 4 marzo 2018, aveva puntato a unirsi nel futuro governo del Paese, sia pure con formule equivoche, anodine e ambigue, con il Partito Democratico, la forza politica che, insieme a tutta la socialdemocrazia europea, era stata la più solida alleata di Wall Street e della City. E ciò per ben spiegabili ragioni.
I “padroni della finanza mondiale”, infatti, dopo il crollo del comunismo (molto credibilmente, auspicato e favorito dagli stessi protagonisti della Nomenklatura sovietica, desiderosi, in maniera addirittura ansiosa, di investire nel Mercato le locupletazioni a danno dei loro governati, cui era stato promesso per l’avvenire il “sole” e donato un presente di fame!), hanno capito che una politica di stretta osservanza capitalistico-finanziaria, neo liberista e globalizzatrice nel modo più più pieno ed esteso, può essere perseguita più con forze politiche di sinistra che non di destra; da qui il favore in Nord-America e in Inghilterra, rispettivamente, per i Democratici (Clinton, Obama) e per i laburisti (Tony Blair) e in Europa continentale per i cristiani (cattolici o luterani) e i social comunisti. Da qui deriva, quindi, anche “l’investimento” del Gran Capitale su capi carismatici del comunismo Euro-continentale, per favorirli nell’opera, pulita o sporca, di social-democratizzazione dei loro partiti.
In tale quadro di utilizzazione della Sinistra per fare politiche di Destra, la posizione del Movimento Cinque Stelle desta molti sospetti.
E’ chiaro a tutti, ormai, che non solo Di Maio, ma anche Fico e altri “compagni di Movimento” hanno la vocazione (spontanea, interessata, condizionata dai sostegni dati in “loco alto” alla “piattaforma”?) a mostrare di voler far parte della famiglia socialdemocratica europea, con un pizzico di demagogia in più. Social-democrazia che, in realtà è in via di progressiva estinzione, ma che continua a sferrare colpi di coda, sempre più smaccatamente e senza eccessive ipocrisie, agli oppositori delle politiche neo-liberiste (con un occhio particolare per le Banche) e globalizzatrici (id est: immigrazione indiscriminata).
In verità, essendo stato costretto il Movimento a rinunciare al suo progetto (immaginato, verosimilmente, a New York e a Londra) di divorare, in un’alleanza di governo certamente predatrice, i resti del Partito Democratico e, di conseguenza, a dover sottoscrivere un patto con la Lega di Salvini, le cose per Di Maio &Co. non si sono messe bene e ora il Movimento naviga in palesi difficoltà.
Il tentativo delle élite finanziarie di Wall Street e della City di ripetere in Italia il “colpo gobbo” di Emmanuel Macron, non può, quindi, considerarsi riuscito con il giovane di Pomigliano d’Arco, nonostante il gran battage propagandistico.
Il mancato accordo con il PD, infatti, fu contrassegnato da ripetuti articoli e discorsi salottieri.
Il fatto quotidiano, organo (non dichiarato) dei comunisti duri e puri (“quelli di una volta” tanto decisi e ostinati che la propaganda ostile diceva che “mangiassero i bambini”), dopo essere stato sulla stessa linea di critica al Partito Democratico nella fase pre-elettorale, si era subito dichiarato favorevole, con parole anche un po’ esaltate, al connubio del Movimento con i post-Renziani.
Quell’ipotesi di alleanza aveva ricevuto anche il consenso di gentiluomini e gentildonne dei salotti borghesi italiani, di “accademici” (o ancora sulla breccia o emeriti, ma sempre di parola facile), di frequentatori assidui di trasmissioni televisive ben pilotate per portare acqua al mulino dell’intesa auspicata con talk-show deliranti, di professionisti di vaglio, di giornalisti di buona fama, d’imprenditori rampanti, di scrittori, d’intellettuali a la page, di politologi e sociologi di chiara impronta gauchiste.
Perché? Le ragioni di quel consenso, naturalmente, avevano motivazioni diverse.
A Wall Street e alla City, un’alleanza di governo tra quelle due forze, Movimento e PD, entrambe di sinistra, faceva ben sperare i padroni della moneta e del credito. Una ripresa del dialogo da sempre avuto, in maniera preferenziale, delle élites finanziarie con la gauche tradizionale era l’obiettivo da realizzare.
Per ricondurre l’Italia nell’alveo della socialdemocrazia europea (anche se, ormai, in caduta libera sotto i colpi di maglio della protesta popolare) occorreva che il sistema mass-mediatico mondiale facesse dietro-front rispetto alle posizioni assunte contro i cosiddetti “penta-stellati”, in campagna elettorale.
D’altronde, se Renzi era stato bello e dimenticato dai “padroni del mondo”, che non gli avevano perdonato i suoi errori madornali nell’ultima parte del “decennio nero”, non tutto, a giudizio di quelle élite, doveva ritenersi perduto. Per riforme in senso autoritario nel Bel Paese si poteva pur sempre fare affidamento su un Movimento che dichiarava, expressis verbis, la fine della democrazia, proponendo di sostituirla con le regole del sorteggio, tipiche della “riffa”.
Non è peregrino il sospetto che anche la misteriosa, enigmatica piattaforma mediatica di Casaleggio & Co. veda di buon occhio un futuro abbraccio di una nuova, rediviva sinistra con le centrali finanziarie del Pianeta.
In un tale scenario, il bombardamento propagandistico mediatico continua e può contare su interventi di un certo peso.
Il Movimento delle Cinque Stelle è stato definito, da un autorevole personaggio italiano, il “faro della nuova Sinistra”, risorgente come un’Araba Fenice dalle ceneri del Partito Democratico. Altri ha parlato del Movimento delle Cinque Stelle come del “ grande partito della sinistra moderna”. Sul “Corriere della sera”, un noto esponente del PD, ha proposto di fare del Parlamento eletto con i pastrocchi del Rosatellum, una vera e propria Assemblea Costituente che abolisca il “monocameralismo”, riesumando, così, il progetto del “patto del Nazareno”, e faccia altre cosette, utili a far nascere “un meccanismo virtuoso” (!) che trasformi quella attuale in una “legislatura perfetta”(!!).
Tutto bene, dunque, anche per i centri veri del potere mondiale, a giudicare da tali entusiastiche affermazioni? Non sembra!
Lo stesso capo politico del più forte Movimento anti-sistema si è reso conto che la protesta popolare per l’invasione del territorio italiano, da parte di lavoratori a basso costo non è agevolmente mitigabile L’idea di prendere nuovi schiavi dalle mani degli “scafisti” per metterli a disposizione dei “caporali” e degli imprenditori in difficoltà non piace a un popolo che, proprio perché vuole vivere senza razzismo, mal tollera lo spettacolo vergognoso di gente di colore abbandonata a se stessa e costretta a vivere sotto ponti, i colonnati più o meno nobili di edifici pubblici o religiosi, i portici urbani, in scatole di cartone umide, lerce e maleodoranti.
I successi, per l’ampio consenso del pubblico, ottenuti dalla politica ferma di Salvini e gli smacchi a livello popolare registrati dagli interventi confusi, abborracciati, improvvidi ed estemporanei di rappresentanti d’istituzioni pubbliche di vario tipo continuano a portare acqua al mulino del leader leghista, cui si può imputare, sino ad oggi, soltanto l’incapacità di contenere le “esternazioni” retrograde di qualche suo ministro (che fa ricordare agi Italiani l’epoca “bossiana” dei riti del Po) e di temperare, con maggiore furbizia, le proprie.
Allo stato, la Lega si dimostra, costantemente, più attiva, incisiva e presente nella vita politica italiana e ha un successo che sembra in crescita costante.
Prevedibilmente, molti elementi concorrono a determinare una tale situazione:
la libera comunicazione digitale attraverso i social e a mezzo della telefonia cellulare;
l’appoggio di Paesi stranieri come l’America di Donald Trump, la Gran Bretagna di Teresa May, la Russia di Putin;
il sostegno sempre più tangibile degli “scontenti” dell’Unione Europea;
il declino inarrestabile dei “gauchistes” occidentali. Tutto ciò potrebbe segnare il progressivo spappolamento del Movimento, come già avvenne, in epoca lontana, per L’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini, vero fuoco di paglia!
Il rischio è che se la rivolta cosiddetta “anti-sistema” rimarrà soltanto nelle mani di una forza politica che risente di un’origine contrassegnata da antichi legami estremistici o folkloristici, il lavoro che dovranno compiere gli animi sinceramente liberali non sarà di poco conto.
Di ciò, però, scriverò nel prossimo editoriale.

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