La nuova architettura europea che l’Italia ha il diritto ed il privilegio di potere proporre e comunicare all’attuale Europa (da attuare al fianco e grazie anche all’appoggio degli Stati Uniti di Donald Trump) deve puntare sulla crescita economica collettiva e perciò alla creazione delle condizioni per lo sviluppo, ossia dare vita ad investimenti, alla flessibilità scritta e stabilita nei Trattati europei vigenti e forti della valenza erga omnes, verso un sistema economico unitario ove ciascuno Stato membro abbia e porti avanti la propria autonoma politica economica in maniera convergente , progressivamente e “tendenzialmente” all’interno dell’Unione e della nuova Europa. Solo così si potrà avere la sopravvivenza dell’Europa che vogliamo e di quello che è l’ideale originario europeo e la sopravvivenza stessa della moneta unica, l’euro.
La revisione dell’architettura europea deve puntare al mercato unico ed alla sua implementazione avvalendosi delle politiche economiche autonome nazionali raccordate – progressivamente e “tendenzialmente” – tra loro da una politica monetaria comune europea di massima. Per crescere insieme cioè è necessaria una politica monetaria comune che contempli le esperienze e gli svolgimenti, le crescite possibili delle politiche economiche dei diversi Stati membri. La nuova Europa è (sarà) nella dinamicità della crescita , non nella staticità e perniciosità di parametri che, in presenza della crescita stessa saranno peraltro garantiti. La crescita è la soluzione, temporanea come definitiva. Se non si ricontrattano le regole e non si rimodula il tutto, sarà impossibile il mantenimento sia della stabilità monetaria sia di quella sociale e politica europee. Solo stimolando la crescita possiamo tentare oggi di uscire al meglio dalla politica economica drogata attuata dalla Banca centrale europea con le operazioni di quantitative easing. L’errore di tale politica è stata ed è tuttora nel fatto di non comprendere che saremo e saremmo sempre un pozzo senza fondo in Europa, in assenza di crescita, pur stimolata, data da effettiva produttività. L’immissione di liquidità è benefica laddove c’è la voragine per riaffiorare e ritornare sulla terra, ma poi bisogna essere in grado economicamente di camminare con i propri piedi, sulla terra. L’Italia deve comunicare categoricamente a questa Europa l’impegno europeo sugli investimenti che producano crescita, e conseguentemente benessere per i cittadini europei. La politica europea e della nuova Europa deve propiziare la crescita, facendoci uscire tutti da lotte tra guelfi e ghibellini estranee al bene comune. Crescita per mezzo di investimenti per perseguire ed avere bene comune e benessere di tutti i cittadini europei. Le istituzioni della nuova Europa non possono che essere politiche e rispondenti alla volontà comune dei suoi cittadini europei , cioè noi. Dunque non potrà esserci organizzazione, ente od istituzione europea che non risponda totalmente al risultato politico. Bisogna ricondurre sotto ed all’interno della politica i burocrati europei e laddove l’esperienza sin qui vissuta abbia individuato ed indicato criticità, prevederne l’integrazione istitutiva e statutaria, disciplinatoria. L’Europa deve fare la sua parte, l’Italia può e deve oggi indicargliela. Forza Italia e forza nuova Europa, dacci dentro con gli investimenti.

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