Per porre accento su alcuni aspetti della realtà, è opportuno definire che in questo periodo, esiste, è presente, un radicale dualismo fra realtà e mondo virtuale. La psiche, l’emotività, le capacità emozionali di ogni persona mutano nella trasposizione da un contesto all’altro, nel passaggio da realtà a pseudo-realtà. La libertà psicologica, rappresenta oltre alla conquista di essere sicuri di noi stessi, significa anche non sentirsi dovutamente condizionati dal mondo virtuale, o meglio dalle condizioni del mondo virtuale, in quanto ove non vi sono leggi, essendo un contesto, o meglio una contestualizzazione virtuale esso ha bisogno della creazioni di leggi e principi. Sarebbe scontato solamente dire che i social rappresentano una limitazione delle capacità di interazione da persona a persona, ma tuttavia esistono anche altri diversi fattori, che possono essere individuati anche attraverso un’applicazione di una logica applicata all’analisi sociologica. I giovani, gli adolescenti, ma anche ragazzi maturi, cercano attraverso i social delle approvazioni virtuali, definiti ‘’mi piace’’, in breve essi rassicurano la persona, la rendono forte, creano una falsa riga di popolarità, di bellezza, e di altri fattori che nel subconscio la invitano a mettere altre foto, per raggiungere più apprezzamenti, sennò che senso avrebbe mettere le nostro foto online? Negli anni ’80 le foto venivano tenute nelle case come ricordo, ora invece vengono postate, indicato luoghi, lasciando informazioni su che posti, persone frequentiamo, e quali potrebbero essere i nostri interessi. L’oggettivazione astratta ma anche per certi versi, che possiede delle componenti concrete è rappresentata dalle storie, dove ogni individuo attraverso di esse ha bisogno di rappresentare una parte di sé in un determinato momento, facendo capire anche gli altri cosa come siamo interiormente e quali sono ( per i più intelligenti) le nostre modalità di pensiero. Vi è un problema di fondo, infatti non esiste un unico social, le persone dalla prima adolescenza, si buttano sul social che va più di ‘’moda’’, ma i nostri profili, oggettivazione di noi stessi in mondo virtuale, in diversi momenti del tempo, non potrebbe essere dannoso, in quanto oltre alle informazioni, fra molto tempo una signora adulta potrebbe ritrovarsi online informazioni personali anche condizionanti di quando era ancora una piccola adolescente. Molte persone ritengono che i social non siano poi così importanti, ma come verrebbero condizionate le nuove generazioni? E soprattutto vi sarebbe negatività emotiva se ragazzi e ragazze non potessero più accedere ai loro profili social, per soddisfare quell’insensato bisogno di dare sazio al proprio ego fragile e deformato dalla tecnologia?

*Contributo di un giovane della Gioventù Liberale Italiana

 

CONDIVIDI