La confusione che domina nella vita politica dell’Occidente è  in Italia maggiore che altrove, soltanto perché il sistema di cooptazione dei capi-partito, previsto dalla nostra legge elettorale, è come quello dei capi-banda (o dei vecchi capi del cosiddetto brigantaggio)  volto a scegliere i seguaci disponibili sulla piazza sulla base non dell’intelligenza e dell’acume ma della “fedeltà al Capo”; come in ogni sistema politico, dove viga l’autoritarismo.

La confusione regna in tutto l’Occidente; soprattutto, però, nella sua parte dominata da millenni da assolutismi religiosi e ideologici: id est,  l’Europa continentale, dove gli ostacoli millenari al pensiero libero e non condizionato sono da considerare, addirittura, umanamente insuperabili.

In questa parte del Globo la confusione, paradossalmente, è aumentata con il crollo di alcune verità, come quelle dell’idealismo di destra (nazi-fascismo) e di sinistra (social-comunismo) e con la perdita di mordente di altri assiomi di natura religiosa (cattolicesimo, cristiano e protestante).

Certamente, sono rimaste alcune connotazioni, più di natura psicologica che politica, che possono considerarsi il frutto degli antichi indottrinamenti: a) da un lato, il pauperismo, il buonismo, l’universalismo sentimentale dei movimenti politici egualitari, volti, nei propositi conclamati, a realizzare, comunque, con o senza l’aiuto di un Dio, diffusi e planetari eden terrestri di benessere; b) dall’altro, il nazionalismo, la coscienza di essere al centro dell’attenzione di Dio o nelle cure di Capi illuminati (da luce propria o divina), la rigorosa osservanza dell’ordine sociale dei movimenti politici volti a raggiungere risultati concreti di benessere in un ambito determinato e circoscritto.

I movimenti della prima specie continuano a definirsi “di sinistra”, pur consapevoli di non avere ormai alcuna azione politica da realizzare per la felicità ecumenica del mondo, dopo i cattivi esempi delle nomenklature partitiche o curiali che si sono arricchite a dismisura, pur vedendo progressivamente alzarsi il tasso di povertà nel Globo.

Per la notevole incidenza che il buonismo umanitario continua ad avere sulla massa, la social-democrazia occidentale, nelle sue varie configurazioni e sfumature, è stata “adottata” e sorretta con l’aiuto dei mass-media di proprietà, dal capitalismo finanziario che del liberalismo (sopravvissuto alla catastrofe del social-comunismo) rappresenta l’ala monetaria, quella che vede nel denaro dato in prestito dai banchieri  la fonte da privilegiare per la produzione della ricchezza.

I movimenti della seconda specie non sono visti con favore dai super-ricchi della Finanza mondiale e sulla base dell’ancora dominante cultura di sinistra sono definiti dagli avversari: “di destra”, con un tono dispregiativo, che preoccupa i Paperon dei Paperoni. In più, il loro programma politico preciso e definito da realizzare va in direzione opposta agli interessi di Wall Street e della City. Crollato il social-comunismo essi ritengono il nuovo nemico da abbattere proprio il capitalismo finanziario e monetario, che blocca la produzione dei beni, materiali e immateriali, e rende sempre più ricchi gli gnomi delle Banche a danno di tutti gli altri abitanti del Pianeta.

In tutti i Paesi dell’Occidente, una tale distinzione sta dando i suoi frutti.

Il contrasto è chiaro e la gente, prima o poi, dopo avere compreso i termini della lotta politica, sa come fare le sue scelte.

E ciò, perché la spaccatura che verticalmente si è verificata e continua a manifestarsi nel mondo occidentale appare sempre più chiara e netta nei suoi contorni:

1) dalla parte del capitalismo monetario rappresentato dal potere finanziario e creditizio con l’appoggio dei partiti della vecchia socialdemocrazia, fortemente sorretta dai mass-media presso che al completo vi sono i Democratici negli Stati Uniti (alla Clinton e Obama), i laburisti inglesi (alla Blair) i cristiani e socialisti tedeschi (alla Merkel e Shultz), socialisti francesi (alla Macron) e via dicendo);

2) dalla parte del capitalismo che tende a recuperare la produzione di beni, materiali e immateriali e che si oppone, per esempio, nell’Unione Europea  al blocco sia degli investimenti sia della crescita produttiva ed economica, conseguente, con l’arma della cosiddetta “austerità” imposta agli Stati-membri per far fronte a sia alle crisi bancarie sia alle spese necessarie per il traffico di mano d’opera a basso prezzo, vi sono i conservatori inglesi (con poche eccezioni) e i repubblicani americani (con alcuni dissenzienti), e, in ordine sparso e confuso, liberali in libera uscita da partiti della cosiddetta Destra continentale

In Italia, non è ancora così! Perché? Perché i due movimenti di cosiddetta sinistra e di cosiddetta destra, così come sopra descritti (dopo il disastro del Centro Destra e del Centro Sinistra, tradizionali, del “decennio nero”) sono al governo del Paese, addirittura insieme. I cosiddetti  ribelli “anti-sistema” delle vecchia Sinistra e quelli più “svegli” dell’addormentata “Destra” si cimentano in una sterile gara: un tiro alla fune da una parte e dall’altra che mantiene il Paese in condizioni di stallo assoluto.

Da un lato, si vuole il reddito di cittadinanza per moti pauperistici che si rifanno, in modo approssimativo e superficiale, alle democrazie scandinave e che non tengono conto del tasso di corruzione esistente in un Paese come l’Italia, dove la pratica dei sussidi ha sempre interessato soprattutto il mondo giudiziario, dall’altro si chiede l’introduzione di una flat-tax  che risponde al fine, tutt’altro che pauperistico, di incrementare consumi e investimenti da parte dei cittadini più ricchi e abbienti, per migliorare le condizioni della produzione nazionale. A condizione, però, che non vada oltre la “dual-tax” (per non modificare la Costituzione).

Ora, sembra, però, che Matteo Salvini, che è dotato di quel fiuto politico che manca totalmente a Luigi Di Maio (e che è espresso, invece, per il Movimento Cinque Stelle, con ruvida e spesso irritante sincerità da Roberto Fico) si stia rendendo conto di essersi alleato con un movimento di sinistra che in Italia, come in altri Paesi dell’Unione Europea, è stato adottato, sorretto, perché considerato come un’extrema ratio,   da tutti gli establishment politici occidentali facenti capo ai poteri finanziari inglesi e americani (l’oscura e misteriosa piattaforma Rousseau  potrebbe costituire l’equivalente delle Logge massoniche anglo-americane legate alle fortune del monetarismo vincente, allo stato, nell’Unione Europea).

Certo, Salvini, nel decidersi a compiere il passo della rottura deve tener conto anche dei problemi notevoli che ha alla sua destra (come Marine Le Pen in Francia e altri capi politici europei) e per alcuni suoi stessi collaboratori che sui diritti civili hanno idee tutt’altro che liberali.

Dal suo bagaglio, il leader della Lega, dovrebbe bandire ed espungere tutte le manifestazioni di fobia e far capire agli Italiani che il suo Governo difenderebbe i confini del Paese  anche da sbarchi da navi occupate da biondissimi finlandesi o groenlandesi.

A suo favore Salvini ha che un uomo di altrettanto solido intuito politico, come Donald Trump, si fida abbastanza di lui e non ha alcun contatto con Di Maio e i suoi seguaci, orfani del comunismo “diverso, duro e puro” degli anni d’oro berlingueriani (miseramente naufragato in tempo successivo, a causa della “fragilità” della natura umana che non risparmia neanche  i “buonisti” di varia estrazione).

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