La scarsa preparazione ad amministrare la Cosa pubblica dei nostri attuali governanti e rappresentanti nei vari consessi, non ultimo quello parlamentare, mi ha fatto ricordare come avveniva nel recente passato la selezione della nostra classe dirigente politica. Di regola si cominciava dai consigli circoscrizionali o di quartiere per passare poi, dopo un mandato quinquennale, al consiglio comunale o provinciale della propria città. E li ti dovevi misurare con la realtà quotidiana, con le delibere ed il contatto diretto con il popolo che ti aveva eletto. Si perché se pure la selezione avveniva nelle sedi dei partiti o nelle case del popolo o associazioni religiose o nei salotti più o meno buoni, tramite le notizie sulla stampa cittadina e la frequentazione delle sedute pubbliche dei vari consessi, un’idea del tuo momentaneo amministratore ce l’avevi. Se bravo cresceva di grado altrimenti tornava al lavoro. Un percorso farraginoso penserà il lettore più giovane; si però guardavi in faccia il tuo eletto e potevi concorrere a decretarne o meno la carriera politica. Assessore, poi un passaggio in regione ed infine a Roma. Adesso, con i sistemi elettorali vigenti, la classe dirigente viene scelta direttamente dai segretari politici dei partiti o da una serie di cliccate al computer. L’importante non essere un ex e, recentemente, anche un massone! Nessuna persona di buon senso metterebbe in mano a dei novizi e senza esperienza, la propria azienda pena il fallimento di tanti anni di lavoro. Figurarsi la Cosa pubblica! Dal momento che questo Governo sembrerebbe inaffondabile, le opposizioni dovrebbero incalzare l’attuale maggioranza a metter mano ad una grande riforma elettorale che passi dai collegi uninominali (con l’obbligo per il candidato di risiedere da almeno cinque anni nel collegio), il ballottaggio tra i due candidati più votati e successivi apparentamenti, una diversa funzione per il Senato della Repubblica tipo quella del Bundesrat tedesco e, dulcis in fundo, l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Ma per favore basta con “les tricoteuses”. In riferimento alle donne che si sedevano abitualmente intorno alla ghigliottina durante la Rivoluzione francese, nella Francia del XVIII secolo, per assistere in prima fila allo “spettacolo” della decapitazione mentre restavano intente a lavorare a maglia.

 

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2 COMMENTI

  1. Sono d’accordo … ma in questa Italia senza memoria, che ha relegato la Storia tra le materie serie B, senza cultura, in quanti sono in grado di capire questo intervento ?

    • Come si dice “parlare a nuora perché suocera intenda” ovvero, quando si vuol dire qualcosa di poco piacevole, anziché rivolgersi al diretto interessato, affinché lo stesso possa sentire, ci si rivolge a qualcuno a lui vicino, in questo caso all’elettore maturo, assenteista, disamorato che è pari ad almeno un 20% degli aventi diritto al voto, nella speranza che con Collegi (maggioritari) relativamente piccoli o comunque circoscritti a realtà chiare, dove vince chi prende un voto in più del secondo e tre rispetto al terzo. Vorrei proprio vedere l’elettore della media-alta borghesia “bastonato” dai provvedimenti che si stanno realizzando a sue spese se non va a votare per un candidato che gli garantisca un futuro meno plumbeo ed ingiusto. E comunque “ingiustificato”.

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