Per attuare un’analisi più mirata, per poter rendere più efficace il tema, bisognerebbe tornare indietro nel tempo e verificare come è stata un’evoluzione delle tecniche investigative su individui che mostrano comportamenti devianti o criminali. L’analisi trova sbocco anche per via di due casi recenti di cronaca, l’omicidio di Pamela Mastropietro del Gennaio 2018, e quello molto più recente di Desirè, ragazza che oltre alla fine tragica si trova a subire anche una profonda manifestazione di disagio dovuto all’assunzione di droghe. La politica italiana, si sta concentrando sugli immigrati, non che questo non sia un problema per la nostra nazione, ma per anticipare e definire delle soluzioni efficaci a questo problema, bisogna analizzare il problema a fondo, cioè la mente ‘’criminale’’. Quest’Analisi a Posteriori anche per la storia del nostro paese ci permette di scoprire quali sono le motivazioni, il pensiero, le emozioni, le percezioni e altre caratteristiche inerenti alla psicologia dell’individuo che gli consente di attuare comportamenti deviati, antietici e drasticamente contro ogni tipo di convenzione umana. La mia analisi comincia dal 1968, quando due amanti vengono uccisi in un’auto, quest’omicidio fu l’antecedente che la cronaca definì ‘’Mostro di Firenze’’, fu scambiato come delitto passionale ma in realtà, anche alla luce dello sviluppo della psicologia criminale, si viene a conoscenza anche che non vi sono reali motivazioni per chi commette un simile atto, ma solamente un ‘’principio’’ definiamolo così, inscindibile nella mente del ‘’killer’’. Parlando chiaro, coloro che commettono determinati atti, oltre a mostrare comportamenti di natura sociopatica e narcisistica, presentano diversi disturbi di personalità, anche semi-psicotici, che gli permette di essere freddi, non provare rimorso e attuare un atto così spregevole e orrendo con una naturalezza inquietante e mostruosa. Pietro Pacciani e Vanni, facevano lavori saltuari, mostravano un’intelligenza al limite del ritardo mentale, erano violenti, sessualità ambigua, Pacciani non esitò ad attuare violenze nei confronti di un altro componente della banda dei ‘’compagni di merende’’, mentre Vanni era impotente e frequentava prostitute. Mostravano tratti di una personalità sociopatica, per via del forte contrasto con i principi etici della società, probabilmente lo stesso Pietro Pacciani era psicopatico, in quanto agì dall’inizio degli anni ’70 fino alla prima metà degli anni ’80 indisturbato, lasciando molte tracce e anche molti misteri ancora irrisolti sul caso del ‘’mostro’’, un caso che terrorizzò l’Italia per oltre un ventennio, dove ancora vi sono forti misteri, sepolti nelle tombe dei mandanti. L’interrogativo da porre, è che anche coloro che uccisero Pamela, mostravano determinate caratteristiche, spacciatori  ma non solo, comportamenti che andavano oltre ogni limite della pura umanità, dove le motivazioni perdono contatto con la realtà. Questi individui, criminali per natura, non mostrano alcun senso di pentimento e rimorso, non è possibile un recupero per via della loro probabile assenza di emozioni, e soprattutto non è un problema dovuto all’immigrazione. Questi individui possono essere di qualunque tipo di nazionalità, colore della pelle, ma il problema è a livello psicobiologico, in quanto la loro anormalità nella società crea solamente un danno permanente, distruggendo letteralmente persone innocenti. La domanda da porre è se non è il carcere? In quale modo possono essere recuperati…?

*Contributo di un giovane della Gioventù Liberale Italiana

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