FERRAGAMO, VERSACE, PRADA, TOD’S: TRASFORMARE I MINISTERI PUBBLICI ITALIANI IN ATTIVITA’ PRODUTTIVE (AD ESEMPIO DELLA MODA ITALIANA NEL MONDO)

L’industria della moda italiana è fiorente, un peccato costringerla per condizioni temporanee di riassetti societari a svendere o a cederla. Teniamocela ed implementiamola creando una interessenza tra privato e pubblico. La moda, i marchi, gli stilisti, le società e i gruppi, i poli del lusso sono nati in Italia. In questo come in moltissimi altri campi e settori produttivi siamo maestri in Italia del sapere fare. Abbiamo menti geniali e creative, laboriose e capaci. Teniamocele e facciamone tesoro, rendiamole il tesoro italiano, nel senso di far sì che quel know how venga offerto al Paese, insegnato e trasmesso nei ministeri pubblici improduttivi in Italia, per la ripresa economica e commerciale del Paese. Il settore pubblico improduttivo quale è rappresentato dai ministeri pubblici italiani e sue migliaia e migliaia di ministeriali si faccia aiutare dai settori privati italiani che hanno successo in Italia e nel mondo.

Valentino Garavani, Gianni Versace, Giorgio Armani, Gianfranco Ferrè  sono stati e sono tuttora stilisti di livello – capacità e produttività – mondiale. Oggi tendono a vendere i propri (nostri) gioielli, simboli di altissimo livello qualitativo di produzione e grandissima produttività,  dopo che solo ieri hanno guidato il mondo, come ad esempio Gianfranco Ferré che, solo ieri, è stato il primo stilista italiano a guidare la storica maison dell’alta moda Christian Dior, oggi parte di un più grande marchio francese Lvmh, il più grande gruppo del lusso nel mondo. La stessa Lvmh ha già comprato tre società italiane,  in concomitanza del loro passaggio generazionale, ovvero Bulgari, Fendi e Loro Piana. Kering, un altro marchio francese, ha acquistato Pomellato, Gucci e Bottega Veneta, approfittando, anche in questo caso, della successione e della temporanea mancata individuazione dei successori.

Il gruppo Salvatore Ferragamo, con la scomparsa della ultranovantenne Wanda Ferragamo, ha proceduto alla quotazione della società. Dalla morte del fondatore Salvatore, nel 1960, Wanda Ferragamo e i suoi sei figli hanno trasformato il marchio Ferragamo in un marchio mondiale globale, trasformandosi al contempo in un marchio del lusso, non solo delle scarpe e delle borse di alta gamma. Personalmente rivedrei le direzioni marketing della maison calzaturiera e di moda, dato che ho avuto modo di toccarne con mano il fastidioso funzionamento – una direttrice subentrata alla famosa bravissima Signora Muda in via Condotti a Roma era tremenda a detta di tutti, impiegati e clienti – ma la validità dei  prodotti è indiscutibile e non è mai cambiata nel tempo. C’è molta intelligenza nelle scarpe Ferragamo, ove si pensi che oltre al modello e alla grande qualità sono previste ben tre misure della forma dei piedi, cioè per ogni numero ci sono tre forme più o meno larghe per il piede, così ogni tipo di persona può trovare, perfettamente adatto e calzabile , la scarpa giusta per i propri piedi.  L’idea portante deve quindi essere quella di fare sì che il gruppo, ad esempio il gruppo Ferragamo, aiuti,  in un rapporto pubblico-privato, cioè tra ministeri pubblici e società privata, gli italiani a essere in grado di potere lavorare e produrre, insieme, nella creazione dei prodotti da vendere, da commerciare e soprattutto da esportare nel mondo. I pubblici impiegati dei ministeri pubblici italiani non hanno che da guadagnarne, dato che è duro fare passare inutilmente tutta la giornata, a maggior ragione  sapendo di non essere utili. Gli impiegati pubblici infatti sviluppano numerose patologie mediche e pseudo tali, del tipo psico somatico,  sono sanitariamente e psicologicamente fragili, almeno rispetto ai professionisti che lavorino in qualsivoglia  settore privato. E’ un dato di fatto  testimoniato e provato dalle assenze per malattia, di gran lunga superiori nel settore pubblico rispetto a quello privato,  e soprattutto di lunedì, ogni lunedì dell’anno. Ferragamo, Fendi, Bulgari, Gucci, Bottega Veneta, Loro Piana sono diventate multinazionali, società da miliardi di fatturato, che possono dare ed offrire grande beneficio agli italiani ed al loro lavoro, all’economia italiana e mondiale, anche aprendosi, per fare ciò, a capitali esterni.

Versace  ha solo ieri ceduto la maison agli americani di Michael Kors. Per quanto, nella cessione, abbiano acquisito come cliente anche me – modelli di vestiti smart e scarpe modaiole comode – , è veramente un delitto che Donatella Versace, tuttora in vita, non sia stata cooptata dall’Italia per fare del bene al nostro Paese.

E’ rimasta sì direttore creativo, ma per il futuro non solo non ci sono eredi italiani all’orizzonte ma  verrà assorbita e diverrà via via americana. Con tutto il rispetto anche per me che ormai vesto americano, ma come può un’italiana non vestire italiano? Riportiamo Donatella Versace sulla via luminosa dell’aiuto al proprio Paese, facciamo sì che, con la trasformazione dei ministeri pubblici in attività produttive grazie agli stilisti italiani privati , il Paese produca tanto e bene ridivenendo competitivo anche per la moda di noi italiani. Oltretutto Michael Kors ha prezzi notevolmente più bassi dell’allora inaccessibile Versace.

Il gruppo milanese Prada è ancora grazie al cielo italiano, e possiede, oltre al marchio Prada, Miu Miu, Church’s,  Car Shoe e Pasticceria Marchesi nel segmento food.  Miuccia e il marito Patrizio Bertelli insieme al figlio trentenne Lorenzo possono dare moltissimo agli italiani ed all’Italia. La società è quotata in borsa ad Hong Kong ed è forte economicamente a livello globale. Diego Della Valle, alla guida del gruppo Tod’s, ha quotato la società alla borsa di Milano ed è tra le poche aziende del settore ad avere raggiunto il miliardo di fatturato. Con  il fratello Andrea, si affaccia alla politica come suggeritore, spesso fuori posto e sbagliando, quando i due fratelli sono una risorsa nazionale non sfruttata e , se ho capito bene le persone, pronti a dare e darsi per il benessere e la crescita  del Paese. Nessuno meglio dei fratelli Diego ed Andrea Della Valle conosce e sa il valore della artigianalità e della qualità oltre che il rispetto del territorio in cui si opera. Entrambi i preziosi fratelli italiani possono trasmettere ai ministeriali pubblici italiani la passione e l’attaccamento ai marchi, al lavoro, all’azienda, alle persone che, tutte insieme, lavorano per il successo di un gruppo italiano in tutto il mondo. Essi hanno attraversato tante fasi dello sviluppo del sistema moda italiano, dunque  hanno tuttora intuizioni e progetti che possono divenire sinergici con quelli italiani.

Ma non è detto si debba limitarsi a rendere i ministeri pubblici italiani improduttivi solamente case di moda. Si può benissimo cooptare Safilo, ovvero  la seconda società dell’occhialeria dopo il colosso Luxottica che è ora un tutt’uno con Essilor e leader mondiale dell’intera filiera, dalle lenti alle montature. Purtroppo Safilo  dal 2009 è controllata da un fondo olandese, Hal,  e la famiglia italiana è progressivamente uscita. Ma il prodotto continua a conoscerlo bene, dunque si fa un accordo per la creazione di un nuovo gruppo ministeriale occhialiero italiano.

Nella società Ermenegildo Zegna sono tuttora tutti italiani, alla quarta generazione. Gildo Zegna sta provando una quotazione in borsa, ma il marchio è saldamente ancora italiano. Anche in questo caso, il legame della famiglia con il suo know how tessile e con il territorio – l’Oasi Zegna è forse il più bel progetto di filantropia ambientale al mondo -, lascia spazio  al successo di un’intrapresa comune pubblico-privata italiana per il mercato globale.

Giorgio Armani si sta arrampicando sugli specchi per mantenere il marchio in Italia. Nel 2016 ha creato la Fondazione Giorgio Armani, che, occupandosi di progetti di utilità pubblica e sociale, è in pole position per la attuazione del progetto di collaborazione pubblico-privato con la trasformazione dei ministeri pubblici improduttivi, nel senso della produttività e loro efficientamento.  Ancora saldamente nelle mani delle famiglie italiane fondatrici sono il gruppo fondato da Renzo Rosso e Max Mara della famiglia Maramotti, che possono essere inserite a pieno titolo nel progetto pubblico-privato proposto. Possono  essere cooptate le due aziende marchigiane, Lardini specializzata in capispalla e Casadei speciallizzata nelle calzature di alta gamma. Poi c’è la Brunello Cucinelli con la Fondazione Federico e Brunello Cucinelli. C’è l’umbra Luisa Spagnoli. Si deve quindi cooptare ogni famiglia e società di successo italiana cercando di perseguire il disegno politico economico e sociale della interessenza pubblico-privato tramite la trasformazione di ciò che è improduttivo in produttivo in Italia. Ciò risanando il nostro tessuto – economico, politico e sociale – con la creazione di lavoro vero ed effettivo, produttivo, in modo da vendere e portare tutto questo, insieme  allo stile e al know how proprio degli italiani, profittevolmente nel mondo.

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