Vi sono realtá di cui non si parla mai, realtá che creano malessere e producono senso di inadeguatezza e frustrazione nell’uomo, anche se sarebbe più opportuno parlare di adolescente. Sembra quasi scontato parlare e affrontare questo tema, ma sarebbe ancora più scontato non parlarne in quanto temi di questo genere non fanno altro che essere evitati, ma soprattutto le uniche persone che possono comprendere al pieno il concetto in sé di Cyberbullismo sono le uniche che hanno sofferto e lo hanno provato sulla loro pelle. Io stesso attualmente che scrivo quest’articolo, ho avuto una sofferenza enorme, con conseguenze che non fanno altro che rimanere impresse nella mia mente come qualcosa che non può essere “sciolto”, un’oggettivazione di una modalità comportamentale frustrata che nei confronti di chi subisce, provoca qualcosa che probabilmente non ottiene una risoluzione o meglio una verbalizzazione nemmeno attraverso il linguaggio descrittivo. Avevo quattordici anni quando sui social, ignoti individui che si nascondevano dietro ad un anonimo cominciarono ad accanirsi contro di me. Insulti dicerie, istigazioni al suicidio, ogni giorno appena tornavo dal liceo per gran parte del primo superiore. Un periodo nel quale la mia identità era frammentata in mille pezzi, ogni giorno nel quale non riuscivo a  distinguere ciò  che ero in realtá oppure le deformazioni dovute alla frustrazione di carnefici ignoti, spinti dal desiderio, di fare del male, semplicemente per le loro insicurezze, per raccogliere approvazioni virtuali per sentirsi apposto con loro stessi, non accorgendosi che stavano “uccidendo” ovviamente in senso metaforico, un ragazzino di appena quattordici anni. Non ho mai compreso bene perché dovessero farlo ogni giorno, nascondendosi, anche nella mia scuola ho avuto un’etichetta  che non ha fatto altro che mettermi in cattiva luce di fronte a persone che non conoscendomi, ne approfittavano per umiliarmi, evitarmi, farmi sentire ciò che non ero. Essere liberi semplicemente significa stare in pace, non ho mai potuto godere di una pace a causa di individui che attraverso una costante pressione psicologica , hanno impedito per gran parte della mia adolescenza a scoprire l’amicizia, l’amore e anche la libertá di espressione solamente anche a livello umano. Questo è uno delle tante conseguenze di ciò che questo fenomeno orrendo provoca nelle persone. Non mi vergogno a parlarne, in quanto tutto ciò mi ha fatto realizzare che potevo essere diverso da ciò che altri individui dicevano sul mio conto, questioni false e demotivanti per un ragazzo che stava scoprendo pian piano il fiore dell’adolescenza. Impendendomi di poter essere come tanti altri adolescenti e di realizzare che i cosiddetti anni più belli, sono stati per me un inferno. Chiunque abbia problemi per via di questo, ne parli con chi è competente, in quanto chi giudica diventa solo un carnefice. Ciò non rappresenta una confessione, ma un invito a motivare per comprendere che ognuno è bello come è senza farsi pesare quell’orribile concetto chiamato pregiudizio.

*Contributo di un giovane della Gioventù Liberale Italiana

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