A Wall Street i recenti accadimenti riportano alla memoria la bolla della new economy, quando le società venivano “supervalutate” dal mercato finanziario per il solo fatto di contenere la dicitura .net o .com nella propria ragione sociale. Oggi, il volume di azioni scambiate vorticosamente e i multipli stratosferici che caratterizzano le contrattazioni, fanno ritenere che le alchimie speculative siano tornate a influenzare l’andamento dei titoli legati al web.

Si teme la presenza di una «social bolla».

La teoria economica (Dividend Discount Model) asserisce che il prezzo delle azioni non è altro che una sintesi dei dividendi che la società analizzata produrrà in perpetuity, una rappresentazione da qui all’eternità riportata all’oggi da un opportuno tasso di sconto. Il meccanismo della bolla s’innesca proprio sull’euforia con cui si stimano l’ammontare e il tasso di crescita degli utili distribuibili in futuro.

Si consideri ad esempio Renren. La versione cinese di Facebook, è stata collocata nei primi di maggio con una valutazione di 5,5 miliardi di dollari, ossia 72 volte i ricavi e 712 volte il risultato operativo del 2010, quando ha registrato perdite per oltre 64 milioni. Da 14 $/azione, il titolo è volato a 22 (+57%), per poi ritornare sui prezzi di collocamento dopo appena una settimana. Oggi il titolo è sceso a 9,35 $/azione per una market capitalization complessiva pari a 3.660 milioni.

Stesso copione per l’IPO (initial public offering) che ha riguardato Linkedin, altro social network impiegato per la costruzione di contatti professionali. Alla quotazione, avvenuta nelle scorse settimane, il valore del titolo è raddoppiato in una sola seduta, dando alla società un valore di mercato di circa 9 miliardi.

Infine, non si può non citare il social network per antonomasia, Facebook. A inizio 2010 l’azienda è stata valutata 14 miliardi di dollari. A metà dello stesso anno la valutazione è stata rivista a 25 miliardi, per poi giungere a un valore stimato di 41 billion nel novembre 2010. Lo scorso gennaio, Goldman Sachs vi ha investito 450 milioni di dollari e la valutazione è salita ancora. Oggi il valore della società di Palo Alto si aggira attorno ai 70 miliardi, 38 volte i ricavi e 140 volte l’utile netto stimato/atteso/sperato per il 2010.  Bolla o no, tale valore supera la capitalizzazione di molti grandi gruppi, si pensi per esempio a Ford (50,71 miliardi) o Visa (52,7 miliardi).

Se da un lato tale divario può essere spiegato dall’eccezionale tasso di crescita che le società del web hanno fatto registrare negli ultimi anni, dall’altro è bene tener presente che queste offrono un servizio gratuito ai propri utenti. La pubblicità costituisce, al momento, la sola fonte di ricavo. Bisogna quindi interrogarsi sulla sostenibilità di una crescita di tali proporzioni e sull’affidabilità delle valutazioni fornite dal mercato americano. Un mercato drogato dall’enorme liquidità presente (la base monetaria USA è cresciuta del 198% dal 2007) e dalla voglia di rischio degli operatori.

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1 COMMENTO

  1. Resto sempre legato al concetto che l’economia reale è un’altra cosa.
    Come si può pensare che, solo sulla base di una previsione, un’azienda possa valere oggi 72 volte il proprio fatturato e 712 volte il proprio MOL (margine operativo lordo)?
    Ovviamente ognuno investe i propri capitali come meglio crede, ma sinceramente mettere i soldi a questi valori equivale poco meno che a comprare un “gratta e vinci”.

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