L’attuale maggioranza di governo – almeno in apparenza – nasce da una difficile e tormentata mediazione tra forze politiche molto differenti tra loro. Nella realtà invece questa nasce sulle solide basi di due culture politiche ben definite e riconoscibili, quella del nazionalismo e del populismo, fuse tra loro in un unico pensiero, quello del “contro”.

Il pensiero politico del “contro” è ad oggi diventato un vero e proprio paradigma della cultura politica italiana, capace però di attrarre milioni di elettori, storicamente orientati tanto a destra quanto a sinistra.

Gli oppositori alla maggioranza di governo gialloverde sostengono, e forse anche con qualche buona ragione, che “il nuovo governo sta rovinando l’Italia” o che “il dilagante populismo porterà il nostro Paese alla deriva” o ancora che “in Italia sono a rischio i fondamenti della democrazia liberale”.

Probabilmente ciò è tutto drammaticamente vero, ma forse del tutto secondario rispetto al vero problema politico che sottende a tutto ciò e che è riassumibile in una semplice domanda:

Perché gli italiani hanno voluto (e stante ai sondaggi vogliono) tutto questo? Perché gli italiani oggi pensano, nella loro grande maggioranza, di potersi “salvare” così?”

Per provare a rispondere a queste domande bisogna partire dal fatto che il “grande cambiamento” promesso da questa nuova cultura politica, è nella realtà dei fatti in continuità storica, culturale ed ideologica con il peggiore passato politico del nostro paese. La nostra storia, più o meno recente, ci vede sempre in prima linea come un Paese con uno Stato assistenzialista, con un forte persistente ed invadente ruolo dello Stato, dove sia il livello dell’imposizione fiscale, che l’elevatissimo debito pubblico lo dimostrano in modo ben eloquente.

L’assuefazione dei cittadini allo Stato, è una condizione di dipendenza culturale, sociale e psicologica, e così si è entrati nel meccanismo di assuefazione allo statalismo – dove tutto è dovuto a tutti – indipendentemente dai loro meriti.

Oggi moltissimi cittadini chiedono, ed a gran voce, ancora più Stato, pensano che la grande mano pubblica possa dar loro lavoro, soldi e perfino felicità. Una larga parte della Società italiana, ad oggi pensa che sia possibile ottenere quello si che desidera senza impegnarsi in prima persona e non vuole ammettere che le condizioni economiche e sociali attuali dell’Italia, sono certamente ascrivibili ai scelte politiche sbagliate di una classe dirigente a dir poco inadeguata che negli anni ha governato il Paese, ma soprattutto delle scelte elettorali fatte nel corso degli anni, da milioni e milioni di italiani.

Questi sono gli stessi individui che lavorerebbero tranquillamente (o che stanno lavorando) per raccomandazione politica, o che farebbero di tutto per riuscire a saltare la fila alle Poste il sabato mattina, la politica è lo specchio del popolo.

Se vogliamo cambiare realmente il paese, dovremmo cambiare prima di tutto noi stessi ed è esattamente questa la cosa che la gran parte degli italiani non vuol fare.

Siamo tutti liberi di avere buone idee ed altrettanto liberi di realizzarle, non piangiamoci addosso, ma piuttosto facciamo in modo di acquisire competenze spendibili per cui altri sono disposti a pagare.

Bisogna iniziare ad educare la società italiana ad una nuova cultura, ci si deve porre come priorità una “missione educatrice” di crescita civile della Società in cui viviamo che può avvenire soltanto attraverso la dottrina politica ed economica liberale.

Questa si deve porre che come priorità assoluta la diminuzione della spesa pubblica (partendo da quella improduttiva), la diminuzione del debito pubblico, l’incentivazione del risparmio privato, la libertà di iniziativa privata, l’aumento del reddito prodotto dalle imprese, affinché si inneschi così un circolo virtuoso di maggior produzione, maggiori risorse risparmiate, maggiore accumulazione di capitali, maggiori investimenti, maggiore ricchezza, ed ovviamente una pressione fiscale non eccessiva, magari pensando ad un sistema fiscale che tassi il reddito disponibile e non il reddito lordo così come avviene oggi.

Si tratta di immaginare e creare un sistema di Stato con Istituzioni meno invasive nella vita dei cittadini e che siano in grado di governare con ragionevolezza e buon senso, affinché le opportunità che con il progredire dell’economia e della tecnologia si sviluppano siano accessibile a tutti i cittadini, e così che tutti i cittadini ne possano finalmente beneficiare.

Si deve iniziare un percorso, partendo da quelle aree della società maggiormente permeabili al pensiero liberale, che porti gli individui ad un modo di porsi e di ragionare che sia rispettoso, sia della libertà economica, ma che sia anche attento alle ragioni della politica sull’economia, oggi più che mai si deve considerare quanto stia diventando pericoloso il sonno della ragione.

Il popolo è contrapposto alla casta, con un’apologia della rete e della democrazia diretta che si risolve, come sempre è accaduto, nel potere incontrollato di pochi.

Non può più bastare prendere le distanze, non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste culturali e civili raggiunte nel secondo dopoguerra.

Purtroppo le difficoltà che questo tipo di ragionamento incontra oggi nell’affermarsi, i tanti nemici che lo osteggiano, a cominciare proprio dal dilagante populismo statalista, ma passando anche dagli integralisti liberisti, dalle destre conservatrici e nostalgiche, dall’imperante statalismo delle sinistre, mostrano purtroppo ancora come, il liberalismo sia destinato forse in Italia a rimanere ancora minoranza benché sarebbe – molto probabilmente – il solo punto di vista veramente capace di prefigurare nuove e reali  prospettive  per il futuro del nostro Paese.

È indispensabile chiudere con il passato e percorrere nuove strade all’altezza della situazione, con una netta ed evidente discontinuità con il passato, ponendo al centro della politica la necessità di una nuova strategia per l’Italia e per l’Europa, anche in vista della scadenza del prossimo anno delle elezioni europee.

Non c’è più un momento da perdere, bisogna che tutte le forze liberali di questo paese con un’assunzione di responsabilità, con iniziative politiche concrete diano un progetto di futuro alternativo a questo nostro paese.

Citazione di Albert Einstein:

“Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” 

 

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