Essere liberali non vuole dire essere fessi. Alitalia deve essere italiana di nome e di fatto perché serve al Paese per fare lucrare ex implementare i guadagni a favore dell’Italia stessa. Oggi serve non svendere nè vendere l’asset strategico aereoportuale italiano perché è di gran lunga superiore ciò che si può guadagnare facendolo funzionare. Piuttosto, in tempi di revisioni e pulizia generale di pensioni contributive e non scandalosamente retributive senza senso, sarebbe il caso di incaricare una commistione di individuare e indicare , chiedere ai responsabili che si sono avvicendati inutilmente alla direzione della società il conto delle restituzioni corrispondenti alle responsabilità dei loro fallimenti e perdite esose comune. Alitalia deve essere e volare “italiano” perché deve mettere in moto un processo virtuoso in base al quale, in sinergia con i treni italiani, porti qui nel nostro Paese masse di cinesi a fare turismo, shopping, arte, moda, vacanze , quel cavolo che pare ai cinesi e poi li riconduca in Cina con gli aerei Alitalia italiani in sinergia strategica con le ferrovie ed i treni italiani. Oggi non si deve vendere perché ce ne pentiremmo tutti amaramente. E poi c’è anche la cosiddetta leva che fa sì che una volta dato l’incipit, la ruota gira e ci si eleva e sale – per i cieli e altro – sempre di più. Non vorremo mica perderci, e sul più bello, dopo averla pagata, di tasca nostra, oltre dieci miliardi per l’incapacità e irresponsabilità di chi la ha male amministrata e per lo più spogliata e depredata , non vorremo perdere proprio adesso il bello della risalita e della resa? Cioè del profitto immenso, in arrivo? Liberali sí, fessi no. Vola Alitalia, vola “italiano”.

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1 COMMENTO

  1. Condivido al 100% l’obiettivo di mantenere il controllo e l’italianita’ di Alitalia . Ha fatto bene a porre l’attenzione di noi Liberali su questa vicenda. Certamente è necessario definire anche un piano industriale con strategie vincenti , quali, ad esempio, il ritorno al lungo raggio con rotte remunerative . Vedi ad esempio le tratte con la Cina , come da Lei giustamente evidenziato, vado laggiù 4 volte l’anno e viaggio con Qatar o Emirates e la business Class la riempiono sempre .
    Il prestito ponte, onde uscire dal problema dell’aiuto di stato potrebbe essere trasformato in investimento, ovvero dato ad una società posseduta da cassa depositi e prestiti che acquista nuovi aerei per il lungo raggio, vedi Boeing 787 o Airbus 350, e li concede in leasing ad Alitalia .

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