Perché una battaglia politica (nel caso specifico: contrasto alla linea economica  suicida dell’Unione Europea, sempre più chiaramente asservita agli interessi del capitalismo meramente finanziario di Wall Street e della City)  possa avere pieno successo è necessario che le idee che la sostengono siano, tra loro, tutte coerenti e miranti allo stesso fine e ciò non si riscontra, di certo, nell’impegno dell’attuale governo italiano. Quando Donald Trump e Teresa May si sono avveduti a) che gli gnomi della Finanza intendevano favorire in modo prevalente, se non esclusivo, la produzione di ricchezza per il tramite dei prestiti creditizi, e b) che, a causa di tale politica imposta agli establishment inglesi e statunitensi capeggiati dai Cameron e dagli Obama,  la produzione nazionale dei beni concreti della vita  diveniva sempre più oggetto di delocalizzazioni industriali che favorivano economie diverse dalla propria, sono corsi ai ripari e, come suol dirsi, hanno tirato i remi in barca.

I due leader,quello britannico e quello statunitense, hanno immaginato per i loro Paesi misure convergenti sull’obiettivo di ostacolare la concorrenza “truccata” (a causa delle basse paghe) dei Paesi dittatoriali, autoritari o ancora afflitti da una diffusa povertà, imponendo salvifici (per la propria industria manifatturiera) dazi doganali; i medesimi hanno bloccato l’immigrazione selvaggia e incontrollata di nuovi “schiavi” provenienti da aree diseredate; misura  che poteva dare una falsa impressione di crescita all’industria manifatturiera in crisi di competitività, ma che, in realtà, la  induceva soltanto a ricorrere, con la speranza di una ripresa, a prestiti delle Banche che poi inevitabilmente minacciavano di fallire, per la mancata riscossione dei crediti, e chiedevano salvataggi a spese di tutti i contribuenti.

In buona sostanza, i due leader si avvedevano che l’idea liberale della libertà degli scambi di merci e di movimento delle persone stava producendo danni giganteschi alla tranquillità sociale ed economica dei popoli che rispettivamente li avevano eletti; e, conseguentemente, la correggevano nei limiti necessari a farne nuovamente un baluardo di libertà e di sicurezza.

L’esempio britannico e statunitense ha fatto proseliti in Europa continentale, nonostante la differenza culturale esistente tra i due blocchi dell’Occidente: empirista, pragmatico e concreto, quello anglosassone; assolutista e astrattamente ideologico, quello euro-continentale.

S’è trattato, però, di un proselitismo sghimbescio e disarticolato. A volta ha trovato seguaci nell’ultra-destra xenofoba, esasperata dalla presenza esorbitante di immigrati, e soprattutto di mussulmani, nella propria terra e contraria, in modo anche violento, a ulteriori ingressi di “nuovi schiavi”.

Altre volte s’è colorito impropriamente di “verde”, non avvedendosi che le battaglie ecologiche e ambientaliste sono state, se non promosse, largamente favorite dagli esponenti di vertice del capitalismo monetario, per il principio secondo cui la pecunia non olete non inquina l’atmosfera.

Altre volte, infine, come in Italia ha raccolto consensi dei fautori “del   tutto e del contrario di tutto” , in un miscuglio che si sta dimostrando in grado di deflagrare in modo più squassante e distruttivo della nitro-glicerina.

Ciò che sembrava un primato del Bel Paese (avere capito prima di altri Stati-membri dell’Unione Europea il cul di sac in cui ci stanno cacciando i banchieri e bancari, eterodiretti dai finanzieri di Wall Street e della City con il loro codazzo di agenzie di rating, agenti di borsa e via dicendo) si sta rivelando essere la palla di piombo al piede della riscossa euro-continentale.

Le due ali del governo in carica volano in direzioni diverse e spesso perdono il controllo delle rispettive rotte.

Quando gli Italiani ritengono che la Lega interpreti il liberalismo moderno di Trump e di May, ecco che subiscono in pieno viso un “diretto” micidiale da parte di compagni di cordata di Salvini (e da lui stesso) con loro vecchi conti da saldare con l’omosessualità e con gli insegnamenti catechistici sull’aborto.

Quando  gli stessi abitanti dello Stivale pensano di essersi liberati dalla demogogia dei catto-comunisti d’antane dalla loro falsa professione di buonismo, perdonismo, umanitarismo, ecumenismo religioso o universalismo laico, ecco che si ritrovano di fronte al moralismo a buon mercato di Di Maio, di Fico, della “Piattaforma” (anonima ma non troppo) e delle giaculatorie diffuse dai megafoni, con ben percettibili affinità, sia delle parrocchie sia delle vecchie sezioni del partito comunista.

Il contributo che l’Italia potrà dare agli Stati Euro-continentali per il loro riscatto dalla politica impeditiva di sviluppo a causa dall’austeritye del cosiddetto divieto di sforamento, con l’attuale governo sarà insignificante se non controproducente. Salvo imprevebili mutamenti di linea d’azione, nel Bel Paese si continueranno a non produrre beni concreti, tangibili e ben fatti e non si limiteranno le operazioni di sostanziale strozzinaggio creditizio.

Lo ha capito Kurz, il cancelliere austriaco, che si è opposto energicamente allo “sforamento” del nostro bilancio perché, in buona sostanza, avrà ritenuto il programma del governo Conte non sempre coerente con i principi liberali e spesso, invece, molto vicino alle istanze della social-democrazia, ovunque, e non solo in Europa, in caduta libera.

E’ difficile smentire quel leader che pur sembrava essere all’Italia molto vicino.

La bi-direzionalità della politica italiana non è solo quella di essere diretta da due leader di due  diversi partiti ma quella di essere più che confusa chiaramente contraddittoria.

Quei due leader si muovono in posizioni diametralmente opposte: uno dei due pensa di elevare il livello dei consumi e degli investimenti  da parte delle classi più abbienti, introducendo la flat-tax; l’altro ripete i canti di battaglia del vetero-comunismo contro i “privilegi” delle classi alte.

Orbene, l’avviso ai naviganti non può limitarsi, però, a dire: attenzione, tirando l’uno da una parte e l’altro da quella opposta non andrete da nessuna parte. Deve aggiungere: attenzione, siete, per come vi state comportando, i prediletti di due blocchi contrapposti. Il primo è quello dei nuovi liberali inglesi e nordamericani che vogliono scalzare i banchieri e i bancari insediati a Bruxelles, senza, però, arretrare sul piano dei diritti civili conquistati dalle masse.

Il secondo è quello dei grandi finanzieri di Wall Street  e della City, che dopo il fallimento, già verificatosi, di Matteo Renzi e quello, “annunciato”, di Emmanuel Macron, sembrano volere  rinunciare a candidati allevati in vitro per la leadership dei Paesi Europei e reperire “capetti” di non maggiore e più elevata cultura politica tra i ruspanti di una nuova sinistra.

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