Secondo il giornale svedese, Svenska Dagbladet, quotidiano autorevole e molto diffuso della destra moderata, i risultati di un’indagine demoscopica, commissionata nel Paese scandinavo, dimostrerebbero che le circoscrizioni elettorali in cui  la vittoria socialdemocratica ha avuto proporzioni per così dire “bulgare” sono le zone letteralmente “stracolme” di immigrati, dove il degrado cittadino, soprattutto periferico, ha raggiunto picchi che un tempo erano impensabili per un Paese civile e ordinato come la Svezia.

Sono luoghi, dove la stessa polizia, nota per la sua durezza e inflessibilità, non ha più possibilità concrete di mantenere l’ordine pubblico e dove il fanatismo religioso è alla base di fatti di sangue d’inaudita violenza e lo spaccio della droga è intenso, diffuso e praticamente incontrollabile.

La tesi di Svenska Dagbladet, pur contenuta in un articolo pieno di espressioni ambigue e tortuose (proprie, peraltro, di un Paese che non ama mai affrontare i problemi in maniera netta e decisa e dove un leaderpolitico come Jimmie Akesson, dal linguaggio franco e poco attento al politically correct,  sconcerta e mette paura) è interessante perché sembra collegare il successo socialdemocratico alle dimensioni abnormi, assunte dall’immigrazione in Svezia.

E ciò non tanto per l’effetto del voto degli  stranieri che assumono la cittadinanza svedese dopo un certo periodo di tempo di permanenza nel Paese e a date, prudenziali condizioni, quanto a causa del degrado, fisico e soprattutto culturale, educativo e comportamentale registrabile nei quartieri cittadini soprattutto periferici dove la presenza di immigrati è nettamente prevalente.

In tali luoghi, l’afflusso di voti ai socialdemocratici, pure inferiore ai livelli precedenti, secondo l’opinionista del giornale, è stato direttamente proporzionale al decadimento dovuto  alla presenza massiccia degli immigrati.

Nell’elenco pubblicato dal giornale figurano, infatti: un quartiere di Stoccolma (il partito socialdemocratico ha ottenuto il 76,9% dei voti più l’11,8% dell’estrema sinistra); Mellersta Gottsunda, Uppsala (Socialdemocratici  al 48,2% più il 22% all’estrema sinistra); Vaxjo (socialdemocratici al 61,1%, più il 13,3% all’estrema sinistra); Malmo ( socialdemocratici al 79,6%, più il 10,1% all’estrema sinistra); Norra Biskopsgarden, Goteborg (socialdemocratici al 53,7 % più 19,6% all’estrema sinistra), tutti luoghi sovraffollati da immigrati di varia provenienza.

L’orientamento espresso dal giornale dei moderati svedesi (di destra e di centro) potrebbe essere indicativo di un mutamento dei rapporti e degli equilibri tra i partiti nella realtà politica del Paese.  E, soprattutto della grande difficoltà per i partiti moderati, chiusi letteralmente in una morsa, nella scelta della politica da attuare.

E’ inevitabile, in primo luogo, che il centro-destra sia, ora, sostanzialmente contrario a ripetere esperienze del passato; del tutto analoghe, cioè, a quelle di una Grosse Koalitiondi tipo tedesco, ma a ruoli invertiti per la prevalenza nell’alleanza dei partiti di sinistra su quelli della destra e del centro moderati.

E’ difficile pensare che, dopo avere valutato gli effetti stravolgenti, messi in luce dall’indagine demoscopica suddetta,  di un’immigrazione così imponente, tale raggruppamento politico si renda, esso stesso, artefice o complice della prosecuzione di una linea di azione così dissennata e contraria ai propri interessi elettorali.

E’ altrettanto problematico che esso riconosca il suo errore di non avere capito che lo stravolgimento di un assetto sociale e civile, consolidatosi nei secoli, non è un problema di differenza di razze e di etnie (il melting pot nordamericano lo dimostra a sufficienza) ma di diversità complesse e di ben altra natura (di mentalità, di livello civile e sociale di vita, di presenza o assenza di fanatismi religiosi, di usi e costumi consuetudinari inveterati, di educazione). Avere consentito che la palma di una giusta intuizione degli effetti perversi di un’immigrazione mastodontica andasse a Jimmie Akesson e ai suoi seguaci razzisti e xenofobi è stato per i moderati svedesi un errore imperdonabile.

Allearsi ora con i cosiddetti democratici svedesi dell’ultra destra avrebbe il sapore di una sconfitta. E la scelta, naturalmente, creerebbe problemi con l’Unione Europea, verso cui il centro-destra moderato svedese non ha espresso neppure le perplessità degli stessi socialisti ed estremisti di sinistra.

Infine: la stampa internazionale, al servizio del potere monetario mondiale, che auspica il mantenimento del ruolo egemone dei burocrati di Bruxelles sul Paese scandinavo, non sarebbe certamente “clemente” a proposito di una tale scelta.

Soltanto, i  prossimi giorni ci diranno quale sarà la scelta dei moderati svedesi tra i due fuochi contrapposti.

 

 

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