La reazione scomposta di Juncker e di Moscovici, certamente meno moderata di quella, piuttosto ragionevole, dei Mercati, è comprensibile ma non accettabile.
E’ comprensibile, perché il ragionamento che fanno i poteri finanziari del mondo occidentale e che trasmettono ai loro fedeli esecutori dell’Unione Europea è il seguente:
Se il traffico di lavoratori prelevati nel centro dell’Africa e assunti dai nostri imprenditori, agricoli e industriali, a bassa paga, cesserà o sarà fortemente ridotto per effetto degli interventi energici e decisi del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, le nostre aziende agricole e le fabbriche manifatturiere, già non più competitive per la concorrenza dei prodotti cinesi, indiani e di altre zone del terzo mondo, saranno costrette a ricorrere ancor più ai prestiti bancari.
In realtà, tutto ciò potrebbe, persino, tornare gradito alle centrali finanziarie di Wall Streete della City,se, nello stesso tempo, non aumentasse il rischio, proprio a causa del mancato apporto dei nuovi schiavi del terzo millennio, che i mutui siano restituiti ancora con maggiori difficoltà (e gli interessi non siano pagati).
Il mancato introito dei guadagni sin qui realizzati dalle banche non può che dispiacere, inevitabilmente, ai centri di potere sopraindicati.
Da qui la necessità, da loro pretesa, che nel bilancio degli Stati-membri dell’Unione si metta da parte un bel gruzzolo di denaro (versato dai contribuenti) per poter ripianare gli eventuali deficitdegli istituti di credito (esposti alla crisi e a un probabile crollo per la mancata restituzione dei mutui).
Il fatto, però, che siano comprensibili le ragioni della reazione arrabbiata degli gnomi della Finanza Occidentale e dei rappresentanti più protervi dell’Unione Europea (rimasta dopo la Brexit e Trump la loro “ultima spiaggia”) non significa che gli insulti possano essere accettati dai nostri governanti che stanno tentando di sottrarci a un destino di “colonizzati”; né tanto meno dagli Italiani, ormai ridotti a cittadini di un Paese non più sovrano e non più padrone delle iniziative per migliorare le proprie condizioni economiche.
La speranza, naturalmente è che gli abitanti del vecchio continente, grazie al web(e nonostante la disinformazione e delle fake-news dei mass-media tradizionali, stampa e televisione, vera “voce del padrone”) capiscano sempre di più in quale cul de sac si sono cacciati, accettando progressivamente un’Unione Europea sempre più diretta da banchieri e bancari (in assenza di un vero potere politico) e tolgano, in conseguenza, fiducia e sostegno ai cristiano-sociali (o democristiani) e ai social-democratici, partiti in crisi che hanno sostituito al mito dell’uguaglianza, clamorosamente crollato, la difesa ad oltranza del capitalismo finanziario (id est: monetario).
Le istanze di revisione del liberalismo dirette a favorire la ripresa della produzione onni-produttiva, (rivedendo alcuni principi rivelatisi dei veri e propri boomerang come la libertà di scambio delle merci in un regime di concorrenza alterata dalle basse paghe correnti nei regimi autoritari o relativamente poveri e come la libertà di trasmigrazione umana incontrollata per l’abbattimento dei confini (che sconvolge i raggiunti equilibri del patto sociale in Paesi finalmente approdati a una civile e pacifica convivenza) potrebbero trovare una diversa accoglienza per effetto dei risultati delle prossime elezioni europee.
E’ difficile, però, allo stato fare previsioni attendibili sulle future fortune elettorali dei partiti politici della protesta anti-monetaristica, impropriamente detta “anti-sistema”.
Nell’Unione Europea, la stampa e la televisione sono fortemente condizionate dal potere economico-finanziario ancora dominante in Occidente anche dopo la sconfitta da esso subita in Inghilterra e negli Stati Uniti d’Amrica.
Il favore di cui godono tuttora, in quell’ambiente editoriale, le forze protagoniste della politica attuata dai Clinton, Obama, Blair, Cameron, Juncker, Moscovici è ancora grande.
Sono rari i giornali che possano ritenersi veramente indipendenti dal gioco politico cui sono interessati i poteri finanziari mondiali di New York e di Londra. Inoltre, a favore di una corretta informazione degli Europei continentali non giova neppure quella salda tradizione di professionalità che ha costituito per anni il conclamato vanto della stampa e della televisione dei Paesi Anglosassoni; che ora, però, sta cominciando a mostrare, anche a quelle latitudini, un volto diverso. Un mito del giornalismo statunitense, Bob Woodward, co-autore della famosa inchiesta sullo scandalo Watergate che mise alle corde Richard Nixon, ha mostrato tutt’intera la sua modesta dimensione di opinionista, scrivendo un pamphletcontro Donald Trump, di cui neppure il “Corriere della sera” ha avuto il coraggio di parlare in termini encomiastici o, almeno, positivi.
Le televisioni nel Vecchio continente sono o in mani private, soggette al potere delle banche, o in mano pubblica, che vuol dire al servizio dei governanti di turno (ancora assestati, in grande prevalenza, sulle posizioni del capitalismo finanziario, iperliberista e globalizzatore).
I social, per loro stessa natura, non effettuano sondaggi, scientificamente strutturati, circa gli orientamenti dell’opinione pubblica e quindi tocca, come suol dirsi, “andare a naso”, con tutta la “soggettività” che un tale metodo comporta.
Certo i segnali di stasi mentale offerti soprattutto da parte delle vecchie generazioni, a suo tempo infatuate dal giusto e nobile sogno dei padri fondatori della Comunità Europea e testardamente ostili nel non riconoscere i profondi cambiamenti intervenuti nella realtà di un’Europa allargata al numero odierno di Stati, non sono promettenti. I loro vagheggiamenti ostinati, le loro pertinaci, caparbie, irriducibili ostentazioni di neologismi, la loro libidine di scagliarsi sempre contro il nuovo e l’inedito sono manifestazioni pericolose come tutti gli irrazionalismi quando irrompono nella vita politica.
I tempi e i giovani sono, però, contro di loro. E può darsi che dopo tante “primavere” fasulle e deludenti (fascista, araba e via dicendo) la prossima per noi che non ci adattiamo a vivere in una democrazia solo apparente, illiberale e dominata da finanzieri, monetaristi, banchieri, bancari e tecnocrati di varia provenienza, rappresenti una piacevole sorpresa.

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