Il mondo delle Banche, quelle tradizionali e quelle d’affari, delle Agenzie di rating, della Borsa e di tutti gli organismi che si muovono intorno all’idea di generare ricchezza, non producendo beni materiali, immateriali o servizi secondo i canoni del capitalismo industriale (o post), ma soltanto attraverso il denaro dato in prestito, è in subbuglio.
Sembra avere, infatti, un futuro piuttosto precario la roccaforte dell’Unione Europea con il suo esercito di burocrati, abili tecnocrati della Finanza, assurti a livello di membri altezzosi e iracondi di una leadershipche pretende di dettare leggi e regole agli uomini politici di governo eletti dalle popolazioni degli Stati-membri.
Quei supponenti “bancari in missione” a Bruxelles stanno lì per effetto di un accordo (che, come ogni altra intesa di eguale natura, può essere ridiscusso e rivisto) e non gradiscono di ricevere, in misura ormai crescente, colpi bene assestati da uomini politici che, per la prima volta, sono del tutto “indipendenti” dalle centrali di Wall Street e della City.
Questi due poli mondiali di potere non se ne stanno, comunque, tranquilli a braccia conserte: scalpitano.
La mobilitazione della stampa e della televisione mondiali sta assumendo, su loro input, dimensioni gigantesche.
Le Fake-News sono considerate non più sufficienti per abbattere gli uomini politici non schierati dalla loro parte di banchieri e finanzieri.
Il nemico n.1 è considerato Donald Trump non solo per la sua personalità, ma anche e soprattutto per le azioni concrete che ha dimostrato di saper mettere in atto per rompere la spirale di servaggio che era stata la caratteristica “intoccabile” dei precedenti establishmentpolitici statunitensi (dei Clinton, degli Obama, dei Bush) rispetto ai voleri degli gnomi del capitalismo monetario.
Spesso i molteplici tentativi di contrastare il Presidente degli Stati Uniti risultano penosi, perché non tengono conto che un moto di ribellione, di origine, soprattutto popolare sta dietro e sorregge il coraggio di Trump. Parlare, dispregiativamente, come fanno i mass-mediadi voti di pancia e trovare epiteti come populisti, xenofobi, razzisti non funziona, tranne che nei salotti radical chicdella borghesia, pieni di intellettuali e giornalisti che dal sistema finanziario, editore di libri e di giornali, tirano “quattro paghe per il lesso”.
E’ sintomatico il caso della pagina, dal forte titolo: “I giorni della paura”,dedicata dal maggior quotidiano italiano, il “Corriere della sera” al libro di Bob Woodward “Paura – Trump alla Casa Bianca” (traduzione fedele dell’originale “Fear – Trump in the Whie House”), di cui il giornale ha pubblicato alcuni estratti della versione italiana che sarà pubblicata in Ottobre da Solferino, corredandoli di commenti esaltati e di molte notizie propagandistiche.
Come in vero, monolitico “regime”, l’articolo magnifica, senza mostrare perplessità o critiche, anche velate, sia la bontà del libro (E’ un libro da record; 750mila copie vendute nel primo giorno di uscita; diritti venduti in 19 Paesi) sia la notorietà dell’autore (Bob Woodward è un Premio Pulitzer; è ricordato accanto a Bernstein in tutto il mondo per aver fatto deflagare lo scandalo Watergate; ha l’abitudine di intervistare decine e decine di fonti, partecipanti e testimoni).
Purtroppo, però, per i fautori del capitalismo monetario, la montagna partorisce soltanto un topolino o per dirla, nella lingua di Woodward: The mountain has brought forth a mouse.
Le molte verità che il giornalista americano ci vuole trasmettere sono, infatti, tutte di una sconcertante banalità Il florilegio inizia: Trump guarda ossessivamente la televisione, soprattutto i talk show dei canali nemici, Msnbc e Cnn; il momento più drammatico: la domenica notte.
Da giornalista, pluri-premiato e osannato dal sinistrismo democratico statunitense, per averli, a suo tempo liberati da Richard Nixon, Bob Woodward aggiunge, ovviamente, note da lui ritenute “di colore”: Il Presidente e la first Lady hanno due stanze da letto separate nel loro appartamento alla Casa Bianca (come ben sanno, anche i teleutenti che hanno seguito le puntate di House of Cards); Trump ha un televisore gigante acceso quasi ininterrottamente e resta nella sua camera da solo in compagnia del telecomando).
Temendo che l’immagine di un Trump in solitudine non sia sufficientemente valida per risollevare, per effetto del consenso popolare che si vuole suscitare, le sorti degli gnomi di Wall Street, Woodward aggiunge: I tweet non sono solo di contorno alla sua presidenza ma ne formano il nocciolo centrale. E quel che è peggio, aggiunge: Donald ordina distampare quelli che raccolgono il maggior numero di like, dai duecentomila in su.
Secondo Woodward, che non cita espressamente la fonte, il giudizio di Trump su se stesso, autore di twitter, sarebbe questo: Mi ritengo l’Ernst Hemingway dei 140 caratteri!
Altre affermazioni che dovrebbero essere idonee a sollecitare la Pauradel titolo del suo libro, Woodward le dissemina nelle sue pagine, attribuendole, però, con molte ambiguità, ai collaboratori del Presidente.
Di Mattis, della cui intelligenza il giornalista non ci fornisce prove convincenti, dice che avrebbe sentenziato: “ Il Presidente si comporta come un bambino di quinta elementare (perché a tanto ammonta il suo livello intellettivo)”.
Sempre secondo Woodward, poi, Kelly, l’attuale capo dello staffpresidenziale, avrebbe detto in una riunione dei collaboratori più vicini al Presidente: Trump è un idiota!
Espressione molto forte che nessuno probabilmente ha ripetuto ad altri, al di fuori del giornalista Woodward, altrimenti delle due l’una: o Trump è un uomo di grande tolleranza e pazienza o Kelly avrebbe rischiato, dopo la pubblicazione del volume, di perdere il posto.
La goccia che dovrebbe far traboccare il vaso e riversare su Trump tutta l’avversione dei lettori di Woodward (e degli Italiani delle anticipazioni del “Corriere della sera”) è nella frase finale estrapolata dal libro e attribuita a Ivanka. La giovane donna avrebbe detto, nel corso di un litigio con Steve Bannon: -Non faccio parte dello staff presidenziale; sono la first daughter!–
Più paura di così….si muore!

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