Gli assassini seriali cominciarono a venire identificati dal punto di vista clinico, come persone con diversi sintomi che dimostravano l’esistenza di psicopatia, essenza antisociale, sessualità e metodologie comportamentali deviate. Una vasta gamma di caratteristiche che si riferiscono al concetto di mancata predisposizione allo sviluppo di qualità emotive, interazione con l’altro, condivisione con l’altro, caratteristiche che denotavano un’attività psichica standardizzata completamente fuori dal canone di normalità. A partire dal 1978, l’FBI cominciò a dedicarsi a definire un connubio fra diritto, psicologia e sociologia per costituire dei profili psicologici che denotassero l’identità, le caratteristiche, le modalità comportamentali del serial killer, anche i disturbi clinici ma soprattutto anche l’applicazione di un test cognitivo, probabilmente il più conosciuto nell’opinione pubblica, il test del Q.I (Quoziente Intellettivo). Una curiosità comune è se coloro che commettessero determinati delitti, fossero individui intelligenti, razionali, menti logiche, oppure se fossero semplicemente individui con un’intelligenza bordeline, capaci solamente di svolgere lavori saltuari, attuando i loro delitti con innata violenza e sfrenatezza. La risposta a questa domanda è che non esiste una correlazione fra l’intelligenza e l’essere sociopatico, o psicopatico, nonostante ciò, l’FBI adottò una metodologia per distinguere un assassino seriale nel suo ‘’modus operandi’’ nel compiere l’assassinio. Il Q.I può essere utilizzato per distinguere killer organizzati, o disorganizzati. Organizzati concettualmente equivale a dire, killer con un ‘’modus operandi’’ preciso, scelgono le loro vittime in modo accurato e sono abili nella manipolazione per potersi mascherare come persone con una totale e distinta schematizzazione della personalità, in parole povere sono molto difficili da analizzare. I serial killer disorganizzati, mostrano un  basso livello cognitivo, commettono molti omicidi in sequenza, sfruttando le occasioni, senza una motivazione meno astratta del bisogno sfrenato dovuto alla psicopatia di uccidere. I serial killer più famosi con un’alta intelligenza sono Ed Kemper ( Q.I di 145), sezionò accuratamente molte vittime, attuando rapporto sessuali con i loro cadaveri, anche Ted Bundy ( con un Q.I di circa 125), profonda conoscenza di psicologia e giurisprudenza, studente brillante con la passione per la politica, si dedicò uccidendo giovani ragazze nelle università da lui frequentate e anche persone disabili, fingendosi una persona che intendeva aiutare o anche bisognosa di aiuto. Invece in modo discusso, i più pericolosi serial killer americani con un basso profilo cognitivo, considerando che l’intelligenza media è fissata a un punteggio di 100, furono la coppia Otis Toole e Henry Lee Lucas, insieme probabilmente furono responsabili della morte di quasi 80 persone, avevano un’intelligenza che oscillava vicina alla disabilità cognitiva(ritardo mentale) circa un punteggio in deviazione standard 15, fra 80 e 89. In particolare è curiosa la figura di Otis Toole, omosessuale e sessualmente deviato( eccitato dal fuoco), nonostante la sua totale disorganizzazione, può essere considerato uno degli assassini più pericolosi che agirono negli Stati Uniti, fra gli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

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