L’idea di riservare ai Paesi del capitalismo più evoluto solo il maneggio del denaro, finanziando, con mutui e prestiti di vario genere, le imprese manifatturiere in altre zone del mondo ed evitando, in tal modo, agli operai della propria collettività di sporcarsi le mani con l’olio untuoso delle macchine e a tutti gli abitanti di respirare l’aria mefitica delle ciminiere degli opifici era molto piaciuta agli establishment governativi di Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, precedenti all’era May-Trump da sempre interessati, anche per motivi elettorali, a mantenere buoni rapporti con il mondo dell’Alta Finanza e, al tempo stesso, a promettere ai propri votanti paradisi terrestri di elegiaca beatitudine ambientale.

Per quei due Paesi, i luminari accademici e gli intellettuali, intrisi di moderato buonismo di sinistra, parlavano della necessità di arrestarsi alla “crescita zero”, per favorire una sorta di ritorno all’Eden.

Era piaciuta, quell’idea, forse, più dell’altra che spronava gli imprenditori dell’Europa continentale a seguire quelli anglosassoni e ad accelerare il passaggio dalla fase industriale a quella post (dalla produzione, cioè, di beni materiali  a quella di beni immateriali e di servizi).

partner Europei stentavano, infatti, a porsi su questa seconda strada e restavano con le loro imprese, irrimediabilmente, allo stadio industrial-manifatturiero.

Gli gnomi di Wall Street e della City, nell’intento di perseguire il loro disegno “monetaristico”, avevano impegnato, d’altronde, potenti mezzi finanziari, per starsene con le braccia conserte e attendere il maturarsi degli eventi.

Con molta verosimiglianza, avevano, in modo attivo, avviato e  sorretto economicamente movimenti e campagne contro l’inquinamento dell’aria (con il fumo delle fabbriche), dell’acqua (con i liquami pericolosi) e della terra (con i rifiuti tossici), la scarsità delle materie prime, la distruzione degli eco-sistemi, ottenendo il consenso degli ecologisti, degli ambientalisti, dei movimenti culturali alternativi (anti-consumisti, anticapitalisti), dei fautori degli eco-villaggi, dei G.A.S. (Gruppi d’acquisto solidale) cui non pareva vero di poter beneficiare di tanta abbondanza di mezzi di sostegno e di tanto seguito nelle campagne giornalistiche e televisive dei vari Paesi.

L’Accademia, adeguatamente stimolata a fare la sua parte, aveva teorizzato e divulgato nel Pianeta, dal suo canto, il principio della “decrescita” (degrowth, in inglese; decroissance, in francese;decrecimiento, in spagnolo) favorevole alla riduzione “ controllata (da chi?), selettiva” (ancora: da chi?) e “volontaria” (?) della produzione economica (e si aggiungeva: dei consumi, intendendo, ovviamente, escludere quelli degli happy fewdella Finanza) con l’obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico tra l’uomo e la natura ovvero sviluppo senza crescita.

La produzione esorbitante di merci destinate a rapido consumo andava, rigorosamente, evitata.

Il pensiero di fior d’intellettuali, pensatori, filosofi, sociologi, organici alle Università (tra di esse il mitico Massachusetts Institute of Technology) s’era aggiunto al progetto della “decrescita”, da talune “belle menti” definita addirittura “felice”, con il suggerimento di “buone pratiche” di economia solidale, di scelte di vita semplice, di risparmio energetico, di liberazione dell’ossessione della crescita del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) e, per strizzare l’occhio a una sinistra ormai disponibile per battaglie meno ambiziose di quelle “egualitarie” del secolo passato combattute in nome del social-comunismo che s’immaginava vincente (“bandiera rossa trionferà”), di “attenuazione delle diseguaglianze sociali”.

E sotto quest’ultimo profilo, non può certamente attribuirsi al caso il fatto che il Movimento Cinque Stelle aderisca, in maniera convinta, all’iniziativa.

Naturalmente, i grandi dotti della scienza economica, certi della irreversibilità della scelta monetaristica dei due Paesi Anglossassoni dell’epoca di Obama e di Cameron, si erano soltanto preoccupati di mettere, ulteriormente, a punto le loro teorie sulla decrescita.

Avevano precisato che il loro principio non andava applicato ai Paesi in via di sviluppo che avrebbero, invece, dovuto impegnarsi a farsi venire i calli alle mani per una forte crescita delle attività produttive (se no, le Banche a chi concedevano i mutui?), soprattutto per l’esportazione delle merci ai Paesi, ovviamente, con “crescita” produttiva “zero”, pur sempre bisognosi, per sopravvivere materialmente, di beni concreti (da consumare, però, con grande parsimonia, secondo il “saggio” consiglio dei potenti del sistema finanziario e dei loro “illuminati” consiglieri).

Tutto questo bel sistema, di interessi economici concreti e di fandonie intellettuali astratte, sta ora crollando sotto i colpi di maglio della Brexit,di Teresa May e soprattutto di Donald Trump, interpreti inflessibili di un capitalismo onni-produttivo, capace di rivedere certi principi, distortamente applicati o divenuti inattuali e incongrui, del liberalismo tradizionale.

Dichiarando che l’Europa è sua “nemica” (perché intende perpetuare nel vecchio Continente il disegno “monetaristico” di Wall Street e della City), il Presidente degli States certamente non ha voluto né esaltare la necessità del suo isolazionismo, dovuto solo alla proverbiale fortuna dei monoculi in terra coecorum, né escludere di volere avere, ora e in futuro,  alleati tra i membri dell’Unione.

E’ questo il timore più angosciante per gli gnomi dell’Alta Finanza che stanno ricorrendo a ogni mezzo per distruggerlo (in base al motto: mors tua, vita mea), con l’aiuto dei mass-media in loro possesso (che sono la quasi-totalità).

Le notti prima degli esami” stanno divenendo, nel mondo Occidentale, oggetto di indagini forsennate, al fine di scoprire le molestie sessuali sui banchi della scuola, perpetrate o tentate, da tutti quelli che appoggiano, in America e in Europa, la politica di Trump.

In Paesi meno bigotti e puritani queste “storie” indurrebbero solo al sorriso; in quelli restati “bacchettoni”, a dispetto di tutto, consentono ai fautori del “capitalismo esclusivamente finanziario” appigli per promuovere, con gli alleati della sinistra democratica, l’ impeachment di un Presidente che intende rompere  loro le uova nel paniere o il discredito di uomini politici, cui si attribuiscono, spesso con l’aiuto di pubblici poteri, le peggiori malefatte.

La battaglia è tesa ed è in pieno svolgimento: vedremo come andrà a finire!

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